Catania, 10 luglio 2021 – Un unico coordinamento provinciale per i distretti socio-sanitari (DSS); professionalità e competenze adeguate per i componenti/decisori dei “gruppi-piano”; integrazione tra pubblico e privato; fondi di finanziamento unici per gli interventi economici; applicazione dei contratti nazionali maggiormente comparativi per il personale impiegato. E la convocazione degli stati generali delle politiche sociali regionali per mettere tutto “nero su bianco”.
È la parte centrale del nuovo modello di welfare socio-sanitario proposto dalla Cisl e dalla Fnp Pensionati Cisl di Catania alla Regione Siciliana e alle altre istituzioni. Un nuovo modello efficiente ed efficace, partecipato, co-progettato e corresponsabilizzato tra governo locale e parti sociali, per rispondere alle disuguaglianze esplose con l’emergenza da Covid19 e ai nuovi bisogni di salute delle persone. Un modello da implementare non solo nei nove DSS etnei, ma da esportare negli altri 46 siciliani.
La proposta è emersa  ieri al convegno “Ricostruiamo il futuro” – Scenari evolutivi del welfare socio-sanitario. Per rispondere ai bisogni di Salute delle persone e della comunità”, organizzato dal sindacato alla Fondazione Oda.

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A discuterne, la Cisl e la Fnp Pensionati Cisl di Catania, hanno chiamato rappresentanti delle istituzioni e del mondo sindacale. Da un lato Antonio Scavone, assessore della Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro della Regione Siciliana; Maurizio Lanza, direttore Generale ASP Catania; Carmelo Corsaro, sindaco di S. Gregorio di Catania – DSS n. 19; Giovanni Rapisarda, neuropsichiatra infantile Asp Catania; Salvatore Aleo, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – UNICT; Maria Paola Iaquinta, dirigente scolastico I.C. “Cesare Battisti” – Catania.

Dall’altro i segretari generali provinciali Franco Anello (Fnp Cisl), Danilo Sottile (Cisl FP); Rita Ponzo, (Fisascat Cisl); Massimo De Natale (Cisl Medici); Ferdinando Pagliarisi (Cisl Scuola). Coordinati da Lucrezia Quadronchi, responsabile del Dipartimento Politiche Sociali Cisl Catania. A tirare le somme, Sebastiano Cappuccio, segretario generale della Cisl siciliana.

«L’emergenza sanitaria ed economico-sociale causata dal Covid-19 – ha sottolineato Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl catanese nella sua introduzione – ha reso evidenti debolezze che già caratterizzavano il nostro sistema sanitario e socio­sanitario nel rispondere ai bisogni di salute delle persone».
Dall’analisi impietosa del sindacato esce un quadro del sistema delle politiche sociali siciliano con più ombre che luci: negli ultimi decenni, a partire dalla L. 328/00, a fronte di una ingente disponibilità di risorse il sistema si è caratterizzato per la frammentazione e la dispersione degli interventi: basti pensare che al momento si basa su ben 63 misure, senza alcuna coordinazione tra loro. Manca ancora un’anagrafe degli assistiti, stenta a partire il punto di accesso unico per le prestazioni.
Non c’è spesso un’adeguata programmazione socio-sanitaria e la presa in carico della persona e della famiglia in condizione di vulnerabilità; manca la valutazione dell’efficacia degli interventi; manca una personalizzata progettualità di vita; spesso non si assicurano trattamenti uniformi da un distretto socio sanitario all’altro. Manca ancora, una legge quadro sulla non autosufficienza per gli anziani e i soggetti deboli.

 

C’è poi il nodo dei lavoratori: le categorie sindacali intervenute hanno sottolineato la necessità di direttive chiare nell’applicazione dei CCNL dei settori cura e salute, dove spesso i lavoratori sono costretti, a causa del dumping contrattuale, a diventare veri e propri “working poor”, lavoratori poveri e con un precario orizzonte previdenziale.

Emerge dunque, per la Cisl, la necessità di un welfare di respiro universalistico, pubblico ed equo, legato alle nuove esigenze del territorio, in grado di assicurare il fondamentale diritto alla salute e l’effettivo godimento dei diritti sociali e occupazionali. E anche la necessità di professionalità e competenze specifiche in chi si occupa della programmazione e della rendicontazione, della cui formazione si può occupare l’università. D’altra parte c’è già un esempio virtuoso, quello del DSS 19, la cui convenzione la Regione ha assunto come modello per tutti gli altri distretti siciliani

Un ruolo importante assume anche la scuola, attraverso i patti di comunità con la rete dei servizi locali per gli alunni con disabilità. Tutto sotto un coordinamento unico delle attività dei DSS identificabile nell’ASP provinciale, vero centro nevralgico dei servizi di cura e salute.

Alle orecchie attente dell’assessore Scavone, la Cisl ha sollecitato l’avvio degli stati generali delle politiche sociali. «L’ipotesi di lavoro – ha concluso Cappuccio – prevede anche di superare gli attuali distretti socio sanitari; l’avvio di una nuova stagione di partecipazione democratica, che adotti un modello di governance nel quale la contrattazione sociale di prossimità può rappresentare l’azione privilegiata di co­progettazione di un sistema di welfare socio-sanitario locale efficace ed efficiente, da parte del governo locale, di tutte le parti sociali, del sindacato e degli organismi del terzo settore.

Attraverso la sinergia tra i servizi socio-sanitari integrati a quelli del lavoro, alla riconciliazione dei tempi vita-lavoro è possibile garantire servizi efficienti ed economici agli assistiti e tutela dei diritti dei lavoratori. Insomma, oggi più che serve un patto sociale forte, attraverso cui realizzare anche le riforme imposte dal PNRR, per ridisegnare l’assetto sociale del Paese e della Sicilia».

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