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Lo scrittore Emanuele Mario Spitaleri, “Un’anima in bilico nel nulla del vuoto” di Georges Ivanovič Gurdjieff

Tutto accade in questo mondo. Non puoi far nulla per cambiare questo stato di cose: al massimo ne puoi divenire cosciente, che é ben diverso dall'esserne completamente incosciente…

Tempo di lettura: 6 minuti

Il libro “Uomo e Universo allo Specchio” di Emanuele Mario Spitaleri, edizioni Carthago, è il risultato finale (o iniziale come dovrebbe essere la ricerca accademica filosofica sulle domande fondamentali: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?) di una tesi di laurea in Scienze pedagogiche che per la caparbietà, rinascita personale e curiosità intellettuale dell’autore si è materializzata in un’opera valida come approccio all’Opera di un grande pensatore come Georges Ivanovič Gurdjieff.

 

Ci racconta l’autore: “Uno “strano” uomo armeno, un mistico, un maestro di danze, un guru che ha creato una commistione di antiche filosofie orientali rendendole in qualche modo fruibili dall’occidente. Con la sua Opera Gurdjieff ha ispirato numerosi artisti tra cui il cantautore Franco Battiato: il suo pensiero è infatti presente nei brani come Shock in my Town, Centro di gravità permanente, Chanson Egocentrique, e Voglio vederti danzare. E se Gurdjieff continua ad ispirare giovani scrittori e studiosi come Emanuele Mario Spitaleri, non tutto è perduto… a memento delle future generazioni.

Susanna Basile: Chi è Emanuele Mario Spitaleri?

Questa é davvero una domanda interessante, tutt’altro che semplice per iniziare.  Solitamente la faccio io a chi segue le presentazioni del mio libro. In molti risponderebbero come direbbe Gurdjieff “versando il nulla nel vuoto”, cosicché capita spesso che gli spettatori presenti, rispondono indicando la professione o i vari orpelli che hanno raggiunto nel corso della loro vita. Difatti, se lei mi avesse chiesto cosa faccio nella vita, le avrei risposto che faccio l’educatore, che ho completato i miei studi in scienze pedagogiche e che mi piace cantare. Ma se mi chiede chi sono, non posso che risponderle “nessuno”. Forse sono un agglomerato di atomi, forse un insieme di vibrazioni, nel mio libro ho scritto “un’anima” giusto per trovare una forma per definire me stesso, ma anche di questo non sono sicuro…

Emanuele Mario Spitaleri: Facciamo così, le rispondo alla maniera del filosofo Nietzsche: sono una corda tesa, un ponte fra ciò che ero e ciò che sarò, sempre che esista veramente il tempo lineare per come lo intendiamo noi, e considerato oltretutto il modo in cui certi ponti crollano oggigiorno, anche questa definizione in fondo non rivela che la natura transitoria del mio essere…

S.B. Perché scrive libri? Scrivere un saggio poi, su Gurdjieff: una follia…

E.M.S. A proposito di follia mi ha sempre affascinato la carta del matto dei tarocchi. Difatti in questa domanda forse si nasconde già la risposta! Scrivo per esprimere la “mia follia” in questo mondo troppo regolare, scialbo, monocorde nel senso stesso della parola come musicalità, visto che mi piace cantare. Credo che in questo luogo che conosciamo come pianeta Terra, si suoni solo una nota, un solo colore di quella che é l’ampia gamma di sfumature cromatiche e musicali esistenti: la nota della moralità, del politicamente corretto, dell’illusione, della casualità degli eventi…per questo “monocorde”. Io scrivo perché é un modo per comprendere invece di quali altri colori “musicali” sono fatto, quante altre note risuonano in me di questa straordinaria opera sinfonica che é l’Universo. Forse soltanto per cercare di capire qual é il mio posto in questa polifonia e fare del mio meglio per accordarmi al “Tutto”. Forse ancora, per immortalare questa follia, per renderla eterna…o meglio, per ricordarmi che questa follia é l’unica vera parte immortale di me.

S.B. Com’è si è avvicinato alla Quarta Via di Gurdjieff?

E. M. S. Avvicinato é un parolone! Ho scoperto semplicemente che esisteva questa carismatica e complessa “Quarta Via” e mi sono sentito attratto come un magnete. In un periodo della mia vita in cui prendevo coscienza della mia “nullità”, intesa sia come microcosmo e macrocosmo rispetto all’universo, mi sono trovato estraniato e catapultato, in mezzo a tanti approcci e persone che cercavano di edulcorare questo “nulla nel vuoto” rendendolo “socialmente apprezzabile”. Proprio in quel momento, per intenderci “lì e allora” come sono “qui e ora”, venni a conoscenza di quest’uomo, Gurdjieff per l’appunto (non direttamente é chiaro), che mi svelava una verità: tutto accade in questo mondo, non puoi far nulla per cambiare questo stato di cose, al massimo ne puoi divenire cosciente che é ben diverso dall’esserne completamente incosciente. Questo il libro sulla Quarta Via scritto da un allievo di Gurdjieff, Petr D. Uspenskij

 

S.B. Scrivere è una forma di autoterapia?

E. M. S. Scrivere é un modo per conoscere sé stessi, uno dei tanti e infiniti modi. Probabilmente un modo per tirare fuori ciò che c’è dentro, e quindi in questo senso “catartico” e liberatorio, diventa certamente anche una forma di autoterapia. Ma non credo sia solo questo, credo sia qualcosa di più. É un modo per connettersi a una parte molto profonda di noi, che forse non conosceremo mai abbastanza, perché nel momento in cui la conosciamo smettiamo di essere ciò che eravamo e diveniamo qualcos’altro…

S.B. Qual è la sua mission?

E. M. S. Qualcuno direbbe che nel nostro nome si racchiude il senso di ciò che siamo venuti a fare su questo piano di manifestazione. Il mio nome é Emanuele, che in lingua ebraica vuol dire “Dio in noi” (e non “Dio con noi” come si dice erroneamente; anche se sulle sfumature e i nomi di Dio possiamo stare a parlare all’infinito). Forse la mia mission é scoprire questa parte: sarà forse questo il motivo per cui scrivo e faccio l’educatore, poiché “ex-ducere” (educare) é certamente estrapolare questa parte, partorirla e aiutare gli altri a farla partorire in sé stessi..

S.B. Potrebbe essere il daimon socratico, un essere che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediario tra queste due dimensioni. Magari il demone nella devozione cristiana e quindi “I racconti di Belzebù raccontati a suo nipote” scritto proprio da Gurdjieff e il loro ex-ducere, avrebbero un senso. In qualche modo io mi sento una “suo nipote”.  Almeno come discendenza spirituale. E penso anche lei.

E.M.S.  L’influenza delle riflessioni di  Gurdjieff, anche nei suoi racconti, non lascia indifferenti.

S.B. