Sicilia Report
Notizie e media attraverso l'uso del fact-checking e data journalism

La Zia di Carlo di Valerio Santi: meravigliosa ed elegante “drag queen” della Belle Epoque

Un sorprendente Valerio Santi che ha dato la prova di essere un eccellente “mattatore”. Come una meravigliosa “Drag queen” d’altri tempi, insieme agli attori de L’Istrione, una commedia briosa, coinvolgente e piena di vitalità.

Tempo di lettura: 2 minuti

La zia di Carlo di Brandon Thomas messo in scena da Valerio Santi e dalla sua meravigliosa compagnia, è stata una rivelazione. Rivelazione delle abili doti di “trasformista”, una volta si diceva così, della “finta Zia” interpretata da Valerio Santi, che ancora una volta si è dimostrato quel duttile attore, regista, animatore che sta per attivatore “dell’anima”, arrangiatore di musiche delle versioni precedenti, di questa piece, che come scrive nel programma di sala lo stesso regista, è una delle commedie più rappresentate al mondo. Valerio Santi è bello, intelligente, sagace, affascinante, sia quando fa l’uomo e sia quando fa la donna. Ora lo sappiamo! E la scelta di mantenere un profilo da pochade dove tutti i personaggi, come spesso accade al Teatro L’Istrione, era semplicemente perfetta! Le doti canore dei tre “amici” protagonisti lo stesso Carlo (Luca Micci) l’amico Giacomo Ceseni (Dario Castro) e Federico Babeli, Valerio Santi prima di trasformarsi nella favolosa Zia donna Lucia De Alvadorez, sono state sorprendenti. Nulla è lasciato al caso come la costruzione di un impagabile Battista (Concetto Venti) ancora una volta confermato anche lui abile “trasformista” nel suo ruolo di ambiguo maggiordomo, complice delle “birichinate” degli studentelli di cui sopra. Grande freschezza e abilità nel destreggiarsi delle due ragazze Amy Spettighi (Ilaria Scaringi) e Kitty Verdoni (Alessandra Ricotta).  Le figure “seriose” degli “adulti genitori” interpretate sopra le righe, Stefano Spettighi (Francesco Russo) e il Barone Ceseni (Salvo Scuderi) facevano presagire il ricambio generazionale che avrebbe creato la meravigliosa bella epoque di fin de siècle: più libera intraprendente dai dogmi “vittoriani”, pregni di tabù convenzionali nell’ambito familiare. L’ingresso della “vera Zia di Carlo” la sfrontata e moderna “vedova brasiliana” ad opera di Cindy Cardillo e della sua nipotina in età da marito al seguito,Francesca Coppolino,ci ha lasciato basiti da tanta spontaneità ostentata fin dall’inizio: come se fosse la prima volta che l’opera venisse messa in scena. Cavallo di battaglia di grandissimi mattatori e prova di coraggio (nonché, spesso, di follia!) di eccellenti registi, riportiamo esattamente quello che era l’obiettivo di Valerio Santi e di cui abbiamo avuto ancora una volta la prova di eccellente “mattatore”. Anzi mi verrebbe da dire una meravigliosa “Drag queen” d’altri tempi.

 

«Mettere in scena La zia di Carlo non è affatto una cosa semplice come può sembrare» spiega Valerio Santi, protagonista nonché regista dello spettacolo «Spesso si pensa che rappresentare un commedia sia più facile e meno faticoso di un dramma, quando invece è l’esatto contrario poiché per generare una risata autentica, genuina e non grossolana e forzata (per quella basta poco) bisogna mantenere un equilibrio costante tra la veridicità dei personaggi e la paradossalità delle situazioni in cui si trovano, senza calcare mai la mano e scadere nella banalità».

 

Commenti
Loading...

Questo sito usa dei cookie tecnici necessari al corretto funzionamento del sito stesso creati direttamente dalla piattaforma. Diamo per scontato che tu sia d'accordo, ma se vuoi puoi liberamente decidere di uscire. Accetto Approfondisci