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Come la dolce Carlotta ci trasporta verso l’erba del vicino che è sempre più verde e ci conforta

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Così come tutto l’informe caso clinico di Carlotta che decide di stare nel suo bailamme psicologico primordiale da un ambiguo essere proprietario di un ricco immobile che qualcuno, il governo imperante la vuole defenestrare, annullare, abbattere e fare morire. Tipico inferno familiare da cui si è ricchi e si vuole amministrare ma di cui apparentemente qualcuno, del parentado se ne voglia occupare. È facile per Carlotta (un’inimmaginabile e meraviglioso Elmo Ler) che viene accerchiata da una cugina che seppur cresciuta con lei Miriam (Loriana Rosto) ha subito una serie di umiliazioni di sorta tali, nonostante le soddisfazioni personali, che ha sempre questa ferita personale aperta pronta ad esplodere. Carlotta portata alla follia dalla tecnica del gaslighting , che è una forma di violenza psicologica nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione.

Può essere quella di spezzare specchi, nel nostro caso e il negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o potrebbe essere la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima. Gaslighting è una parola di origine colloquiale e la sua etimologia sulle luci che vengono abbassate o spente, quando le luci erano a gas, ma il termine è stato anche usato nella letteratura clinica.

Ed è quello che realizzano per acquisire la sua onerosa fortuna la cugina Miriam e il suo favoloso e bellissimo dottore, curante delle sindromi di Carlotta, Drew (Gaetano Festinese), che da impacciato e problematico essere, diventa a causa della passione per Miriam, (la cugina famigerata) un improbabile assassino spacciatore di paradisi artificiali per intronare Carlotta e renderla docile, dolce, redimibile. Utilizzando la musicale ed ipnotica tecnica del carillon che le ha lasciato suo padre, per ricordarle l’unico amore, con un uomo sposato, e forse un omicidio, di cui non siamo sicuri, testé ricordato.

La musica e le luci e la coreografia corredano il sottile orrore che la nostra narratrice ovvero la governante Welma (una singolare e saettante Antonella Scornavacca) ci racconta e di cui diviene in maniera orrorifica la sua protagonista ovvero la sua antagonista narrante. “Tutti odiano tutti” come nelle migliori famiglie “borghesi” di capitalistica memoria americana del dopoguerra e della guerra fredda da cui è tratta la traccia della piece: dove “il male” se non era all’esterno del nemico dagli occhi a mandorla, era il nemico del giardino vicino,  come narra sapientemente il film L’erba del vicino è sempre più verde.

Alla fine Carlotta (Elmo Ler) nella sua eleganza magistrale di essere al di sopra delle parti riuscirà a dimostrare che il “suo” mondo abissale immaginifico, delicato, e ancestrale avrà la sua rivalsa.

E Sebastiano Mancuso regista di questa singolare tenzone resta attonito alla presa di posizione dei suoi attori ormai personaggi della sua performance che prendono vita e si atteggiano nel video in allegato, da Absinthe Theatre. La tecnica mimetica e dell’improvvisazione permette all’attore di entrare direttamente in connessione con l’anima del personaggio interpretato.

Riprese Davide Sgroi, montaggio Paolo Zerbo

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