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Sibeg, si convochi confronto a livello locale e nazionale su plastic e sugar tax

Le voci sulla delocalizzazione, verificare le reali intenzioni dell'azienda e il suo piano industriale, scongiurare la delocalizzazione e sviluppare la pianificazione già prevista

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CATANIA – «Sulle voci che vorrebbero la Sibeg delocalizzare gli impianti in Albania, già a ottobre, è necessario che si avvii subito un confronto, tanto a livello locale quanto nazionale, con tutte le parti coinvolte, sindacato e associazioni datoriali e parti politiche, per pianificare il futuro della plastica e di tutto il comparto food e beverage in Italia, ma l’azienda deve fare chiarezza sul suo piano industriale».

Lo afferma Pietro Di Paola, segretario generale della Fai Cisl di Catania, sulla vicenda che vede la Sibeg lamentare difficoltà in seguito alle tasse sulla produzione inserite dalla manovra del governo.

«Su plastic e sugar tax – precisa Di Paola, ribadendo la posizione della segreteria nazionale della Fai – siamo sempre più convinti che vada evitato qualsiasi tipo di scontro ideologico perché l’impatto su lavoratori e imprenditori può essere pesante. È necessario dunque aprire un tavolo con tutti i soggetti interessati per pianificare il futuro della plastica e di tutto il comparto food e beverage in tutta Italia, affinché la transizione sia virtuosa e non lasci indietro nessuno».

«Il tema della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini – aggiunge il segretario della Fai catanese – va conciliato con lo sviluppo industriale e con l’occupazione. Per questo la fase di transizione va accompagnata con oculatezza, come stanno già facendo aziende come la San Benedetto, dove per ridurre l’impatto ecologico si sta investendo su nuovi prodotti a basso contenuto di inquinamento».

Per Rosario Portale, segretario territoriale della Cisl, con delega all’Industria «per l’importanza della Sibeg nel tessuto economico catanese, è bene che l’azienda chiarisca le proprie intenzioni sulla delocalizzazione rispetto al proprio piano industriale e, nel frattempo, per le ricadute occupazionali e per le ripercussioni sullo sviluppo complessivo del territorio etneo, va ricostruito il confronto pure con le confederazioni sindacali provinciali, puntando anche a un avviso comune tra le associazioni imprenditoriali e i sindacati, per esprimere una posizione d’insieme su come gestire l’attuale fase di transizione».

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