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Denuncia
Emergenza Covid-19, dagli ammortizzatori sociali somme inferiori a bonus e reddito di cittadinanza

Per contratti-pirata e buste paga alleggerite. Attanasio: «Si tratta dell'ennesima beffa dovuta al dumping salariale a danno dei lavoratori delle coop sociali, edili, terziario e istruzione privata»

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CATANIA – “Dumping” salariale-contrattuale: ieri il danno, oggi la beffa! Ovvero: danno incalcolabile per i lavoratori delle coop sociali del settore di cura e assistenza alla persona e di altri settori, quali edile, terziario e istruzione privata: per la cassa integrazione (FIS, CIG in deroga) somme di gran lunga inferiori persino al bonus per i lavoratori autonomi e al reddito di cittadinanza, oltre alla beffa della esclusione dagli altri bonus per fronteggiare l’emergenza economica provocata dalla pandemia del Covid-19.
La denuncia arriva dalla Cisl di Catania, e dalle sue federazioni, attraverso il segretario generale Maurizio Attanasio, che sottolinea le vistose anomalie retributive e contributive confermate anche dall’emergenza Covid-19.

«Tra le fragilità sanitarie e l’inefficacia di un welfare decontestualizzato, evidenziati dagli effetti generati dalla pandemia – afferma Attanasio – siamo costretti ad aggiungere l’amara sorpresa che molti tra lavoratrici e lavoratori hanno avuto al ricevimento del cedolino dell’INPS che riporta le somme liquidate per gli ammortizzatori sociali di FIS (Fondo d’Integrazione Salariale) e CIGD (Cassa Integrazione in Deroga) che in tanti hanno segnalato ai nostri sportelli sindacali. Si tratta spesso di somme finali inferiori anche al trattamento del RdC, con l’aggravante-beffa di non poter accedere ad altre forme di bonus familiari, governative o comunali, perché comunque percettori di un reddito».

Per fare degli esempi: in base al calcolo che fa l’INPS sulle prestazioni orarie settimanali dichiarate, si va da assegni netti di 449,52 euro per contratti da 36 ore settimanali a 250 euro circa per contratti da 18 ore settimanali. Sono somme mortificanti e penalizzanti, scaturenti da quei contratti che, già in periodi normali, finiscono per impoverire i lavoratori sia come retribuzione sia come contribuzione e trattamento pensionistico. Contratti che oggi, con l’emergenza vissuta, stanno portando alla luce l’ennesima beffa ai danni dei lavoratori. Per non parlare poi del fatto che questo è l’unico reddito percepito dal mese di marzo sino a qualche giorno fa (data del ricevimento del bonifico INPS) come se questi lavoratori non avessero bollette di luce, acqua, gas, fitti da pagare o non dovessero nemmeno mangiare.

Quali le cause? Secondo Attanasio «la colpa è da attribuire ai contratti-pirata e alle buste paga “alleggerite” da elementi mai goduti, applicati da datori di lavoro e consulenti con pochi scrupoli e ai mancati controlli da parte degli enti pubblici committenti». «Addirittura – sottolinea il segretario della Cisl etnea – abbiamo visto buste paga dove il lavoratore non solo non percepisce nulla, ma avendo avuto segnata una maggiorazione di ferie, ovviamente mai godute, restituisce una decina di euro al datore di lavoro».

«Altri esempi – continua – vanno dai lavoratori delle cooperative sociali che ricevono somme finali molto più basse di quanto il committente riconosce all’azienda, in base alle tabelle CCNL indicato dal ministero competente, ai lavoratori edili assunti con contratti da metalmeccanico. Oppure lavoratori ai quali vengono applicati contratti nazionali non sottoscritti dai sindacati maggiormente comparativi e privi di tutele, elementi retributivi e persino dei primi tre giorni di copertura della malattia.

«Abbiamo più volte denunciato agli organi ispettivi questo triste fenomeno – ricorda Attanasio – lo abbiamo sottolineato agli enti committenti, tra questi anche il Comune e la Città Metropolitana di Catania, così come a tutti i Comuni capofila dei Distretti socio Sanitari dell’area metropolitana catanese. I lavoratori, che grazie alle nostre segnalazioni incominciano a prendere coraggio, spesso però non denunciano perché hanno paura di perdere anche quel poco di lavoro “sfruttato” che viene offerto loro. Spesso sono remissivi perché sanno che quando si avvia una causa a un datore di lavoro, oltre ad affrontare le spese degli avvocati, per colpa della lentezza degli uffici preposti, devono attendere anni per avere un giudizio che possa consentire di riappropriarsi di quanto sottratto loro.

«Alla luce di tutto ciò – conclude il numero uno della Cisl catanese – suona ipocrita lo scandalizzarsi quando si leggono i dati ISTAT sulla migrazione dei giovani laureati o dei lavoratori specializzati che abbandonano la nostra terra. Ora che abbiamo l’ennesima evidenza dei nostri allarmi, lo ribadiamo alle istituzioni competenti, ci aspettiamo azioni conseguenti, noi siamo sempre disponibili a collaborare».

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