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Al di là del muro, in scena fino al 13 ottobre al Piccolo Eliseo, Roma

Ma il Clown è anche un traghettatore, come il Porter del Macbeth shakespeariano, che nel bel mezzo di una tragedia abominevole di sangue, tradimento e liberazione, veicola da uno stato di cose ad un altro,..

Il Clown. Figura letteralmente centrale nello spettacolo elisabettiano, solo per fare un esempio, il Clown secondo Lecoq è lo scopo dell’Arte dell’Attore – compimento di un viaggio che consiste nella ricerca del proprio Clown e dell’esperienza della Forma antropologica capace di de-realizzare le maschere dell’io empirico, di ciò che crediamo di essere, per  restituirci al puro stupore per il Metafisico: ciò che non vediamo ma siamo. Ma il Clown è anche un traghettatore, come il Porter del Macbeth shakespeariano, che nel bel mezzo di una tragedia abominevole di sangue, tradimento e liberazione, veicola da uno stato di cose ad un altro, è il mercuriale, come il Mercuzio di Romeo e Giulietta che muore aprendo uno nuovo spazio drammatico, un’altra dimensione imprevista. Si può momentaneamente concludere che il Clown è il passaggio, la fenditura che fa guardare dall’altra parte – dall’altra parte del Muro. Ed infatti, lo spettacolo in scena al Piccolo Eliseo a Roma, Al di là del muro, prodotto dal Teatro Eliseo in collaborazione con l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma, per la regia di Silvia Marcotullio e scritto da Arcangelo Iannace, consiste metateatralmente in quello sguardo che cerca oltre il Muro. Cosa cerca? Lo scopre il pubblico, perché è il pubblico che sta oltre quel Muro ciò che gli occhi pieni di stupore dei Clown stanno cercando. Al di là del muro c’è quel che i Clown hanno lasciato in un tempo perduto e che ora non riconoscono più, pur essendone oltremodo incuriositi.

In scena, in una successione surreale e incalzante di sketch, Arcangelo Iannace, un Capocomico che ricorda quello accolto con la sua compagnia in Elsinore dal lunatico Principe di Danimarca – più quello di Stoppard che quello di Shakespeare – guida un manipolo di coloratissimi ed eccentrici Clown alle prese con il Brivido Metafisico che sgorga dalle situazioni più svariate e sorprendenti; insieme a Pasquale Candela e Annarita Colucci, sono i giovani attori al loro debutto in un teatro nazionale: Maria Sara Amenta, Giulia Vittoria Cavallo, Valeria D’Angelo, Enrico Desimoni, Francesco Di Crescenzo, Eleonora Di Raffaele, Serena Franchi Bono, Luca Mangiafico, Riccardo Mori, Francesca Olia, Alessia Pelegatti, Silvia Ponzo, Francesco Romano, Pierantonio Salvo Valente, Lorenzo Smiraglia, Giovanni Solinas. E insieme a loro i demiurghi che stanno al di là delle quinte: all’aiuto regia Sebastiano Valentini, ai costumi, Annarita Colucci – che abbiamo visto, è in scena – e Tiziana Santercole che è anche alla direzione musicale. Bene, quel che la Compagnia, guidata da Silvia Marcotullio ha realizzato è uno spettacolo fantasmagorico, che si potrebbe paragonare ai più visionari film di Tim Burton, uno spettacolo che premia la curiosità dello spettatore, che restituisce al pubblico la sua dimensione di stupore, che lo fa tornare bambino, ma come rinato e libero di scavalcare muri o insinuarsi nelle fenditure delle fortezze che circondano i nostri stanchi e disincantati cuori di adulti o di “persone serie”. Insomma è uno spettacolo che fa ridere perché sospende il Tempo e arresta lo sguardo del pensiero che finalmente vede come: noi, prede della Regina Mab nel nostro quotidiano, possiamo liberare il Clown dentro di noi e scavalcare i muri soffiando sotto un ombrello aperto per volare via. In scena fino al 13 ottobre al Piccolo Eliseo, Roma.

 

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