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Sperimentare la felicità perfetta ovvero siamo “cunti” viventi: Giuseppe Lazzaro Danzuso con la nuova edizione dell’audio libro di Ritorno all’Amarina

“Cunti con le gambe siamo. Cunti viventi. Cuntati beni o mali, ma cunti”. L’emozionante audiolibro Ritorno all’Amarina di Giuseppe Lazzaro Danzuso la storia di un’intera generazione di italiani faticosamente passata dalla preistoria alla fantascienza. Dagli anni 60 in poi il Bel Paese delle maglie di lana rammendate, dei calzoni corti e delle ginocchia sbucciate, dei cravattini e del burro di cacao, dei gettoni telefonici e della Vespa, di “Tutto il calcio minuto per minuto” e della “Hit Parade” di Luttazzi, di “Carosello” e degli albori di una televisione che, allora, univa, insegnava. Troverete un brano dell’audiolibro e i video youtube da assaporare.

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Ci sono libri che vanno letti perché sono racconti e testimonianze di memoria di quello che eravamo e non siamo più e magari possibilmente saremo meglio. Ci sono libri che vanno ascoltati come racconti perché sono scritti per essere narrati. Se poi a leggerlo, il libro, è lo stesso autore che l’ha scritto e vissuto con la “voce e l’intonazione giusta” senza che stia “recitando” ma vivendo l’emozione, con la colonna sonora del fratello dell’autore, che ha vissuto gli stessi frammenti di vita, quell’incisività, quell’emozione e quel sentimento, il “risultato finale” è garantito. Così è la rivelazione, l’illuminazione e la “grazia ricevuta” di Ritorno all’Amarina di Giuseppe Lazzaro Danzuso. Edito in cartaceo già nel 2108, e rieditato nella sua nuova edizione come audiolibro sempre per la casa editrice Fausto Lupetti. Per rimarcare il senso di questo libro si deve leggere attentamente la dedica: “Cunti con le gambe siamo. Cunti viventi. Cuntati beni o mali, ma cunti”.

Qual è la trama di Ritorno All’Amarina?

È la storia di un’intera generazione di italiani faticosamente passata dalla preistoria alla fantascienza. Dagli anni 60 in poi il Bel Paese, delle maglie di lana rammendate, dei calzoni corti e delle ginocchia sbucciate, dei cravattini e del burro di cacao, dei gettoni telefonici e della Vespa, di “Tutto il calcio minuto per minuto” e della “Hit Parade” di Luttazzi, di “Carosello” e degli albori di una televisione che, allora, univa, insegnava. Non solo quei baby boomers vissuti in un’Italia felice, ancora povera ma che si sentiva ricca sfondata. Un’Italia dove la radio con gli sceneggiati raggiungeva intere fasce di popolazioni che avevano appena iniziato a leggere e scrivere ma che avevano una tradizione dell’ascolto ancora viva…

Anni fa Beniamino Placido, giornalista e critico letterario, disse, che gli italiani erano un popolo che non leggeva per tradizione culturale e che non aveva grandi romanzieri, per due motivi rispetto agli europei di fede protestante, in cui la messa liturgica era nella lingua del loro paese a cui era imposto la lettura della Bibbia: il primo motivo perché la messa liturgica per gli italiani era in latino e quindi ripetevano il testo a memoria e poi perché era il paese del “bel canto melodico” la nascita dell’opera lirica era tutta nostra…cosa ne dici?

La nostra è la terra dei cantastorie: forse sarebbe meglio dire che nasciamo come tradizione orale piuttosto che tradizione scritta. Vedi l’Iliade e l’Odissea di Omero o l’Eneide di Virgilio, da cui in qualche modo proveniamo. Chi leggerà “Ritorno all’Amarina” potrà anche stupirsi di come giochi e filastrocche fanciulleschi fossero simili in regioni d’Italia tra loro lontanissime come Sicilia e Lombardia. Quindi sì, sono d’accordo con questa affermazione e ti rispondo meglio con un brano di una canzone di Dario Fo’: “Ascolta popolo di naviganti di eroi, poeti e santi, di emigranti, di ricchi benestanti e lavoranti stanchi.  Piantatela con i lamenti, basta di mugugnare, tutti in coro a cantare e attenti a non stonare”.

