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Tiziana Coste Style: intervista direttamente da Londra ad una “vera diva” di classe

Architetto, modella dal vero, attrice, art-director Tiziana Coste è un vero e proprio brand di sé stessa della sua vita e del modo stupefacente che ha di condurla come una “vera diva” di classe

Tempo di lettura: 9 minuti

Intervista fiume leggiadra, leggera e piena di colore, di riflessioni e di spunti sulla vita e il modo di vivere di Tiziana Coste, sul come cambiare lavoro e città inseguendo i propri sogni giovanili.
Susanna Basile: Chi è Tiziana Coste?
Tiziana Coste: Nasco a Palermo e ho dedicato parte della mia vita all’architettura anche se avevo studiato moda per un anno. Sapevo che c’era qualche altra cosa che aveva la necessità di essere espressa, avevo interessi per la musica e per il cinema. Ho avuto sempre fidanzati che si occupavano dello show business e sono sempre stata con un piede un po’qui e un po’ là, fino a quando verso i 40 anni, quando uno pensa che la vita di una donna è finita fisicamente, perché comincia la “decadenza”, per me incomincia una nuova vita. In quel momento stavo a Palermo; avevo vissuto per lavoro in altre città a Milano in Spagna, e proprio allora che i miei amici si sposavano tutti e mi invitavano: io invece di trovare il fidanzato ai matrimoni trovavo il fotografo che mi voleva fare dei servizi fotografici. Mi ricordo in un primo photoshoot eravamo due ragazze: una di vent’anni bionda con gli occhi azzurri tipo Barbie e tutti erano intorno a me era una specie di workshop…

ph Sonia Priulla (editing Tiziana Coste)

S.B.: Quando eri a Palermo lavoravi come architetto?
 T.C.: In quel periodo lavoravo per un’impresa di costruzioni vestita da maschio: ma più andavo in cantiere più pensavo che avrei voluto fare la modella.
S.B.: È possibile che sia un richiamo antico?
T.C.: Tu dici?
S.B.: Evochi tantissimo quelle donne meravigliose “morbide” degli anni 30.
T.C.: Sono forse una reincarnazione di qualche diva degli anni 30. Mi ricordo che una volta dovevo scrivere dei desideri dalla tua portata su un quadernetto ed io scrissi “voglio fare la modella”…
S.B.: Ma come sei arrivata a fare il primo servizio di modella?
T.C.: Alla fine dell’estate la mia azienda va in crisi e comincia con i licenziamenti. Mi propongono un tipo di contratto che non mi soddisfaceva. Decido di fare la libera professione e di trasferirmi a Roma dove avevo diversi contatti. Per specializzarmi in marketing e comunicazioni e organizzazioni eventi come project management, quando vedo su fb una ragazza che cercava modelli dal vero anche senza esperienza e mi sono presentata!
S.B.: Com’ è stata la tua prima volta nuda davanti ad un gruppo di estranei che ti dovevano ritrarre?
T.C.: Mi è sembrato molto naturale, un effetto molto potente. Perché tu sei nudo di fronte ad un gruppo di persone vestite e stranamente, il potere ce l’hai tu! È vero loro vedono come sei fatta, ti esponi completamente e non solo il corpo. La richiesta è che devi stare “zitta e ferma”; c’è anche un aspetto creativo ma non mi sarei mai aspettata che mi sarebbe piaciuto. Sceglievo io delle pose che potevano essere fotografie, essendo io stessa anche fotografa, riuscivo ad immaginare delle pose “plastiche” utili ad essere ritratte.
S.B.: Come modella decidi tu la posizione che vuoi tenere e il modo in cui poi ti devono ritrarre?
T.C.: Dipende ci sono tantissime varietà tra Roma e poi a Londra, dove oggi mi trovo. Ad esempio il tutor che ti segue ti da la lunghezza delle pose; in alcune scuole riproduci un dipinto, o fai un ritratto… posare per studenti o case di moda è diverso perché è diversa la richiesta. Si posa per studenti molto giovani o per “capire” il movimento, a volte vengono coinvolti la musica e i costumi tipo tableau vivant.  Ovvero “quadro vivente” con cui uno o più attori o modelli d’artista vengono mascherati per rappresentare una scena come in un quadro vivente.
S.B.: Perché ti sei trasferita da Roma a Londra?
T.C.: A Londra ci sono andata per istinto. Tutti mi dicevano che era il posto mio e di non restare in Italia. Decido di trasferirmi e per caso durante una serata di tango incontro un ragazzo italiano che faceva il pittore. Il pittore mi segnala alla sua scuola che mi richiama per fare dei ritratti e da lì inizia un tam tam, un networking e un tutor della scuola mi chiede se volevo fare delle sessioni di “nudo”. Nel frattempo io facevo l’architetto qui all’università insegnavo Luxury management ovvero gestione del lusso avevo questa specializzazione come project management.
S.B.: La gestione del lusso?
T.C.: Sì la gestione delle industrie del lusso, avevo organizzato un evento sul Futuro del lusso facevo tre, quattro lavori perché a Londra si fanno più lavori per vivere. La sera facevo la modella: pensa che in poco tempo mi sono permessa anche di rifiutare lavori che non mi piacevano o mi pagavano poco, o erano troppo lontani. Poi qualche anno fa mi sono concentrata solo su questo, sulla fotografia e sul cinema. Non sapevo che Londra fosse l’epicentro del cinema pensa che Hollywood viene a girare qui. Un mio amico modello mi ha dato un contatto, così ho cominciato a fare un po’ di cinema e televisione…

