Sicilia Report
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Liberaci dai nostri mali. Inchiesta nelle carceri italiane: dal reato al cambiamento

La recensione del libro a cura di Silvestro Lo Cascio

“Liberaci dai nostri mali. Inchiesta nelle carceri italiane: dal reato al cambiamento”, edito dalla casa editrice Villaggio Maori Edizioni, scritto dalla giornalista Katya Maugeri, è un libro (un reportage, un’inchiesta, un saggio) che può essere letto tutto di un fiato, oppure, può essere letto un poco alla volta durante una pausa da una lezione, o durante una pausa dal lavoro, o mentre magari siete seduti in una panchina a rilassarvi in un verde parco. In ogni caso, è un libro al quale poter dedicare un’ora preziosa del vostro tempo, un’ora che non troviamo mai, perché convinti di non avere mai abbastanza tempo. Un’ora, che, all’interno del carcere, dove il tempo invece non passa mai, diventa un’ora d’aria, e dove rappresenta forse, il momento più atteso e desiderato della giornata, un’ora d’aria che l’autrice utilizza per dare voce alle storie di vita di alcuni detenuti. Leggendolo, ho percepito tutta la passione e il rigore scientifico che l’autrice riesce a imprimere sulle pagine della sua opera. Il libro è un susseguirsi d’immagini, di dialoghi, di luoghi, di routine carcerarie, di suoni, di gesti, di non detti, di facce, di mani, di respiri, di scintillii di chiavi, di silenzi, di cancelli che si aprono e si chiudono. Il tutto, viene fotografato in bianco e nero, e per farlo, l’autrice, utilizza l’unico strumento che ha a disposizione nella sua ricerca, ovvero: le parole, che riescono a veicolare nel lettore, immagini forti, violente, a volte anche surreali, fuori da ogni logica e sospese nel tempo. Immagini che, da cronista freelance, la Maugeri, riesce a trasmetterle nella sua scrittura, forse con l’intento di scuotere l’indifferenza della gente, narcotizzata da un qualunquismo fatto di social e reality show, fornendo al lettore interessanti riflessioni e osservazioni sul mondo carcerario.
La Maugeri ascolta le storie che i detenuti raccontano, senza condannare o giudicare, evitando ogni moralismo di facciata, e con il suo ascolto empatico, riesce a dare valore alla parola dei detenuti. Quell’ascolto che diventa essenziale per un giornalista, e per dirla alla Claudio Fava, che del libro ha curato la prefazione, “se non guardi, se non ascolti, fai solo cronaca, ricompili fatti e li metti in bella calligrafia, ti annoi e annoi gli altri”. Nel libro vengono affrontate tematiche che attanagliano la nostra società e che vedono nel crimine l’unica via d’uscita. L’autrice mette in evidenza le metastasi che ammalano il paese: tossicodipendenze, criminalità organizzata, omertà, solo per citarne alcune. Approfondisce tutte queste tematiche attraverso una visione multidimensionale del fenomeno e non riconducendolo mai a una sola causa. Ma la Maugeri non si sofferma solamente alla diagnosi del male, vuole dare ai detenuti la possibilità della cura, del trattamento, aprendo una riflessione sulla giustizia riparativa, e ponendo l’accento sull’importanza dell’articolo 27 della Costituzione, ribadendo che, le pene non devono avere il carattere di una vendetta, ma devono tendere alla rieducazione del condannato. Buona lettura.
Psicologo e psicoterapeuta, mail: [email protected]

Silvestro Lo Cascio
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