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La corruzione puritana di “Misura per misura”

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Dal 5 al 7 aprile Valerio Santi ha messo in scena insieme a dei fantastici attori al Teatro L’Istrione Misura per Misura di William Shakespeare. Né riveduto e né corretto ma semmai una sorta di viaggio temporale in uno spaccato di quel che succedeva in Inghilterra tra il 1603 e il 1604 anno in cui venne scritta la commedia. Shakespeare usando metafore cambiando luoghi e personaggi nei ruoli che rappresentavano la storia scriveva e metteva in scena fatti realmente accaduti: in questo caso un episodio importante che riguardava la monarchia inglese.

Proprio nel 1603 re Giacomo I diventa re di Inghilterra, succedeva per mancanza di eredi ad Elisabetta I che aveva portato avanti la religione di stato cioè l’anglicanesimo creando discordie con il movimento dei Puritani una sorta di purificatori della Chiesa d’Inghilterra. Di fatto la commedia ruota intorno al personaggio di Angelo che è un puritano, un precisino, un pignolo…

Vincenzo, Duca di Vienna, afferma di voler lasciare la città per svolgere una missione diplomatica e incarica Angelo, reputato da tutti un uomo austero e casto, di governare al posto suo.

La frase chiave pronunciata da Angelo quando prende possesso del potere vicariante“Lasciate tuttavia mio buon signore che sia meglio saggiato il mio metallo prima che venga impressa su di esso una sì grande e nobile figura” (fa riferimento alle monete coniate con l’effige di chi governa).

Il Duca però non ha affatto lasciato la città. Travestito da frate, col nome di Fra’ Ludovico, è in grado di vedere come vanno le cose, e soprattutto di rendersi conto del modo di governare di Angelo. Il Duca ha permesso che la corruzione sia dilagata nella sua città in ogni ambito sociale, politico, monastico, commerciale e si rende conto che se avesse agito direttamente sarebbe stato tacciato di tirannia. Così decide di delegare l’integerrimo Angelo: alle prese col potere però anche lui soccombe al vizio e alla società marcia pensando di essere al di sopra delle istituzioni.

Ma Shakespeare dimostra che anche cambiando legislatore, giudice, governatore il risultato non cambia. Era un modo per tenere a bada quello che succederà di lì a qualche anno, con il discendente di Giacomo, Carlo I primo re della storia ad essere decapitato per alto tradimento per mano del puritano Oliviero Cromwell. Un altro “Angelo precisino e puritano” che durante il regno repubblicano chiuderà i teatri di Londra, tanto per dirne una!

Ci racconta Valerio Santi: “Non ho alterato il linguaggio perché la lingua shakesperiana ha il suo peso che dà un senso e forza ai concetti che intendevo trasmettere ma ho cambiato il senso dei costumi, scenografia e trucco. Vestiti dark con borchie e pelle nera, trucchi grotteschi e scenografie che simulano prigioni, recinti e confini: siamo tutti dentro una società che rappresenta un’istituzione totale da cui vorremmo uscire. Ma più ci dimeniamo cercando di trovare una soluzione più ci ritroviamo immersi in questa spirale senza fine di corruzioni, ricatti e delitti”.

Non un attore o attrice ha svirgolato dal suo ruolo, giacché il piccolo palcoscenico dell’Istrione si presta a quella affabile intimità che detenevano i commedianti del Globe shakesperiano. Anche il doppio ruolo ambiguo di quasi tutti i personaggi, la luce e l’ombra di ogni essere umano è stato mantenuto perfettamente. Ma se il Duca (Giacomo I) e Angelo (i Puritani) erano lo stesso uomo? Così si spiegherebbero alcuni fatti. Quando il Duca si innamora di Isabella e come Angelo pretende di possederla come prezzo per la vita del fratello. In fondo è la stessa cosa. Ma certo lui il Duca la vuole sposare quindi diventare legalmente il suo padrone.

Certo visto da questa ottica Misura per misura non è un dramma sulla moralità, ma piuttosto sulla legalità. Il duca non è in grado di far rispettare le leggi ma riesce ad amare. Angelo non sa amare, ma è in grado di far rispettare le leggi. Potrebbe rappresentare il romanzo di formazione di un sovrano. Ma ancora una volta il riferimento ai fatti storici ci aiutano a sciogliere l’inghippo. Angelo condanna a morte Claudio perché ha sposato “sponsalia per verba praesentium” Giulietta che consisteva nel dichiararsi marito e moglie in presenza di testimoni stringendosi la mano; i Puritani presentano una nuova Bibbia a Giacomo I, dove sicuramente c’è un modo “legale” di sposarsi. La Bibbia di Giacomo è la bibbia inglese per eccellenza e pare che lo stesso Shakespeare abbia contribuito alla traduzione. Per questo alla fine nessuno muore e la richiesta del duca (Giacomo I) di sposare la suora Isabella resta sospesa nell’aria…

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