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Trascende ogni mio controllo: vincere o morire

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I personaggi del testo teatrale Le relazioni pericolose tratto dall’omonimo romanzo di Choderlos de Laclos erano almeno sei e il progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso, che ne hanno curato la regia, li ha ridotti a tre: il personaggio femminile un’impagabile e poliedrica Elena Bucci che impersonava la famigerata la marchesa de Merteuil e contemporaneamente la castissima Madame de Tourvel; il personaggio maschile un depravato e impeccabile libertino il visconte di Valmont impersonato dal formidabile Marco Sgrosso e l’imprevedibile attore Gaetano Colella che impersonava lo stesso scrittore Choderlos de Laclos, la giovane Cècile, e il giovane Danceny, innamorato della ragazza.


La trama si svolge su una mirandola di passioni suffragata da lettere, promesse, incontri amorosi, iniziazioni di carattere sessuale: la marchesa ex amante di Valmont ha una relazione col giovane Danceny; Valmont ha una relazione con la giovane Cècile e tutto soltanto per ripicca e scommesse come un gioco, succederebbe oggi su una chat porno/erotica se non fosse che ad un certo punto il visconte Valmont, si innamora. In mezzo al bailamme e turbinio di furore erotico il visconte Valmont decide di corteggiare, proprio perché ritrosa e religiosa attaccata probamente al proprio marito la castissima madame de Tourvel, contraltare estremo della cinica marchesa de Merteuil.

Valmont e e la marchesa i due personaggi chiave, due amanti libertini emblemi del loro secolo usano e utilizzano i “corpi” inanimati dei due giovani amanti. Ma Valmont a cui non piacciono i successi facili è attratto ignobilmente dal “corpo candido e fedelmente sposato” di madame de Tourvel che diventa la sua sfida inespugnabile e che alla fine, suo malgrado, riesce ad espugnare, e se ne innamora. La marchesa, che forse per la prima volta scopre di avere amato soltanto il visconte in mezzo alle sue scorribande di ricca vedova lo costringe a lasciarla. Per rispondere alle richieste del motivo, alla “pia”donna usa lo stratagemma, suggeritegli dalla marchesa nel loro precedente incontro, di ripeterle ossessivamente la frase: “trascende ogni mio controllo”.

Eppure nonostante la frase e nonostante i dettami impietosi del libertinaggio abbracciato dai nostri come fede laica dei nuovi lumi illuministici, il visconte soccombe alla passione innescando l’ira vendicativa della marchesa che di fronte all’amore vero, quello di darsi senza limiti e regole, dichiara guerra decretando la morte ignominiosa di tutti i protagonisti.

Non c’è una morale religiosa forse una morale etica: due ore di spettacolo suffragato da musiche barocche e scene minimali, mai una caduta di stile o di tono e l’utilizzo di espedienti sorprendenti nel definire ora l’una ora l’altra lettera amorosa attraverso un gioco di piume da scrittura di colore diverso.
Ma a chi l’ha visto e a chi lo vedrà lasciamo in eredità il monologo della marchesa de Merteuil come emblema di donna libera e forte, sulle sue scelte “rovinose” che l’hanno indotta ad agire come ha agito.
“Non avevo scelta, sono una donna. Le donne sono obbligate ad essere molto più abili degli uomini. Potete guastarci la reputazione e la vita solo con poche parole ben scelte, quindi è chiaro che io non ho dovuto inventare solo me stessa, ma espedienti di fuga cui nessuno aveva mai pensato e ci sono riuscita perché io ho sempre saputo di essere nata per dominare il vostro sesso e per vendicare il mio. Quando feci l’ingresso in società avevo 15 anni e io già sapevo che il ruolo a cui ero condannata, vale dire stare zitta e obbedire ciecamente, mi dava l’opportunità ideale di ascoltare e osservare, non quello che mi dicevano che non era di alcun interesse, ma tutto quello che la gente cercava di nascondere ed ho esercitato il distacco. Imparai a sembrare allegra mentre sotto la tavola mi piantavo la forchetta nel palmo della mano e finii per diventare una virtuosa nell’inganno. Non era il piacere che cercavo, era la conoscenza e consultavo i più rigidi moralisti per la scienza dell’apparire, i filosofi per sapere cosa pensare e i romanzieri per capire come cavarmela. E alla fine io ho distillato il tutto in un principio meravigliosamente semplice: VINCERE o MORIRE.”

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