ph Fiona Wang

S.B: Ma tu già sapevi parlare inglese?
T.C.: Tra la scuola e la musica parlavo in inglese. Ma quando ti trasferisci tu pensi di saper parlare in inglese… all’inizio non capivo quasi niente ero isolata, i diversi accenti, non capivo la televisione i film mentre ora in qualche modo ho sfiorato l’upgrade; le canzoni ancora no, ma ci riuscirò.
S.B.: Altra cosa importante mi dicevi è essere italiani: devi imparare la lingua, ma per loro se sei italiana è il top?
T.C.: Essere italiani e qui è un plusvalore: l’arte che si studia nelle scuole è l’arte italiana, il rinascimento per eccellenza. Loro viaggiano per andare a vedere i musei, conoscono l’arte meglio di noi, per loro se sei italiano e ti occupi d’arte sei l’erede di Michelangelo, Leonardo, e sei guardato con rispetto e curiosità.
S.B.: Da tre anni vado a Londra ad un convegno di sessuologia e mi ritaglio una settimana piena per andare per musei e vedo spesso scolaresche che disegnano quadri che ascoltano con interesse gli insegnanti: come fanno ad interessare i giovani all’arte?
T.C.: Intanto tutti i musei nazionali sono gratis: tu dici “non mi fanno pagare il biglietto” ma il marketing che riguarda il museo è fortissimo. Come architetto facevo riunioni sempre nei musei, il posto ti piace è bello, e con il bookshop, i gadget, i ristoranti, la sale riservate per i soci fanno tantissimi soldi quindi il pagamento del biglietto è più che surclassato. I londinesi amano leggere e lavorare fuori casa è una questione di mentalità.
S.B.: Ma torniamo al ruolo della modella dal vero: in realtà è un vero e proprio lavoro anche nel corso dei secoli?
T.C.: Nessuno mai pensa a loro come hanno contribuito allo splendore del dipinto. Potevano essere anche persone che erano lì a bottega, amanti, compagne, muse. Poi lo vedi che è la stessa persona riprodotta in vari dipinti. Il disegno dal vero ti da la possibilità di sperimentare un sacco di cose: il corpo è tridimensionale non è che riproduce una fotografia, c’è la personalità della persona. Ho aiutato molti artisti a lavorare sul loro “concept”. Mi illustrano il loro progetto ne parliamo e diventa una specie di collaborazione creativa; in più sei lì in carne ed ossa. Perché due persone diverse anche con lo stesso spazio, la stessa posa, la stessa luce, saranno sempre diverse. C’è un livello di comunicazione tra te che posi e te che disegni molto sottile che non è basato sulla parola, perché non si parla. L’anno scorso ho chiesto a diversi artisti di descrivere come sono come modella e mi hanno scritto un papello enorme: come è possibile che sappiano chi sono senza aver mai parlato con loro? Come sono riusciti a descrivere la mia personalità senza conoscermi travalicando i cinque sensi?
S.B: Io penso che quello che piace e colpisce della tua persona durante le pose, sia il tuo totale stato di abbandono la tua nudità e verità reale. L’aspetto non verbale, il linguaggio del corpo, da chi ha una certa sensibilità, appare più chiaro e coerente. E poi passa pure quello che dicevi a proposito del tango: ti piace abbandonarti all’uomo che ti guida e perdere il controllo almeno per il tempo del ballo e quindi della posa.
T.C.: Sì forse hai ragione.

