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La naturale ed “etica” bellezza “oltre” della fotografia di Salvo Orlando

Dieci immagini da contemplare: un “prezioso portfolio” dedicato all’Etna dove in inverno “A Muntagna” si veste di bianco e in primavera profuma di ginestra. L’Etna con le sue colate e trasformazioni continue è uno di quei luoghi dove ti accorgi che la Terra è “viva”! Da questo nasce la “visione” fotografica di Salvo Orlando, una forma di meditazione alla quale non saprebbe come rinunciare…

Tempo di lettura: 6 minuti

Salvo Orlando è un fotografo professionista classe ’73, ha al suo attivo numerose foto e articoli in molte riviste come ad esempio Asferico, Fotocult, Qui Touring, Bell’Italia, Meridiani Montagne e più volte premiate in diversi concorsi internazionali. Alcune opere inoltre sono presenti nei libri pubblicati nel 2018 da Asferico, ossia “Fiumi D’Italia” e “Una montagna di vita”.

Ilice di Carrinu durante una nevicata, si tratta della quercia più antica del Parco dell’Etna, ha un’età stimata di 700 anni

Com’è nata la tua passione per la fotografia naturalistica?

Nascere e vivere sotto l’Etna ha sicuramente influenzato il mio modo di osservare il mondo e le bellezze naturali. Sono un uomo incuriosito dalla natura e la fotografia mi ha insegnato a scrutare nelle pieghe delle cose. Così ho iniziato ad avere una “visione” che altri non avevano e a condividerla. Vorrei portare l’osservatore oltre “l’immagine”, nelle atmosfere, nei colori e nei profumi che rappresento. Ė una sfida sempre più complicata, specie oggi che le persone sono più interessate alla fruizione immediata di immagini costruite per spettacolarizzare inverosimilmente la natura piuttosto che approfondire e assaporare un approccio più intimo alla fotografia.

Prime luci del mattino alle Rocche del Castro nel Parco dei Nebrodi

 

Si ha sempre un personale motivo per fotografare qual è il tuo?

Stare in contatto con la natura e viverla intensamente, questo è sicuramente il motivo principale. Far conoscere angoli nascosti della nostra bella Sicilia, ma oggi non sono così sicuro, forse ci sono luoghi che andrebbero tenuti nascosti, preservati, ci sono troppi “fotografi” senza valori etici, perlopiù improvvisati che sono spesso solo invasori di luoghi. Così il mio archivio fotografico riproduce un territorio che cambia e potrebbe essere un modo per capire verso dove stiamo andando e cosa ci riserva il futuro.

Formazioni di ghiaccio all’interno di un ingrottamento lavico

Con la scomparsa della pellicola, ad esempio, e l’arrivo dei sensori digitali e di internet, siamo stati improvvisamente investiti da una quantità incalcolabile di immagini. Si è aperta per tutti la possibilità di vedere “oltre”, ma in realtà quelli che vedono “oltre” sono veramente pochi. Ė stata una fase abbastanza frustrante della fotografia, dove tutti potevano fotografare tutto, ancora oggi fanno a gara per avere il primato della condizione di luce più incredibile, si tralascia la capacità di saper raccontare con poesia e composizione.

Piccoli salti del torrente Sciambro in autunno

La tua opinione verso i social e l’era digitale: rende più complicato il lavoro del professionista?

Perché abbiamo la necessità di stupire? Sicuramente nel mondo dei social funziona più la foto ad effetto, ma oltre a non essere spesso una fotografia rispettosa della natura è qualcosa che non ha né senso e né finalità. Mi piace concentrarmi su un progetto, su un portfolio di immagini magari non perfette ma che nel loro insieme costituiscono un quadro più sincero ed emotivo. Alla fine conta chi siamo noi, cosa vogliamo dire e trasmettere.