Quindi siamo un “popolo di cantanti” abituati ad ascoltare per “ripetere in coro” ciò che abbiamo imparato: per questo ti è venuta l’idea dell’audio libro?

Il giornalista Onofrio Pirrotta ebbe l’idea. Io glielo feci leggere. E mi disse di farne un audio libro e che l’avrei dovuto leggere io stesso. All’epoca il libro non doveva essere pubblicato ma doveva servire per i miei figli. Non solo l’ho pubblicato cartaceo a distanza di anni dalla sua elaborazione per consiglio di una cara amica. Successivamente mi resi conto che Onofrio aveva ragione e così ho fatto. Con l’aiuto dell’Unione Italiana Ciechi, la stamperia Braille di Catania, e il supporto del maestro Pippo Russo (autore di musiche per il teatro e per il cinema) che ha donato alcune musiche per dare un sentimento profondo alla lettura, e infine con una colonna sonora che rappresenta il filo conduttore creata da mio fratello, Giancarlo Lazzaro Danzuso. Giancarlo, che fa il medico è un appassionato di musica, ha avuto il “compito” di ricreare l’atmosfera della fisarmonica di mio padre, uno dei “protagonisti assoluti” del libro. E che era colui che faceva le riprese, oggi ormai rare, considerando l’epoca delle nostre “gesta”, di figli e famiglia in dotazione. Quattro ore di registrazione che mi hanno commosso, scosso e “gentilmente riaccomodato”. La memoria “scombussola”, il pianto “scioglie” vecchi dolori, e a volte, tutto si risistema. In qualche modo la memoria ti “funzionalizza” per permetterti di esistere nel migliore dei mondi possibili. Possibili per la tua esistenza.

Durante l’intervista Giuseppe si commuove. E anche la sottoscritta all’ascolto della “Costruzione della cumeta” si è commossa vivamente.

La prima presentazione del nuovo format dell’audio libro dove è avvenuta?

L’ho presentato a Roma all’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. E tutti i presenti, inaspettatamente, si sono commossi. La presentazione è stata a cura di Paolo Fallai giornalista del Corriere della Sera e del presidente U.I.C.I. Mario Barbuto, di origine siciliana. L’audiolibro Ritorno all’Amarina è messo a disposizione gratuitamente per i non vedenti tramite il Centro Internazionale del Libro Parlato (CILP) a cura di Katia Caravello. Per chi lo vuole comprare si può rivolgere alla casa editrice Lupetti.

Scrivere questo libro per te è stata una forma di affrancamento dalla famiglia di origine come una forma di autoterapia?

Io so solo che nel leggere per quattro ore il mio libro, che come dicevo, doveva essere per uso “familiare” per lasciare un’eredità ai miei figli, mi sono ritrovato a commuovermi continuamente. Man mano che leggete il libro, dunque, vi prego di cominciare a cercare le immagini di quando eravate bambini, oppure quelle di un luogo, di una casa, o di un familiare – padre, madre, fratello, sorella, zia, zio, nonna, nonno, magari tutti insieme, o anche di un oggetto a voi particolarmente cari. In famiglia è sempre più difficile parlare, lasciare qualche cosa di scritto sarebbe servito a lasciare un’eredità morale per sapere chi erano, sapere chi li ha preceduti, una linea, un fil rouge, che attraversa la vita di tutte le famiglie. Oggi non esistono più i “nonni” che raccontano le storie della famiglia: sono stati “uccisi” dai nuovi miti dell’eterna giovinezza perché non ci si considera più vecchi. La figura del “nonno e della nonna” sono fondamentali nella formazione dei bambini. In alternativa i nonni sono “i rimbambiti” che non hanno mezzi di comunicazione validi per la nuova generazione. I giovani millenials, figli dei social media, sono impoveriti riguardo le trasmissioni di emozioni, di tradizioni, di radici, di origini: allora ho deciso che potevo io sostituirmi e fare “il nonno” della situazione.
A proposito delle memorie e delle origini, ti racconto a cosa è servito, il mio libro: il sindaco di Adrano ha modificato il nome della contrada Marina che non aveva senso in un comune sito a 950 metri dal mare, in Amarina, che sarebbero le ciliegie amarene da cui la contrada prendeva il suo nome originario.

I video di Ritorno all’Amarina

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