Sicilia Report
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L’albergo del libero scambio: va bene la pochade purché sia seria!

CATANIA –  In realtà Feydeau fa ridere molto di più se viene interpretato seriamente e “oggettivamente”, che l’attore medio italiano è ancora legato, se ne renda conto o no, alla tradizione della Commedia dell’ Arte. Succede, così di solito che anche un regista colto e di grandi mezzi ci dia un Feydeau macchiettistico e frenetico, pieno di lazzi e di inflessioni parodistico caricaturali, al teatro amatoriale che “rifà” Feydeau assai più che al vero Feydeau.

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Stavolta invece il regista Sebastiano Tringali proprio per la sua ricerca sul genere farsa, pochade, vaudeville in Europa così si è espresso: «Il progetto riguarda la gestione della comicità nella drammaturgia internazionale, per questo motivo, dopo il commediografo inglese Ayckbourn, quest’anno abbiamo pensato di pescare nel repertorio della pochade francese ed è probabile che il prossimo anno approderemo a quella russa. La commedia di Feydeau permette di evidenziare le qualità di un’intera compagnia teatrale non affidando lo svolgimento della storia a pochi protagonisti, ma coinvolgendo tutti i personaggi nella creazione di quegli incidenti nella “macchina teatrale” cui Feydeau affidava il gioco della commedia e della comicità».
Importantissimi tutti i personaggi così come fondamentali sono le scene e i costumi che rievocano la Francia della Belle Époque.

 

Ma facendo una piccola ricerca abbiamo scoperto che “L’albergo del libero scambio” è un vaudeville- operetta e che forse veniva pure cantato.
“Non esiste in letteratura un genere tanto trascurabile da non meritarsi l’onore di una discussione, soprattutto se, come il vaudeville, permette a determinati talenti di esprimere quelle qualità che altrove sarebbero fuori luogo. Il vaudeville ha la sua ragione d’essere. Si colloca perfettamente tra la farsa e la commedia di costume, ammettendo la stravaganza dell’una e l’umanità dell’altra. È un diritto della fantasia. […] Non vorrete mica obbligare i parigini del XIX secolo ad assaporare solo l’amarezza delle cose e a depennare dai loro scritti il diritto di ridere delle piccole miserie della vita sulle quali non vale la pena piangere? Queste sono le teorie che ho applicato in Boubouroche. Ho scritto per il Théâtre Libre una sorta di vaudeville […] in cui sarebbe invano cercare i qui pro quo e gli intrighi. Su una base già sfruttata migliaia di volte, ho cercato di intessere un nuovo arabesco, con un intento osservativo e – volete che ve lo confessi? – volontà letteraria. Eh? un vaudeville letterario? Quanti vantaggi si potrebbero trarre da esso!”

L’azione si svolge nell’ufficio di Monsieur Pinglet a Passy un quartiere di Parigi. L’uomo, che ha sposato la bisbetica Angelique, riceve la visita di Marcelle, moglie insoddisfatta dell’architetto Paillardin, e la convince a passare con lui la notte in un albergo. Pinglet ordina alla cameriera Victoire di non perdere di vista Maxime, un nipote di Paillardin, poiché il ragazzo si perde facilmente di ritorno dalla scuola. Angelique, la moglie di Pinglet, informa il marito che non sarà a casa per la cena, e che passerà la notte a casa della sorella malata. Angelique mostra poi a Pinglet il dépliant di un albergo che le è stato inviato per posta; la donna è disgustata dal dépliant (“consigliabile alle coppie, sposate tra di loro o non”), e lo getta a terra, ma il marito ne rimane invece entusiasta e decide di andare con Marcelle nell’albergo pubblicizzato. Il dépliant è raccolto da Victoire che decide di recarvisi con Maxime per cercare di smaliziare il ragazzo. Giunge improvvisamente a casa Pinglet Mathieu, un vecchio amico dei Pinglet, accompagnato dalle sue quattro figlie.

Questo l’intreccio che porterà l’improbabile comitiva a rifugiarsi in hotel ovviamente senza concludere nulla. Nessuno tradisce, nessuno muore, nessuno si fa male: ovvero qualche scappellotto una porta chiusa nella faccia un po’ di sporco di carbone. Forse per questo i vaudeville sono farse non collocabili tra il teatro di pregio? Forse è necessario per lo spettatore (e soprattutto per i critici) assistere a tradimenti, omicidi, ingiustizie sennò quello che si vede rappresentato non corrisponde alla verità?

In Italia dalla fine del sec. XIX dicendo pochade si intende riferirsi a quel genere di vaudeville, tipicamente francese, che, abbandonate le originali ariette musicali, di cui originariamente era fornito, è tutto in prosa; e senza vere pretese d’arte, discendente dell’antica commedia classica, intende riprendere comicamente e in modo più o meno piccante gli intrighi e avventure di giovinotti vogliosi e di vecchi inuzzoliti, le marachelle coniugali, gli equivoci galanti e i ridicoli contrattempi, solitamente in ambiente di piacere spicciolo, con esibizioni di alcove, e abbondanza di macchiette più o meno stereotipate. Genere parigino per eccellenza boulevardier [….] ma largamente tradotto e rappresentato in tutti i Paesi.

le foto sono di Dino Stornello

 

Equivoci e scambi di persona sono alla base della pochade di Georges Feydeau L’albergo del libero scambio, che Il Teatro della città – Centro di Produzione Teatrale porta in scena, fino al 27 gennaio al Teatro Brancati. In scena un ricco cast di undici bravissimi attori che sono riusciti a svolgere egregiamente i loro ruoli senza mai risultare confusi o noiosi: Filippo Brazzaventre (Pinglet costruttore), Olivia Spigarelli (Angélique moglie di Pinglet), Alessandra Cacialli (Marcelle moglie di Paillardin), Riccardo Maria Tarci (Paillardin, architetto amico di Pinglet), Plinio Milazzo (Mathieu, amico dei Pinglet), Dodo Gagliarde (Bastien, gestore dell’albergo) e lo stesso SebastianoTringali (nel ruolo di Boucarde, ispettore di polizia). E poi, ancora, Lorenza Denaro (Victoire, domestica di casa Pinglet), Giuseppe Aiello (Maxime, nipote di Paillardin) Marianna Occhipinti e Paola Bonaccorso (Violette e Marguerite figlie di Mathieu).

 

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