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Cisl: ripartenza Covid-19, quale sicurezza per la scuola a settembre?

Mancano ancora i protocolli sanitari. «A Catania, ai necessari piani per la sicurezza, si aggiungono ataviche criticità: classi pollaio, edifici vetusti e sismicità»

CATANIA – Quale protocollo di sicurezza per la ripartenza della scuola a settembre? Quali misure strutturali ci sono da portare avanti per tutelare studenti e personale scolastico e perché per avviarle non si approfitta proprio del periodo di chiusura? Saranno capaci le scuole catanesi di ogni ordine e grado a garantire un avvio sicuro anche nelle condizioni da emergenza Covid-19?

Sono le domande che la Cisl di Catania, assieme alle federazioni Cisl Scuola e Filca (costruzioni), pone all’attenzione delle istituzioni coinvolte nelle decisioni, perché si apra già ora un confronto che aiuti a capire che cosa manca e da dove occorre iniziare per essere pronti a ripartire in sicurezza anche nella scuola.
«La scuola è il luogo della socialità per eccellenza – affermano i segretari generali provinciali Maurizio Attanasio (Cisl Catania), Ferdinando Pagliarisi (Cisl Scuola) e Nunzio Turrisi (Filca Cisl) – ma l’esperienza della pandemia che fronteggiamo ormai da mesi ci ha messo davanti alla necessità di pensare a un nuovo modello, con soluzioni che siano in grado di far ripartire il sistema scolastico in totale sicurezza per tutte le sue componenti».
«Se il governo intende far ripartire la scuola a settembre – aggiungono – dovrebbe dirci il come piuttosto che il quando, visto che strutturalmente si dovrà aggiungere alle tante norme di sicurezza anche quella anti-Covid19. Solo che, con la ripartenza, ci ritroviamo davanti alle annose criticità che non possono essere più ignorate: “classi pollaio” ingestibili e assenza di strutture architettoniche adeguate all’inclusione anche dei soggetti più svantaggiati».

A Catania, ad esempio, ai tagli subiti dalla scuola pubblica da venti anni a questa parte, si aggiungono le condizioni precarie in cui versano molte scuole, ospitate sia in strutture relativamente recenti sia in palazzi storici. Si tratta di edifici spesso malridotti, con scarsa manutenzione, non adeguati alle norme antisismiche e incapaci di garantire sicurezza anche in tempi normali.

Ricordiamo, da recente, a ottobre 2019, il crollo del soffitto nell’istituto scolastico di Tremestieri Etneo; poi, a gennaio di quest’anno, le proteste degli studenti per le condizioni in cui versa il Polivalente di San Giovanni la Punta. Per non parlare del necessario adeguamento antisismico in una zona, come quella etnea, ad alto rischio. C’erano, fino all’anno scorso, fondi del Miur per la verifica antisismica e l’eventuale progettazione di interventi d’adeguamento.

Quale scuola ci aspetterà dunque se si vuole ripartire a settembre? Per i tre dirigenti della Cisl, «mancano ancora i protocolli sanitari propedeutici ai necessari adeguamenti che dovranno essere fatti. Occorre predisporre piani di sicurezza chiari, concreti e fattibili. E occorre un piano di edilizia scolastica».
«Per fare questo – sottolineano i segretari provinciali di Cisl, Cisl Scuola e Filca Cisl – occorre subito mettere mano ai progetti, sia per le ristrutturazioni sia per le manutenzioni, interventi seri che permettano di recuperare tutti gli spazi esistenti in un plesso scolastico, o gli edifici magari abbandonati per le scarse risorse con cui adeguarli o per l’ormai costante calo demografico».

«Prima di pensare alla didattica a distanza, certo utile nell’emergenza ma non sostitutiva del metodo pedagogico – concludono Attanasio, Pagliarisi e Turrisi – occorre garantire il diritto alla salute nei luoghi di lavoro tanto ai lavoratori della scuola quanto agli utenti, cioè agli alunni. Si parta quindi subito con le idee e le proposte, con i progetti da mettere in appalto, con lo snellimento delle procedure burocratiche. La Cisl è pronta e disponibile a confrontarsi sulla concretezza, senza lasciare indietro nessuno della comunità educante».

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