Catania, 3 luglio 2021 – Esprimiamo la solidarietà della Cisl e della Fns Cisl di Catania e l’augurio di pronta guarigione agli agenti penitenziari aggrediti a Palermo da un detenuto che doveva testimoniare a un processo. Ma è tempo che le istituzioni alzino il livello di attenzione e diano le giuste e adeguate risposte ai lavoratori del sistema della “sicurezza Pubblica”.
Lo dicono Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl etnea, e Antonio Sasso, segretario generale della federazione di categoria Fns Cisl catanese.
«Simili aggressioni avvenute recentemente anche a Catania – aggiungono – mettono in luce le notevoli difficoltà e la precarietà dal punto di vista della sicurezza sul lavoro che ogni giorno vivono questi lavoratori. Condizioni che non meritano di essere offuscate dai pur gravi fatti accaduti a Santa Maria Capua Vetere, su cui gli inquirenti certamente sapranno fare luce e assicurare che la giustizia prevalga, identificando responsabilità e sanzionando colpe».

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«Sono anni, però – continuano Attanasio e D’Amico – che la Cisl e la segreteria Fns Cisl Catania denunciano a tutti i livelli che le carceri etnee sono affollate e strutturalmente inadeguate, salvo alcune migliorie apportate in qualche istituto. C’è purtroppo una grave carenza degli organici, che di fatto rende difficoltoso garantire quei minimi criteri di sicurezza per gli agenti che vi lavorano».

«Fare l’agente penitenziario è un lavoro estremamente stressante con pesanti ripercussioni psicologiche: ricordiamo che ogni anno vi sono molti di questi lavoratori che si suicidano e anche Catania ha pianto i suoi uomini».

«Purtroppo di questi lavoratori si parla poco o se ne parla solo quando accadono fatti spiacevoli e inconsulti – sottolineano i due dirigenti della Cisl etnea – ci si dimentica che la loro attività professionale è fatta di fatica, forti stress psicologico, sacrifici e rischio per la propria incolumità, per le peculiari condizioni che si vivono, spesso totalmente inadeguate, nelle nostre carceri.

 

Secondo Attanasio e d’Amico «Occorre, invece, una politica seria di riqualificazione degli istituti e un incremento degli organici. Un solo agente non può controllare un intero reparto nel turno notturno. Occorre che il Ministero competente indaghi sulle condizioni che si vivono dentro le carceri italiani, sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello della salute psicofisica, senza farsi condizionare da quanto successo nel penitenziario campano».

 

Infine, l’appello: «Agli organi competenti lanciamo, dunque, un appello affinché si alzi il livello di attenzione e si diano le giuste e adeguate risposte a questi lavoratori del sistema della “sicurezza Pubblica”».

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