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Benjamin Netanyahu

King “Bibi” è stato deposto, finisce in Israele l’era Netanyahu

Nel nuovo governo tutti leader che hanno rotto con lui, due anni d'impasse sul nome di Netanyahu

Gerusalemme, 13 giu.  – King ‘Bibi’ è stato deposto. Primo ministro più longevo ma anche più divisivo della storia d’Israele, Benyamin Netanyahu, guidava il governo da oltre 12 anni e gli israeliani, quelli che lo amano e lo detestano, ci metteranno forse un po’ ad abituarsi al cambio di passo. Perché il leader del Likud era da anni al centro dell’attenzione e le ultime quattro elezioni in due anni sono state tutte un referendum su di lui. Un sondaggio Channel 12 prima del voto di marzo chiariva bene il paradosso Netanyahu: il 51% degli israeliani non lo voleva premier, maallo stesso tempo era lui il politico con più consensi personali (36%)staccando nettamente tutti gli altri.      Pur di rovesciare Netanyahu, si sono messi insieme ben otto partiti in una coalizione eterogenea che riunisce partiti di destra, di centro, di sinistra e il partito arabo Ra’am. Ed è significativo che i leader di ben cinque di questi partiti siano stati ministri di Netanyahu e abbiano poi rotto con lui, a partire da Naftali Bennett (Yamina) e Yair Lapid (Yesh Atid) che si alterneranno nel ruolo di primo ministro. A loro si aggiungono Gideon Sa’ar (Nuova Speranza), Avigdor Lieberman (Yisrael Beitenou) e Benny Gantz (Blu e Bianco). Tre di questi leader – Bennett, Sa’ar e Lieberman – hanno iniziato la loro carriera politica come stretti collaboratori di Netanyahu, da cui si sono però progressivamente distanziati. Anche Ayelet Shaked (Yamina), che sarà una dei ministri, ha esordito in politica vicino a ‘Bibi’.

Abile e spregiudicato, il 71enne Netanyahu ha sempre manovrato, all’interno del suo partito e nel mondo politico, per ridimensionare i leader emergenti che avrebbero potuto fargli ombra. E l’ultimo governo di coalizione con Blu e Bianco non ha mai veramente funzionato, con Gantz tagliato fuori da molte decisioni. La rottura a dicembre, che ha portato alle elezioni di marzo, è apparsa un espediente di Netanyahu per evitare che Gantz diventasse premier nel novembre 2021, come previsto dagli accordi. Ma alla lunga le troppe manovre si sono rivelate controproducenti, conil risultato che nessun altro leader politico si fida veramente di Netanyahu. Così Bennett, malgrado sia ideologicamente affine al Likud, ha rifiutato tutte le proposte di ‘Bibi’ ed ha preferito una coalizione dove siedono anche partiti di sinistra come i Laburisti e il Meretz. Gli ultimi giorni del governo Netanyahu sono stati ad alta tensione politica con il premier che ha cercato di sottrarre deputati ai partiti della ‘Coalizione del cambiamento’, tuonando contro il “pericoloso” governo di “sinistra” che si stava formando.  Sui social, Bennett e altri deputati di destra sono stati bollati come traditori e minacciati di morte. Per questo a Bennett è stata subito assegnata una scorta a livello di primo ministro. E Nadava Argaman, capo dei servizi interni dello Shin Bet, ha lanciato senza un allarme senza precedenti per la crescita di messaggi di odio su internet.

Primo ministro dal 1996 al 1999, e poi ininterrottamente dal marzo 2009, Netanyahu ha fatto crescere Israele come nazione startup, mantenuto una relativa sicurezza, curato i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, ha ottenuto da Donald Trump lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, trasferito l’attenzione dalla questione palestinese alla minaccia iraniana. Alle ultime elezioni di marzo si è presentato con due importanti successi: la vaccinazione a tappeto contro il covid-19, per il quale si è speso personalmente, e gli accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti con Emirati Arabi, Bahrein e Marocco. Ma col tempo Netanyahu ha visto diminuire i suoi consensi e sul suo nome si era creata una sorta d’impasse. Incriminato per corruzione, Bibi ha sempre rifiutato di fare un passo indietro, dicendosi innocente e vittima di una caccia alle streghe. Tutte le quattro volte che si è votato negli ultimi due anni, Netanyahu ha ottenuto forti consensi, ma non abbastanza per governare con i suoi alleati ultraortodossi e di estrema destra. E ha manovrato per prendere tempo o tornare alle urne, ben sapendo che intanto sarebbe rimasto premier ad interim. Alla fine gli altri partiti hanno messo da parte le loro differenze e si sono uniti per evitare una quinta elezione, estromettendo Netanyahu.

La nuova coalizione ha una maggioranza fragile, ma per molti commentatori è un’occasione per riconciliare le tante anime d’Israele, dopo gli anni della contrapposizione, che Netanyahu ha sicuramente alimentato per conquistare voti. Un ruolo particolare potrà svolgerlo il partito Ra’am, portavoce degli arabo israeliani.  Bibi non ha comunque intenzione di arrendersi. Si batterà in tribunale contro le accuse di corruzione e intende rimanere leader del Likud e capo dell’opposizione. E’ sempre stato un combattente e non si farà mettere facilmente da parte. Al suo fianco rimarrà Sara, la moglie spesso accusata di eccessivo protagonismo, che in questi anno ha diviso la scena pubblica con lui.
(Adnkronos)

 

 

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