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Mistero buffo di Dario Fo messo in scena egregiamente da Matthias Martelli

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È stato un bellissimo tuffo nel passato rivedere Mistero Buffo dopo aver frequentato per ben tre anni la scuola di Alcatraz e aver mangiato e bevuto e recitato con lui il grande maestro Dario Fo e con lei la grande maestra Franca Rame. Non era facile ma Matthias Martelli senza dubbio ha la verve, la carica di essere un degno allievo del grande Fo, con tutte le responsabilità del caso. Per Palco Off in scena al Centro Zo il 20 e il 21 gennaio si è trattata di una ulteriore scommessa che è andata a buon segno.

Palco Off e Matthias Martelli al Centro Zo 

Una mia personale riflessione dettata da anni di teatro di strada e di frequenze giullaresche: “Il ragazzo si farà avrebbe detto il gran giullare e soprattutto troverà il suo vero stile che ancora è troppo influenzato dal maestro e chissà col tempo lo potrà pure superare”. Ottimo l’uso delle diapositive per commentare quadri classici e per introdurre i discorsi para-religiosi senza suscitare le ire di nessuno e spiegare ai non avvezzi un po’ di storia sacra. Questa è stata la scelta di Matthias per rappresentare lo spettacolo: introduzione, collocazione storica e spiegazione del grammelot; successivamente tre episodi: “Nozze di Cana”, “Bonifacio VIII” e “Il primo miracolo di Gesù bambino”.

Ma parliamo un po’ dell’originale per chi non sapesse e non avesse mai avuto la possibilità di vederlo.

Presentato per la prima volta come giullarata popolare nel 1969, è di fatto un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati ad alcuni brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. Ebbe molto successo e fu replicato migliaia di volte, perfino negli stadi. È recitato in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi fortemente onomatopeica detta grammelot, che assume di volta in volta la cadenza e le parole, in questo caso, delle lingue locali padane. Mistero buffo fu un’opera originale che influenzò molti autori e attori, e viene considerato un modello per il genere del teatro di narrazione, sviluppato in seguito da attori-narratori come Baliani e Paolini in chiave moderna e da Mario Pirovano, amico dei Fo, in chiave tradizionale. Una differenza che tuttavia separa nettamente le rappresentazioni di Fo dagli spettacoli narrativi della generazione successiva è il diverso uso del corpo e delle potenzialità sceniche dell’attore. Nel Mistero buffo ogni suono, verso, parola o canto, uniti alla complessa gestualità utilizzata formano un insieme semantico inscindibile, di cui il racconto degli eventi è solo un canovaccio. Lo stile, irriverente e portato all’eccesso, si richiama infatti alle rappresentazioni medioevali eseguite dai giullari e dai cantastorie. Il punto centrale dell’opera è costituito dalla presa di coscienza dell’esistenza di una cultura popolare, vero cardine della storia del teatro ma anche di altre arti, che è stata sempre, secondo Fo, posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale. Tramite l’esposizione di drammi religiosi, moralità e parabole in chiave satirico-grottesca ed anticlericale, Fo rovescia il punto di vista dello spettatore ponendo l’accento sulla mistificazione degli avvenimenti storici e letterari nel corso dei secoli. Per questo motivo l’opera prende il nome di “Mistero buffo”, in riferimento ai Misteri riletti in chiave buffonesca.

Matthias Martelli al Centro Culturale Zo

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