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Giovanni Musumeci

Ugl Catania, il punto della situazione sullo “smart working”: PA in ritardo

“Esperienza in chiaroscuro. Bene il privato, ma pubblica amministrazione si deve attrezzare meglio”

CATANIA – Riunione di Segreteria per la Ugl di Catania che nei giorni scorsi, tra gli altri argomenti all’ordine del giorno, ha fatto anche il punto della situazione sull’applicazione della modalità “smart working” nelle realtà private e nel pubblico durante la fase 1 dell’emergenza Covid-19 che stiamo vivendo. “Da una rilevazione effettuata in queste settimane e da un confronto rapido avuto con i segretari provinciali di categoria sono emersi dati abbastanza interessanti – racconta il segretario territoriale Giovanni Musumeci della Ugl etnea, sindacato che è sin da subito intervenuto sulla questione. Nella nostra realtà territoriale il lavoro agile si è presentato come un sistema quasi inedito, considerato che prima del lockdown di marzo era praticamente inutilizzato negli uffici pubblici e diffusamente praticato nel settore privato. Percentuali pari all’1% nel primo caso e del 20% circa nel secondo, che con la chiusura quasi totale delle attività sono di botto schizzate al 45% nella pubblica amministrazione ed all’85% nelle imprese private. Se ad esempio gli enti comunali hanno stentato nell’applicazione della nuova condizione, raggiungendo la soglia del 55% di personale in “smart working”, meglio è andata con gli uffici regionali e statali dove si sono toccate anche punte del 90% per i servizi che, per tipologia specifica, non richiedevano comunque la presenza obbligatoria del personale nella postazione di lavoro – evidenzia Musumeci. Possiamo dunque considerare quest’esperienza in chiaroscuro, visto che per un aspetto i risultati sono stati molto soddisfacenti, nonostante la tempestività con la quale si è dovuto provvedere ad attivare il lavoro agile, mentre dall’altra parte tanti contesti hanno subito l’emersione delle problematiche organizzative e tecnologiche prevedibili.

Per questo, come Ugl, riteniamo che tutto quanto di buono è stato rilevato non debba essere disperso a vantaggio di un’attività di recupero di quei gap che sono venuti allo scoperto. Lo “smart working”, a nostro avviso, nel breve e medio termine potrebbe essere seriamente ed ulteriormente implementato, generando importanti benefici per tutti i settori produttivi in termini di organizzazione lavorativa e degli spazi negli ambienti dove si lavora, ma anche effetti positivi sulla conciliazione vita – lavoro e sulla mobilità urbana. Sembra paradossale, ma in poche parole – fa notare il segretario etneo della Ugl – abbiamo riscoperto e rivalutato una cosa che in effetti c’era ma non era quasi mai stata presa concretamente in considerazione ed abbiamo visto che, se adeguatamente strutturata, può funzionare bene anche nella nostra area metropolitana. Sappiamo che il privato si sta già organizzando per il futuro. Così, purtroppo, non sembra essere per il pubblico e non vorremmo che la fine dell’emergenza sia la scusa per accantonare una prospettiva, che può garantire invece il raggiungimento di molti obiettivi. Facciamo quindi appello a tutte le istituzioni pubbliche perché colgano questa opportunità, immaginando subito investimenti sulle tecnologie da adottare per far operare i dipendenti da casa, sull’archiviazione dei dati e la digitalizzazione delle procedure e dei documenti. Alla politica – conclude Giovanni Musumeci a nome della segreteria del sindacato – chiediamo infine uno sforzo legislativo a garanzia dell’inquadramento dello “smart working” in una cornice di norme più chiare e semplici, anche alla luce delle esperienze fino ad oggi registrate nei territori.”

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