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S.B.: A proposito di verità sulla nudità esiste un aspetto voyeuristico tra artisti e modelli?
T.C.:  Assolutamente sì. Se ne parla poco perché c’è un certo pudore ma invece potrebbe essere una sorta di liberazione da certi cliché a cui ci dobbiamo per forza adattare: modelli e modelle nudi di fronte ad allievi e allieve di tutte le età. D’altronde c’è un aspetto voyeuristico anche nei dipinti nudi dei vari artisti rinascimentali. Chi commissionava i quadri appendeva corpi nudi alle pareti. È un aspetto innegabile.
S.B.: C’è stato qualcuno che ti ha ritratto talmente bene da farti dire “Voglio questo ritratto, dev’essere mio!”?
T.C.: All’inizio i disegni me li portavo a casa. Poi sono diventati troppi a centinaia: considera, quante sessioni ho fatto e quanta gente c’è che mi disegna… le mie facce e i miei corpi distribuiti per il mondo. Poi alcuni sono molto gelosi dei loro lavori, alcuni per niente, anzi sono molto timidi, alcuni sono bravissimi e non si rendono conto di quanto lo siano e sono modesti: se gli faccio i complimenti si imbarazzano. Ormai vedendone una marea, quelli bravi, li capisco subito. Non si tratta di essere verosimili ma quelli che colgono il senso del mio modo di essere e che hanno un’energia che mi rappresenta.
S.B.: Guardando questi disegni hai conosciuto delle cose di te che non avevi mai visto?
T.C.: Tipo la pancia che me la disegnano più grossa, la gobba del naso che non sapevo che ci fosse, se sono principianti fanno quasi delle caricature accentuano delle cose che vedono, quando colgono l’aspetto psicologico allora sì fanno la differenza c’è qualcosa di me che magari io non so ma che comunque riconosco: una malinconia nello sguardo …
S.B.: In ogni caso tu non puoi essere sempre dello stesso umore: che cosa pensa la modella quando sta ferma? Per quanto tempo stai ferma nella posizione?
T.C.: Le pose possono essere da trenta secondi a sei ore. Quelle da sei ore sono comunque con degli intervalli, dovresti stare 20 minuti ma fino a 45 minuti io li ho fatti… cosa penso? Qualunque cosa! Che è una cosa pericolosa! Perché tu stai sola con i tuoi pensieri, ore e ore: psicologicamente è molto faticoso nelle scuole, una volta al giorno, per quattro settimane, ferma nello stesso punto, guardi lo stesso target: a volte ti manda fuori di testa! Qualche volta mi porto gli auricolari ma a volte con la musica, mi pare fosse un’opera, mi sono messa a piangere, e non puoi fare niente perché sei lì si vede tutto…
S.B.: Ma allora ti stressa o ti rilassa fare questo lavoro?
T.C.: A volte mi va bene, stare ferma e zitta, tutto lo stress della vita quotidiana, come se fossi in meditazione, dalle mille cose di lavoro. Ma quello è il mio lavoro in quel momento e talvolta è un toccasana così mi riposo e mi fermo. Ma sempre lo stesso non può essere perché siamo umani. A volte ci sono stati d’animo che non puoi controllare e comunque è strano stare così nudi ed esposti ti scarica l’energia. Arrivo a casa ho bisogno di stare sola senza persone accanto e in silenzio, comunque la presenza fisica della persona anche se non ci parli è una cosa che succhia energia è come se facessi uno spettacolo. Infatti devi avere una solidità interiore enorme per poter restare “normale” anche la forza fisica, trovare una postura nella respirazione.
S.B.: Ma proprio perché stai ore nella stessa posizione non è possibile che è per questo che poi in foto esca la tua vera essenza? Tu sei una donna piena di argomenti che si muove molto che parla tanto, ma tutto il tuo corpo si muove e parla con te la differenza tra e te e la Barbie modella è proprio questa tu sei una donna viva lei è una donna imbalsamata: cosa consiglieresti alle donne che vorrebbero fare questo lavoro?
T.C.: Intanto non esiste né limite di età e né di forma fisica a loro interessano modelle di qualunque taglia, perché non riguarda la moda! Poi altra cosa importante è il lavoro sull’accettazione di noi stesse, cosa a cui noi non siamo stati abituate fin da piccole: noi siamo cresciute con le top model, la bellezza inarrivabile, per costruire l’autostima. Anche se io non l’ho fatto per questo motivo: per me è più un’espressione artistica, però capisco che accettarsi con le nostre imperfezioni non è cosa facile. Io lo dico sempre: io non vendo perfezione, da cui sono lontanissima, ma se hai qualcosa da dire, lo puoi dire con qualunque tipo di corpo. Puoi essere una modella con un fisico normale con un’età che non è più quella giovane. Io incoraggio a scoprire una parte di noi che non conosciamo artistica ed estetica…
S.B.: Cosa vuoi fare “da grande”?
T.C.: Paradossalmente la mia vera dimensione è posare vestita! Il posto mio è veramente quello con costumi e pose modella per la pubblicità, la testimonial di brand.
S.B.: Una sorta di Tiziana Coste Style, quindi lavori sempre di più verso “la leggerezza”?
T.C.: La leggerezza è una virtù che comunque si conquista: l’architetto vede tutto, capisce tutto, deve pensare a tutto e quindi la leggerezza è difficile.
S.B.: Insomma nella costruzione di un tempio greco ti vorresti occupare solo del capitello corinzio?
T.C.: In realtà solo della foglia di Acanto…

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