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Supermercati Coop Alleanza 3.0, anche Ugl e Cisal terziario presenti allo sciopero del 29 febbraio

“Dopo le nostre proteste di dicembre scorso non è cambiato nulla, con 400 lavoratori appesi ad un filo“

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CATANIA- La Ugl terziario e la Cisal terziario di Catania hanno aderito allo sciopero dei dipendenti dei supermercati Coop Alleanza 3.0, dei punti vendita “Zagare” di San Giovanni la Punta, “Katanè” di Gravina di Catania, “Le Ginestre” di Tremestieri etneo e “Le Drupe” di Bronte, indetto per sabato 29 febbraio 2020. Lo comunicano per le rispettive segreterie provinciali Vito Tringale e Paolo Magrì, ricordando come già il 14 dicembre scorso le due sigle sindacali avevano scioperato per chiedere all’azienda certezze sul futuro dei negozi presenti in provincia di Catania e sul rispetto dell’accordo del 25 settembre 2017. “Ci fa piacere apprendere che, finalmente, anche altre sigle sindacali abbiano compreso la bontà della nostra azione sindacale partita da oltre tre mesi per contestare il mancato adempimento delle promesse siglate dai sindacai e dalla Coop. Meglio tardi che mai! Adesso – aggiungono Tringale e Magrì – ci auguriamo che questa azione unitaria possa produrre una svolta concreta poiché siamo molto preoccupati. Pensavamo, infatti, di poter dialogare con l’azienda (rinunciando peraltro ad un nostro sciopero davanti a “Katanè” già annunciato) nel corso dell’incontro che si è svolto il 27 gennaio all’Ispettorato del lavoro, ma invece non abbiamo potuto far altro che impugnare l’accordo per gravi inadempienze. Non abbiamo infatti notizia né dello sviluppo aziendale, né delle nuove aperture annunciate, sappiamo solo che il contratto di affitto dei locali di “Zagare” e “Le Ginestre” dalla scadenza, a quanto pare, viene rinnovato di mese in mese e si è in attesa della riduzione di superficie dell’ipermercato “Katanè”. Temiamo – concludono i due sindacalisti – che dietro questa forma di silenzio ci possa essere l’intenzione da parte di Coop Alleanza 3.0 di provare a cedere, a qualche nuovo potenziale acquirente, per lasciare definitivamente quest’area della Sicilia. Per i 400 lavoratori, potrebbe però significare il ritorno di un dramma vissuto qualche anno addietro, già riapparso come uno spettro in questi mesi da quando si sentono appesi ad un filo e senza alcuna certezza data dalla società.”

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