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Viaggio in Sicilia, il silenzio è l’ascolto

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Sono trascorsi più o meno due mesi dalla mia camminata in Terra di Sicilia.

Centinaia di migliaia di passi attraverso il cuore siculo, la terra che unisce Palermo ad Agrigento. Montagne montagne montagne, sempre salita continua, ma la discesa? Ho incontrato arancine ed arancini, muli e mucche, mandorli e fichi d‘india svenuti per il caldo e l’eccesso di peso, albe e sorrisi umani ed il mio cuore.

Sono  ritornata da quel cammino solitario, pesante, faticoso, inquietante, difficile, caldo e assetato, rigenerata e luminosa come non accadeva da tempo nè al mio corpo nè  alle altre parti di me.

Oggi, mi ritrovo di nuovo  affaticata stanca malinconica e pesante. Cosa mi manca di quella Sicilia che ho amato di pancia e di pensieri di occhi e di profumi?

Mi manca il silenzio. Un silenzio fatto di refoli con cui il vento parlava muovendo i finocchi selvatici e lottando con il mio cappello. Che puliva puliva puliva entrava ovunque nei miei vestiti e soprattutto nei miei pensieri, nelle mie sempre diverse emozioni.

Il silenzio dei miei pensieri, lo stare senza dover stare.

Il silenzio, una compagnia che manca.

Ora cammino per le strade della città dove il silenzio non esiste. Le auto e i clacson le parole delle persone le sirene delle ambulanze.

Entro in un bar fatto di specchi di bicchieri di bottiglie e di musica, quella musica che ricorda il suono delle ambulanze. Le persone parlano e le loro voci sono stridenti, pesanti, rumorose. Urlano.

Entro in un negozio, in una libreria, ovunque rumore e umani  che fanno un rumore che deve essere più alto del rumore che non ascoltano.
La mancanza del silenzio ti rende sordo.

Il viaggio in Sicilia è stato un viaggio di solitudine. Il silenzio da parole, sorrisi, superficialità e profondità, dolore e ignavia, pigrizia e solitudine, il silenzio per poter stare dentro. Questo è stata per me la Sicilia.

Mi ha sanato, con il suo silenzio di montagne. Con i chilometri in cui l’obiettivo era arrivare e guardare quello che esisteva, dal cemento delle strade scordate, ai campi pieni di sterpi, alle montagne con i colori del deserto, quel deserto che ognuno di noi sente, quel silenzio che fa parte della vita, in attesa della musica che dia la pace.

E’ più facile ascoltare il proprio silenzio quando il padrone di casa è il bosco, il mare, o la montagna. Il silenzio non ha colori ma respira.

E’ più facile quando lo specchio delle nostre emozioni è pulito, quando rimanda una vibrazione di equilibrio, di accettazione della vita, di comprensione dei pensieri.

Il silenzio. Mi sono accorta di quanto ho bisogno di silenzio.

Il silenzio “diverso” dal rumore, dal frastuono, dalla chiacchiera e dalle parole ininterrotte, dai suoni sempre. Del silenzio non si parla mai, lo si teme, lo si esclude, lo si esorcizza. «È possibile trovare il silenzio ovunque. Si tratta di procedere per sottrazione».

Il silenzio è il luogo in cui si può abitare allontanandosi dalle parole futili che lo feriscono, a cui occorre silenzio per farsi largo e spazio. Che il silenzio sia un luogo, un contenitore, un vuoto attraversato talvolta rotto, da suoni e parole? Uno spazio ovattato vuoto dove entra la parola che esce dal tempo e dallo spazio pieno.

C’è un silenzio del cielo prima del temporale, delle foreste prima che si muova  il vento, del mare calmo al  tramonto, della neve che cade, della nostra anima prima dell’ascolto, poi c’è un silenzio che non c’è. Non altro.

Per ascoltare occorre tacere. Senza silenzio non c’è parola, non c’è musica.

L’arte ha forse il compito di recuperare,  i segreti di questo silenzio.

Erling Kagge, nel 2016 ha scritto un bellissimo libro, Il silenzio Uno spazio dell’anima, pubblicato da Einaudi Stile libero.

Solo quando ho capito che ho un intimo bisogno di silenzio, ho potuto mettermi alla sua ricerca; nei miei recessi più intimi, sotto la cacofonia dei rumori del traffico e dei pensieri, della musica e dei macchinari, degli iphone e degli spazzaneve, lui era lì che mi aspettava”Erling Kagge.

 

 

 

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