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Pina Spinella tra il Ritorno e Aci e Galatea la scrittura come autoterapia

ha pubblicato Il ritorno e Il mito per Aci e Galatea con Edizioni Carthago

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Chi è Pina Spinella?
Pina Spinella è un’insegnante di scuola Primaria che ha dovuto lasciare il suo amato lavoro e gli alunni per inabilità al lavoro, dovuta a malattia.
Sono un’appassionata lettrice e ho studiato scrittura creativa. Nel 2010 sono stata vittima di un episodio di malasanità che mi ha procurato la setticemia, tenendomi in coma per 38 giorni: non camminavo, non parlavo, avevo complicazioni respiratorie. Ho reagito con determinazione e tanta riabilitazione e ho superato quel brutto periodo.

Come sono nate le storie dei suoi libri?
Ho iniziato a scrivere nel 2013 per riesaminare quello che mi era successo e raccontare il mio meraviglioso ritorno alla vita. Così è nato il mio primo libro “Il ritorno” edito da Edizioni Carthago che ha avuto una menzione d’onore al Buk festival di Modena e altri premi. Ero ormai in pensione e la scrittura mi teneva impegnata. Il secondo libro “Il mito di Aci e Galatea”, sempre per la Carthago, è nato per raccontare la storia d’amore che dà il nome ai nostri territori e valorizzarla. Ho pronto un nuovo romanzo che è la storia di una giovane insegnante di Acireale che per lavoro si trasferisce in Toscana e qui troverà l’amore ma si troverà coinvolta in un femminicidio.

Scrivere è una forma di autoterapia?
Per me lo è stata….
Scrivere per guarire è stato un conforto e allo stesso tempo un dare spazio alla passione che avevo nel cuore da sempre.
Qual è la sua mission?
La mia mission è raccontare, far entrare il lettore nel mio mondo interiore ricco di storie, far riflettere, esternare i buoni sentimenti: amicizia, amore, emozioni, solidarietà.

Che cos’è la letteratura?
Per me è un tesoro a cui attingere, è l’anima e il cuore di generazioni passate, è una ricchezza da cui partire per scrivere.

Chi sono i suoi lettori?
I miei lettori sono persone vicine o lontane che amano i racconti, la fantasia, le emozioni, i sentimenti.
Crede nell’immortalità della parola?

Credo fortemente nell’immortalità della parola che supera lo spazio geografico e temporale per affermare temi e valori universali.
Come finirà “l’ignoranza dei social”?
Non so come finirà, ma mi fa paura la superficialità e la facilità di copiare idee e contenuti. Per me dietro un buon libro, dietro una persona che ama la cultura, troviamo tempo dedicato a studiare, impegno, spirito critico, analisi delle situazioni e prudenza di giudizio. Ne vedo molto poco nei social!

 

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