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Ah se Emma Bovary potesse parlare! Considerazioni semiserie in tempi emergenti di un personaggio letterario secondo la scrittrice Annarita Schiavone

Emma Bovary personaggio letterario di Gustave Flaubert diventa “reale” nell’incarnazione della scrittrice e poetessa Annarita Schiavone. Susanna Basile psicologa di Emma Bovary incarna la psicanalista Lou Andreas Salomè: grande confusione? Grandi aspettative? Seguiteci e saprete come e perché queste “quattro donne” produrranno un’opera unica

Tempo di lettura: 3 minuti

Considerazioni della psicologa Susanna Basile.
Iniziamo con qualche riga del testo di Flaubert per poter comprendere appena un indizio, un’ombra, un sospetto di Madame Bovary e della sua complessa personalità: ma stiamo parlando del personaggio letterario o della scrittrice che si sente posseduta da Emma? Perché io sarò la sua terapeuta: ma quella letteraria o quella del personaggio reale? Sarò me stessa o a mia volta incarnerò la grandissima psicanalista Lou Andreas Salomè, amica di Freud, ispiratrice di Nietzsche e amante del poeta Rilke… questo è il nostro progetto che diventerà un testo letterario e psicologico a quattro mani.

Lou Andreas Salomè

Flaubert “Madame Bovary” il personaggio letterario dal verso 34 al verso 43:
“Un’esistenza veramente al di sopra di tutte le altre, tra terra e cielo, nel vortice delle tempeste, qualcosa di sublime. Quanto al resto dell’umanità, era come perduto, senza un luogo preciso, in pratica quasi non esisteva. D’altronde, più le cose le erano vicine, più lei ne distoglieva il pensiero. Quanto la circondava immediatamente, la campagna noiosa, i piccoli borghesi imbecilli, la mediocrità della vita quotidiana, tutto le appariva come un’eccezione nell’universo, un malaugurato caso particolare in cui lei si trovava intrappolata, mentre, fuori di là, si estendeva a perdita d’occhio l’immensità delle gioie e delle passioni. Nel suo struggente desiderio confondeva le sensualità del lusso con gli slanci del cuore, le abitudini eleganti con le delicatezze del sentimento”.

Madame Bovary

La “Madame Bovary” di Annarita Schiavone nella sua personalità incarnata:
“Salve a tutti, sono Emma… Emma chi? Non vi ricordate di me? Flaubert si arrabbierebbe tantissimo e non fate finta di non saperlo. Lui era un tipo strano, un perfezionista e non accetterebbe mai l’usura del tempo e della vostra memoria. Ma andiamo con ordine, perché adesso la memoria ve la rinfresco io. Mi chiamo Emma, Emma Roualt un tempo, prima di diventare la signora Bovary, la moglie di quella specie di medico, sì… sì… Charles Bovary, medico di campagna, amico intimo del farmacista della città in cui decisi di morire. Ebbene, io decisi di morire, decisi di gustare quella polvere magica, l’arsenico per l’esattezza. E meno male che lo feci questo grosso gesto eclatante, forse tragico per qualcuno. Ho levato il disturbo e ho sollevato i sensi di colpa di molti… ma scusate, non è di questo che voglio parlarvi, avete ragione voi… questa non è una seduta psichiatrica. Vi sto guardando, felice come una pasqua dalla mia tomba, voi poveri uomini e voi povere donne dell’anno 2020. Vi sto guardando perché un po’ mi fate pena. Ebbene sì, questo è l’unico sentimento che riesco a provare per voi, la compassione non mi appartiene e non mi appartengono anche certi modi, certe usanze e certi costumi che avete acquisito negli ultimi due o tre mesi. E lo sapevate tutti che questo virus, o come lo chiamate voi Covid-19, vi avrebbe forse “rovinato” la vita? E l’avrebbe sicuramente rovinata soprattutto a quelle come me, a quelle che mi somigliano e che ancora non lo sanno, o non vogliono ammetterlo. Vi vedo, e mi vedo, povera donna rinchiusa in casa a sognare ancora di essere libera. Non potrei sopportarlo, non potrei sopportare la vicinanza di un marito che non amo per esempio e che ho sposato così, solo per rincorrere un sogno. E vogliamo parlare della presenza continua di figli e figlioletti che strillano continuamente per casa? Sarò anche una cattiva madre ma meno male che io Berthe l’ho affidata a quella donna di campagna. Eh sì, voi povere donne invece ve li dovete tenere i vostri figli perché nella vostra epoca nessuno dica che esistono le cattive madri e i cattivi bambini. E potete immaginare me, sì dico me, fare shopping on line e navigare tra i siti di abbigliamento? Comprare una montagna di vestiti, scarpe e accessori vari e non poterli indossare? Povero corriere, tutti i giorni su e giù dal mio appartamento con il rischio di essere sedotto dal mio fascino. Ma quale fascino? Perché purtroppo i parrucchieri sono chiusi, tutti, ho la ricrescita che non riesco a coprire con una volgare tinta HOME MADE. Ogni tanto apro il mio armadio e dal caldo freddo della mia tomba accarezzo tutti i miei vestiti, ne sento quasi il fruscio e sghignazzando vi guardo e penso: MENO MALE CHE TECNICAMENTE SONO MORTA!”

 

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