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Magie Siciliane: i Friscaletti della creazione del Mondo

Il soffio vitale, i friscaletti siciliani e il suono primordiale dell'OM , fin dalla notte dei tempi, le espressioni sonore, in particolare quelle legate all’emissione del fiato e alla voce, si sono dunque accompagnate al binomio magia-creatività, così da suggerire spesso visioni di ogni tipo e colorare l’immaginario.

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In principio fu il soffio.
Poi venne l’uomo.
E il soffio si fece suono, incarnandosi in forme primordiali, conobbe insolite prigioni, consolò la solitudine degli umani.
Sarà perché la musica (come ben attesta anche lo sciamanesimo) è sempre stata considerata lo strumento privilegiato per entrare in connessione con la Natura e il mondo spirituale.
Sarà perché, allo stato embrionale, il primo a svilupparsi è il senso dell’udito.
O perché la struttura morfologica dell’orecchio si mostra a spirale, un archetipo mitologicamente associato al labirinto e oggi anche ad DNA, alle galassie, al tempo nel suo asse, e allo spazio per i suoi cerchi.
Sarà perché tutto si rivela in connessione, come avevano già compreso i Pitagorici ma adesso ci conferma e testimonia pure la scienza moderna, grazie alle onde elettromagnetiche emesse dal continuo movimento degli elettroni in ogni cellula, in una straordinaria e mirabile corrispondenza tra micro- e macro-cosmo.
Fatto sta che tutte le grandi cosmogonie, da quella vedica a quella biblica, cominciano da una vibrazione se non piuttosto un suono, l’Om o Aum primordiale delle Upanishad o il Fiat lux del Genesi. Verrebbe anzi fatto di sostenere che la volontà divina si manifesti sempre attraverso un suono, ciò che per primo ha occupato lo spazio vuoto, il non essere.
Fin dalla notte dei tempi, le espressioni sonore, in particolare quelle legate all’emissione del fiato e alla voce, si sono dunque accompagnate al binomio magia-creatività, così da suggerire spesso visioni di ogni tipo e colorare l’immaginario.
Soprattutto quello infantile, che in genere ha trovato la sua traduzione più naturale in uno strumento antichissimo, monotonale, a volte perfino rudimentale nella sua semplicità, eppure straordinariamente versatile: il fischietto.
E questo un po’ dappertutto, dalle civiltà pre-cristiane a quelle pre-colombiane, senza differenze, quasi ad attestare un’ideale uniformità di usi e costumi tra popoli, pure lontanissimi e diversissimi tra loro.
U’ friscalettu siciliano non solo non ha fatto eccezione, ma ha per secoli rappresentato un’iridata promessa, un dono agognato, un premio ambito o addirittura uno status symbol.
Un oggetto prioritariamente connesso all’infanzia, tanto da essere inserito finanche nei corredi funebri dei defunti in tenera età, come talismano contro i demoni degli inferi, ma in fondo capace di rivolgersi al fanciullino presente in ogni adulto sensibile.
Molteplici e diffuse le mostre e le rassegne attualmente dedicate a questo piccolo, grande manufatto, frutto non di rado di cura e sapienza artigianale.
Ma più di tutto di fantasia.


Le esposizioni che, permanenti o transitorie, si rincorrono lungo un po’ tutto il territorio isolano, ne attestano non a caso il trionfo, con il loro rutilante sfoggio di colori, forme, fogge e figure, ispirate ai soggetti più vari e ameni.
Tutta una fioritura di uccelli, animali, soli e lune, personaggi fiabeschi – tra i preferiti un Pinocchio tra gendarmi nasuti come lui (quasi in un provocatorio quis custodiet custodes) -, o reali, uomini panciuti e donne bislacche, cavallucci a dondolo, sirene, teatranti e maschere, mostri, draghi e cavalieri. Di materiali differenti, ma in genere in ceramica e sgargianti nelle tinte.
Unica prescrizione, l’imboccatura con la camera d’aria.
Bene che funzionino e in genere è uno spasso anche solo il metterli alla prova.
Ma, in caso contrario, che importa?
Purché abbiano fatta salva la poesia dell’infanzia, basta e avanza per esser loro grati.

Tutti gli articoli di Gabriella Vergari, concessi in licenza gratuita per la pubblicazione e la conseguente divulgazione al giornale on line www.siciliareport.it, sono protette dal diritto d´autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. È quindi assolutamente vietato pubblicare, copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contenuto o immagine concernente i racconti, perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso. É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma non autorizzata espressamente dall´autore Gabriella Vergari.

tratto dal libro Capriccio Siciliano Edizioni Carthago

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