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Per Naxos Legge Presentazione del libro La duchessa di Leyra di Roberto Disma

31 agosto al Lido “La Romantica” di Giardini Naxos, alle 21:30

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Sarà presentato il 31 agosto al Lido “La Romantica” di Giardini Naxos, alle 21:30, La duchessa di Leyra di Roberto Disma, vincitore dell’undicesima edizione del Premio Nazionale Angelo Musco.

L’apertura dell’importante Festival delle narrazioni, della lettura e del libro Naxos Legge, giunto alla nona edizione, godrà di una presentazione in una data quasi provocatoria. Come testimonia una lettera di Giovanni Verga indirizzata a Benedetto Croce nel 1915, il 31 agosto è infatti l’ufficiosa data di nascita del padre del verismo: non poteva esserci data migliore per presentare il quarto romanzo di Disma.

Il titolo non è nuovo per i letterati e non si tratta di una coincidenza. Dopo I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo, Giovanni Verga avrebbe proseguito il Ciclo dei Vinti con La duchessa di Leyra, edito da Treves. Ma per le vicissitudini personali dello scrittore catanese e per la difficoltà di narrare un contesto più abbiente rispetto a quello dei romanzi precedenti – difficoltà dichiarata da Verga in un’altra lettera, questa volta indirizzata a Capuana – la stesura del romanzo si è interrotta al primo capitolo. L’alone di austerità creatasi attorno agli studi su Giovanni Verga, tipico talento siciliano riconosciuto solo in età avanzata e considerato uno dei padri della letteratura siciliana solamente postumo, aveva finora stemperato ogni intenzione di proseguire l’interessante progetto verista, incentrato sulla descrizione della società siciliana e italiana attraverso sviluppi familiari intrecciati, posti su una scala sociale in ascesa: dalla povertà dei pescatori di Acitrezza, all’arrivismo di un proprietario terriero di Vizzini che riesce a garantire un titolo nobiliare a sua figlia. Da questo spunto Verga intraprese il terzo romanzo del Ciclo dei Vinti, la cui protagonista è Isabella Motta Trao Gargantas di Leyra, figlia di Mastro-don Gesualdo e moglie del palermitano duca di Leyra; una donna che vive insofferenze, passioni e rimpianti sullo sfondo dei principali moti risorgimentali a cavallo dell’Unità d’Italia.

Con grande delicatezza, Roberto Disma riesce a “recuperare” il primo capitolo del Verga, adattandone il linguaggio per una narrazione contemporanea senza alcuna rivisitazione, e dare vita al suo quarto romanzo storico incrociando la sua carriera di giovane autore con quella del suo prestigiosissimo conterraneo. Per proseguire la narrazione, la trasposizione a romanzo storico era necessaria e questo valorizza ancora di più il lavoro in un’intelligente unione tra personaggi storici e personaggi verghiani. I protagonisti del romanzo sono principalmente due, nell’intreccio di due storie apparentemente distanti fra loro nei luoghi e nel tempo: la duchessa di Leyra, che vive gli anni immediatamente precedenti allo sbarco dei mille tra amori, segreti e cospirazioni, e un giovane catanese di nome Nunzio Scipioni – cognome tipicamente verghiano, basti ricordare che il romanzo successivo a La duchessa di Leyra, di cui Verga però non ha lasciato alcuna traccia, si sarebbe intitolato L’onorevole Scipioni –, testimone di un’epoca che risale dai fatti di Bronte alla fine della dittatura di Garibaldi in Sicilia. L’intenzione essenziale del Ciclo dei Vinti è stata rispettata, compresi l’ideale dell’ostrica e la concezione del vinto, i fatti storici sono descritti tra una narrazione fluida e un rapporto epistolare che appassiona la lettura in un susseguirsi di immagini suggestive e colpi di scena. La Sicilia non è l’unica ambientazione del romanzo, già molto varia poiché spazia dai vicoli catanesi, alle campagne siracusane, ai salotti palermitani: seguono Malta, l’isola greca di Chio e persino le coste egiziane, in un romanzo che sa rivivere con grande sapienza un’epoca di grandi trasformazioni, molto frenetica e poco nota nei dettagli. La componente del viaggio, che accosta il romanzo di Disma al genere d’avventura, è l’unica caratteristica che pone distanze dalla probabile visione narrativa del Verga ma, come nel caso della scelta del genere storico, anche questa impostazione è stata giusta e quasi doverosa per impedire paragoni futili tra un giovane autore contemporaneo e un caposaldo della letteratura; inoltre, l’incontro tra lo stile verista e il gusto avventuroso è stato già collaudato con notevoli risultati da Luigi Capuana e, a proposito delle passioni di quest’ultimo, al Disma non manca la curiosità degna di chi si occupa di ricerca storica e l’interesse per l’esoterismo, rivelatosi un ottimo strumento per delineare con grande cura i ruoli e le tendenze dei vari gruppi ribelli e iniziatici, massonici e paramassonici, che hanno caratterizzato il Risorgimento.

La fusione Verga/Disma funziona, dà una freschezza e una dinamicità al primo mai riscontrata in precedenza per ovvie ragioni di stile dell’epoca; al secondo, dà la possibilità di cogliere una delle sfide più ardue per la letteratura contemporanea e sperimentare la reazione di uno scenario culturale completamente diverso da quello in cui Verga era costretto a imbattersi, con grandi sacrifici e incomprensioni protratte fino alla morte. Ieri come oggi, un autore siciliano tenta di affermare il suo percorso artistico con lavori di altissima qualità e poco incline alle tendenze commerciali, in grado di immaginare e proporre novità culturali e artistiche che piacciono al pubblico, riscuotono consensi e riconoscimenti anche prestigiosi, pur riscontrando non pochi ostacoli soprattutto nella terra da cui proviene, solita a trattenere i suoi figli in una deriva che reprime il loro talento. Infatti Roberto Disma viaggia costantemente, impegnato anche e soprattutto nel teatro come attore, autore e regista, con una giovane età e un grande talento per cui è bene augurarsi che quest’epoca sia pronta ad accoglierlo meglio di come abbia saputo fare la seconda metà dell’Ottocento con Giovanni Verga.

 

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