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La magnificenza dell’onore si incarna donna nella farfalla giapponese

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Una meravigliosa fiaba figlia del suo tempo, commovente esempio dell’amore e della fedeltà di cui una donna è capace, Butterfly ci porta a comprendere il suo onore con tenacia e con la dolce freschezza della sua giovine età.
Al Teatro Massimo Vincenzo Bellini, il soprano Daria Masiero non delude le aspettative e regala al pubblico di Catania una sontuosa prova del suo talento nei panni della quindicenne Cho Cho-San (Cho in giapponese significa farfalla, san significa madama, divenendo americana si chiamerà Butterfly), presa in moglie dal tenente della marina degli Stati Uniti F. B. Pinkerton, interpretato da un colorito e convincente Raffaele Abete (tenore), e abbandonata per tre anni durante i quali ella attende piena d’amore e di fiducia il suo ritorno, mentre diseredata dalla famiglia ad opera dello zio bonzo (Francesco Palmieri) – perché sposando un americano aveva lasciato il Buddismo per il Cristianesimo – e con le sostanze lasciatele dal marito che cominciavano a scarseggiare. Supportata dalla fedele e amorevole serva Suzuki – impersonata da Ilaria Ribezzi, semplicemente perfetta nella sua espressività vocale e interpretativa – Madame Butterfly Pinkerton non vuole cedere alla possibilità di fare la gheisha per mantenere il figlio che il tenente le lasciò quando la abbandonò e di cui egli non ne conosceva l’esistenza. Fu il console Sharpless (Enrico Marrucci) che recatosi visita da madame Butterfly per consigliarle di non sperare più nel ritorno di suo marito, senza però riuscirvi, viene a conoscenza del piccolo.
Ma Butterfly crede ancora di veder spuntare, un mattino scrutando il mare, le vele americane che gli riportano il suo amato. Nell’aria Un bel dì vedremo si sente come la potenza del soprano Masiero si compone con grazia alla speranza di Cho Cho-san, empiendoci orecchi e cuore! E un pomeriggio, eccole quelle vele. Finalmente potrà riavere il suo sposo. Ma ella ignora che suo marito non è solo, bensì con Mrs. Kate Pinkerton (Sabrina Messina), sua moglie americana. Quando Suzuki le rivela come stanno le cose, Butterfly, nell’aria Tu, tu piccolo iddio nella quale la Masiero fa davvero commuovere, cede suo figlio alla coppia affinché egli non pensi un giorno che sua madre lo abbia voluto abbandonare. Per poi appartarsi e in solitudine darsi la morte, secondo la pratica giapponese denominata jigai, usata dalle donne d’onore quando non possono più condurre con onore la propria esistenza, e che prevede di tagliarsi il collo con un coltello tantō, il pugnale con cui già il padre si diede la morte commettendo seppuku (harakiri). Mentre il figlio, a cui aveva dato il nome Dolore, gioca bendato dietro un paravento ignaro di tutto.
Dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro (seconda moglie di Vittorio Emanuele III) e inserita in un preciso momento storico la storia si rivolge a tutte le epoche poiché l’animo femminile contiene in sé da sempre la forza di sostenere la propria fede nell’amore con onore, e l’onore di una donna è senza tempo. L’opera di Giacomo Puccini con libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, già definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese”. Non ebbe una prima fortunata alla Scala di Milano il 17 febbraio 1904 a causa di quello che fu poi definito dallo stesso Puccini “un vero Linciaggio”. Ma dalla seconda rappresentazione tenutasi al Teatro Grande di Brescia tre mesi dopo, rimaneggiata e revisionata dall’autore (fu anche inserita l’aria di Pinkerton Addio, fiorito asil), Madame Butterfly gode del suo meritato successo. Nella riduzione che ne fa il regista Lino Privitera si sceglie di articolare l’opera in due atti, così com’era stata pensata dallo stesso autore, mentre successivamente e di solito ancor oggi si rappresenta in tre atti. Ne risulta un intreccio fluido che sostiene bene il susseguirsi delle azioni. Le scene e i costumi curati da Alfredo Corno rendono molto bene l’idea di uno stile giapponese che non scade nel banale
A completare il cast troviamo Goro (Enrico Zara), l’astuto sensale che fa conoscere Butterfly e Pinkerton e che successivamente accompagna il princice Yamadori (Gianluca Failla) durante la sua proposta di matrimonio a Butterfly, che l’avrebbe riscattata dalla vita misera che le si prospettava, e che lei rifiuta per la fedeltà al suo unico amore; il commissario imperiale (Salvo Di Salvo) e l’ufficiale del registro (Gianluca Failla). Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini, direttore una impeccabile Gianna Fratta, maestro del coro Luigi Petrozziello.

Foto Facebook Teatro Massimo Bellini

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