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“Lei Oceano”, raccolta poetica di Nazim Comunale, edizioni Terra d’ulivi

"Nazim è anche una penna nobile della critica jazz italiana - e - ama la musica. Il suo amore per la musica è totale, apocalittico, messianico"

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Nazim Comunale esercita un mestiere nobile, forse il più nobile da praticare nell’era della società dei consumi: fa il maestro elementare. Egli dunque salva anime e traghetta corpi verso il futuro. Immagino sia bello avere Nazim come maestro alle elementari. A me, comunque, sarebbe piaciuto avere questo gigante per maestro (così devono vederlo gli alunni). Oltre a questo, Nazim è anche una penna nobile della critica jazz italiana, nonché poeta sopraffino. Qui darò alcune mie impressioni sul suo libro “Lei Oceano”, una raccolta di poesie corredata dalle surreali e oniriche fotografie di Alessandra Calò.
Nazim ama la musica. Il suo amore per la musica è totale, apocalittico, messianico. Questo amore si fa corpo-lettera-parola in “Piano per una sinfonia”. E’ una composizione malinconica che si struttura come una partitura poetica, una preghiera sincopata che si nutre di emozioni, distillate con l’alambicco e la cura dell’alchimista, e che funge da cornice nascosta all’intero impianto dell’opera. Infatti, in altri poemi come “O Capitano”, le maglie del cuore di Nazim paiono allargarsi, lasciando sgorgare il pathos della passione lungo la disarmante semplicità dei versi che chiudono la poesia. Fa da controcanto la meravigliosa “Rimatela”, sottile gioco di rime dell’escatologia dell’esistenza, una sorta di speculazione aracnidea delle sorti umane che si rivela nella tensione dialettica – quasi leopardiana – della filosofia animistica che percorre tutta l’opera. Ciò solo per citare alcune liriche.
La cosa sorprendente di “Lei Oceano”, è la messa a nudo dello scrittore tramite una celebrazione dell’atto poetico degna delle migliori autobiografie; Nazim Comunale rompe gli argini del suo “contegno” ed esonda dalla morsa del “bias di conferma” esplorando nuovi confini del territorio semantico, del pensiero, della memoria.
La sua poesia è canto minerale, dei cuori claudicanti, dell’inferno elettrico, del dolore cosmico che si rende “parte”, sezione, mozzicone di febbrile vitalità, in una prospettiva che rimanda a un Lorca meno battagliero, soprattutto per l’uso strategico dell’analogia e di molti altri raffinati espedienti retorici come anestetici: “la tua voce di pane”, “il cielo nudo”, “l’odore giallo”, “spettinare i pensieri”, ecc.
Nazim Comunale è un gigante piangente, egli “cade e cola”, ma si rialza sempre, invincibilmente più debole, d’una fragilità che non conosce limiti. Questo libro è un viaggio nei versi, viaggio esplorativo e iniziatico che conduce verso lidi lussureggianti di lirismo e terre abbandonate dalla retorica. Forse abbandonate anche dalla speranza. Non di certo dal mito.
La vena malinconica dirompente che pervade tutta la raccolta è linfa vitale al dischiudersi degli arcani della Natura. E questo Nazim, lo sa bene:

“Perché gli uccelli ignorano
le costellazioni di Galileo
e le illusioni della Buddità
ma sanno dove finisce
la collera del mare”.

Così è una musica tenue, un senso “zen” della fine a muovere le acque stagnanti del lago della regione di “Lei Oceano”, una canzone fatta di doni arrugginiti e di claudicanze del ritmo, ove canta il poeta travestito da chirurgo, canta una melodia fatta di messaggi, di nidi, ombre e progetti del passato, canta una fine che non sarà mai quella attesa, canta di una palingenesi travestita da morte.

Nazim Comunale (1975) vive a Reggio Emilia dove lavora come maestro elementare. É nato sulla riva sinistra del Po, a Guastalla. Suona le tastiere e scrive di musica per TheNewNoise.it.

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