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Sherbeth Festival: la città si veste di gelato e poesia

Oltre 50 Maestri gelatieri provenienti da tutto il mondo sono atterrati all’ombra del vulcano siciliano per aggiudicarsi il trofeo più ambito il “Procopio Cutò”

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È un lungo tappeto rosa che ricopre la scalinata e invita i cittadini ad addentrarsi nella villa Bellini sede in questi giorni del Festival internazionale del gelato artigianale Sherbeth.  Oltre 50 Maestri gelatieri provenienti da tutto il mondo sono atterrati all’ombra del vulcano siciliano per aggiudicarsi il trofeo più ambito il “Procopio Cutò”. Tra gli stand dello Sherbeth si respira un’aria di festa e mi sembra di essere come una bimba in visita alla fabbrica di Willy Wonka, non mi stupirei se saltasse fuori qualche oompa loompa ad offrirmi un cucchiaino di gelato.

90 i gusti da assaggiare, dalla merenda pugliese allo stroopwafel, ma decisamente alcuni hanno conquistato più di altri il mio palato.
Bocca di rosa ispirato alla celebre canzone di De Andrè, delicatissimo, al gusto di cioccolato bianco aromatizzato con acqua di rosa rugosa (Presidio Slow Food genovese), povero di grassi proprio perché non dolcificato con sciroppo alle rose, ma solo con petali in infusione, realizzato da Marco Venturino.
Il gelato al Farro tostato al gusto di caffè e orzo, il cui sapore ricorda la colazione dei nostri nonni, frutto della maestria di Jody Curti e Claudio Profeta di Reggio Emilia.
Il Nero d’oro in arrivo dalla lontana città di Osaka, ti avvolge col suo gusto di caffè, ma poi arriva il sesamo e infine ti sorprende il basilico.
L’acquarosa di Vinci è la versione sorbetto della bevanda inventata da Leonardo per le estati torride, Ilaria Scarselli riprende la ricetta dal codice Atlantico e la dedica nel cinquecentenario della sua nascita al grande genio. Delicatissimo il gusto, da non perdere.
Un gelato che non rientra sicuramente nei nostri canoni di gusto è quello al cocco e wasabi, se non amate la verde salsa estratta dal ravanello giapponese, decisamente non fa per voi, personalmente l’avrei preferito meno dolce, ma l’ho apprezzato.
Per non allontanarci troppo dall’estremo oriente, Tomomi Morikane, ci propone un gelato al pepe Sansyo, non un pepe qualsiasi, ma il più raro e ricercato pepe del Giappone, poco pungente e con una fragranza che ricorda quella del limone.
Naturalmente per tutti gli amanti dei gusti classici c’è una vasta scelta di sapori, dal pistacchio di Bronte, alla cannella, allo zabaione, etc.
Preferendo regalare al mio palato nuove sensazioni, lascio gli stand, per entrare in sala vip ad assaggiare altri gelati un po’ più esclusivi e, in effetti non resto delusa; Che fico il Sud; Pane e pomodoro; Regina Fontina e Re Tartufo; Fermento con cacao amaro e olive taggiasche; Ricotta Mustia e bolle affumicate, un gelato sardo davvero particolare; Elisir d’Oriente; Quando la città incontra il mare; Copoazu Amazonico… è un girotondo di saporosità e squisitezze davvero imperdibili.
Una cosa che ho apprezzato molto è l’attenzione dei maestri gelatieri per gli ingredienti utilizzati genuini e sani.
Sherbeth comunque non è solo un festival del gelato, ma un festival del gelato completamente Plastic Free, al cui interno si può assistere a cooking show, momenti di formazione e gioco dedicati ai più piccoli, un evento da non perdere assolutamente.
Non ci resta che aspettare il nome del vincitore!

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