Giocando con la luce tra arcobaleni e antiche fratture laviche

Descrivi la tua Etna

Ė casa. Il luogo dove il tempo si ferma, dove regna il silenzio, dove il ruggito del vulcano ti trasporta in un mondo atavico fatto di colate laviche ed esplosioni. L’Etna è un ambiente davvero vario, ci sono boschi e tantissime piante endemiche (ad esempio la Saponaria che all’inizio dell’estate colora di un rosa intenso le quote alte del vulcano, è una piantina apparentemente delicata, ma si è adattata a vivere nelle condizioni più estreme insieme a poche altre piante d’altura fin dove la vegetazione finisce per lasciare il terreno al deserto lavico, cresce su suoli  inconsistenti composti da scorie vulcaniche resistendo ad inverni rigidi sotto la neve ed estati secche, una pianta che rinasce ogni anno con la fioritura, una pianta per certi versi eroica), ci sono deserti di sabbia vulcanica e strapiombi ricchi di vegetazione, grotte formate dall’attività vulcanica e ghiacci perenni, almeno finché i cambiamenti climatici lo permetteranno ancora. L’alternarsi delle stagioni cambia il territorio, in inverno “A Muntagna” si veste di bianco, in primavera profuma di ginestra. Un territorio continuamente plasmato dalle forze della natura, nascono crateri che prima non esistevano e le colate ne modificano costantemente la morfologia, insomma è uno di quei luoghi dove ti accorgi che la Terra è viva.

Fioritura della saponaria aetnensis, flora endemica del Parco dell’Etna

Come ti è nata l’ispirazione e la voglia di diventare fotografo?

Negli anni novanta c’è stato un film che mi ha “impressionato”, forse nella mia mente ci sono scene che nel film non esistono, forse è stato qualcosa che è cresciuto con me e quando ho iniziato a fotografare per certi versi mi è stato di ispirazione. Il film è “Dances with wolves”, tra i tanti oscar ha vinto anche quello per la fotografia. All’epoca non fotografavo ma ero stato catturato dalle immensità di quei territori.  Guardavo molte immagini di autori anglosassoni, non so se ero più ispirato da loro o dai territori che riprendevano, ad ogni modo fotografi come Joe Cornish o David Ward sono stati il mio inizio, nel tempo poi sono stato ispirato ad altri autori: Sandra Bartocha, Orsolya & Erlend Haarberg o Georg Popp e tantissimi altri. E poi sono arrivati gli amici “nostrani” Vincenzo Mazza, Fortunato Gatto e Andrea Pozzi.  Li potete trovare con me su www.dreamerlandscape.com.

Progetti in corso?

Vorrei realizzare un libro fotografico, ma è un progetto costoso e ci vorrà ancora un po’ di tempo.

 Un consiglio per fotografare all’estero?

Fotografare fuori Sicilia è necessario per confrontarsi con ambienti diversi, anche se la nostra isola è un incredibile concentrazione di meraviglie uniche al mondo. Un bravo fotografo dovrebbe conoscere bene il territorio che fotografa, puoi portare belle foto da un viaggio, ma diventa impossibile trasmettere atmosfere di un luogo che non conosci.

Betulle dell’Etna in veste autunnale

La fotografia è una forma di terapia?

Senza rendertene conto la fotografia può trasportarti in mondi paralleli, non è tanto il momento dello scatto, ma tutte le emozioni che percorrono in un istante il breve tragitto dai nostri occhi al cervello durante tutti i momenti prima del click, sono convinto che sia una forma di meditazione alla quale non saprei rinunciare.

Etna innevata fra nuvole e nebbie al tramonto

La fotografia è un’arte immortale?

Alcune fotografie sono rimaste nella storia e ci rimarranno per sempre, la capacità artistica di dipingere con la luce è senza dubbio un atto immortale. È stato praticamente sperimentato di tutto con la fotografia e la tecnologia ha portato tante innovazioni, fin troppo spesso si ripetono alcuni cliché, ma finché ci saranno mutazioni visive e voglia di comunicare con le immagini, l’arte della fotografia non cesserà mai di esistere.

Parco dei Nebrodi – Lago Biviere, fra le verdi felci estive e con l’Etna appena visibile nella foschia sullo sfondo

Per approfondimenti sul mondo di Salvo Orlando visita il suo sito:

https://www.sicilylandscape.com

 

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