Sicilia Report
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L’isola della malinconia: letture autobiografiche in biblioteca

La video lettura sarà trasmessa sul canale YouTube degli Ateliers dell’immaginario autobiografico, alle ore 19:00 di lunedì 20 luglio

Proseguono le letture autobiografiche in biblioteca, una iniziativa dell’OdV Le Stelle in Tasca realizzata in collaborazione con la Biblioteca Comunale Vincenzo Bellini di Catania e grazie al sostegno dell’Assessorato alla Cultura e alla Direzione alla Cultura del Comune di Catania.
Il testo integrale di Carmela Pregadio (1931 Enna – Seveso MB), prima opera classificata con menzione di merito nella sezione racconti autobiografici della prima edizione di Thrinakìa, premio internazionale di scritture autobiografiche, biografiche e poetiche dedicate alla Sicilia, è letto e recitato ad alta voce dalle volontarie autobiografe dell’OdV Le Stelle in Tasca Silvana Nicotra, Anna Antonazzo e Francesca Bertino. La video lettura sarà trasmessa sul canale YouTube degli Ateliers dell’immaginario autobiografico, alle ore 19:00 di lunedì 20 luglio.

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Dall’archivio della memoria e dell’immaginario siciliano, il patrimonio immateriale culturale dell’OdV Le Stelle in Tasca, abbiamo selezionato questo testo, spiega il sociologo Orazio Maria Valastro, direttore scientifico dell’archivio, perché desideriamo mantenere vivo il ricordo dell’incontro con l’autrice, Carmela Pregadio, e inoltre, custodendo delle esperienze vive che condividiamo con amore, abbiamo scelto questo testo in quanto tratteggia in modo emblematico e toccante la storia di vita di una donna siciliana. Grazie al premio Thrinakìa abbiamo avuto la gioia e l’onore di conoscere la scrittrice Carmela Pregadio, una persona con la quale abbiamo condiviso altre edizioni del premio, avendo lei collaborato in qualità di giurata, ciò ha permesso di prolungare un rapporto umano di rispetto e di reciproca comprensione. Desideriamo quindi omaggiare la sua scrittura che con questo racconto rappresenta un arco temporale storico e sociale significativo e al tempo stesso incarna l’esistenza vissuta da molte donne, considerata con uno sguardo femminile che si interroga sul distacco dall’isola e su quei valori che spesso in modo contraddittorio o inconciliabile hanno contrastato o ridotto entro schemi rigidi la crescita personale e collettiva delle donne e della relazione fra uomini e donne.

Ecco alcuni passaggi del racconto autobiografico che avremo il piacere di ascoltare nel corso della première YouTube sul canale degli Ateliers dell’immaginario autobiografico.

L’isola della malinconia di Carmela Pregadio

Gli anni 40-45
«Mio padre accoglieva tutti e mia madre organizzava la nostra vita: realizzavamo di fatto una conciliazione politica basata sui legami di sangue: noi bambini percepivamo la Sicilia dai linguaggi che sentivamo parlare e dai modi, dai gesti, dalle storie di questi parenti che ci apparivano tanto diversi dalla gente del Nord che frequentavamo in paese.

Ci sentivamo sempre più simili a loro, e arricchiti dalla conoscenza di una civiltà, di un mondo, che ci appariva estremamente interessante.

La guerra finì e tutti quei profughi che avevamo accolto tornarono alle loro case, per fortuna senza subire sanzioni politiche, ma lasciandoci un grande vuoto, una separazione non tanto personale quanto culturale, anche se eravamo troppo giovani per prenderne del tutto coscienza.»

L’isola nel 45-50
«La prima immagine di quel viaggio in Sicilia mi porta nella mente un treno: un lungo treno abbastanza scomodo, dove io siedo tra mia cugina e mio fratello, che cercano di addormentarsi sulle mie spalle, uno a destra e l’altro a sinistra.

Io mi sento utile e importante, sto curando i piccoli, lascio in pace mia madre che è seduta davanti a me, assorta in pensieri per me inaccessibili, non so se tristi, certo non da condividere.

Un momento più vivace è l’attraversamento dello stretto e poi un altro treno, ancora più scomodo, ancora più nero. Poi non ricordo nulla, solo l’arrivo al paese, Pietraperzia, dopo chilometri di campagna, e la casa dei nonni, proprio sulla piazza del paese, dove si passeggiava dopo la controra.»

La Sicilia degli anni 50
«Per mia madre tornare a quel mondo che da ragazzina aveva appena sfiorato fu una grande gioia. Le sembrava naturale che anche mio fratello potesse goderne: doveva solo curare la sua salute per i postumi della ferita al torace che si era procurata e divertirsi. Mio padre era lontano, non c’erano confronti né rimproveri.

Ma per mio fratello non era così: si sentiva sicilianissimo e insieme desiderava tornare dove aveva vissuto fin da piccolo: nel Nord. Era lacerato dalla situazione, tutto gli sembrava che lo soffocasse, come un carcere, un collegio.

Anch’io andai a Palermo, in quegli anni, per rivedere mia madre. Feci il viaggio da sola, ero poco più che ventenne, ma nessuno si meravigliò. Presi di nuovo un treno non molto confortevole, attraversai lo stretto, senza toccare cibo, per un insieme di emozioni e mi ritrovai su di un altro treno, ancora più scomodo che subì un guasto e si fermò per parecchie ore in aperta campagna.»

La Sicilia negli anni 2000
«Dal mio secondo viaggio in Sicilia passarono 50 anni. Ma come? Mi ero sposata, avevo due figlie, mi ero laureata in lettere, perché Lettere all’Università Cattolica sembrava l’unica via percorribile per una ragazza di famiglia, del Sud.

Ma io facevo tutto con entusiasmo e quindi diventai serenamente professore di ruolo nelle scuole superiori, costruii con gli allievi un ottimo rapporto e affrontai con loro la crisi del ’68.

Nel frattempo avevo raggiunto l’indipendenza economica, mio padre era invecchiato e vedeva le cose diversamente, mio fratello non si sarebbe mai laureato in Medicina e allora io, con uno sforzo non indifferente, aggiunsi al lavoro, alla cura delle bambine, lo studio della medicina e mi laureai nei canonici sei anni.

Quando arrivai alla pensione riaffiorarono le nostalgie, i ricordi e volli concedermi un viaggio in Sicilia. Temevo che sarebbe stato l’ultimo.»

2013
«Ora gli anni e gli impegni verso la famiglia mi tengono prigioniera e temo di non rivedere più la Sicilia. Per questo seguo appassionatamente, in televisione, il commissario Montalbano, perché quei filmati mi danno i paesaggi, i volti, le case dell’isola e rivedo i salotti che si rincorrono nella casa del mio bisnonno, le tende, i pavimenti a mosaico, i lampadari con tanti bracci e i lumi che erano a petrolio e ora sono solo ornamenti.

Tutto questo mi manca e mi commuove.»

Canale YouTube Ateliers dell’immaginario autobiografico
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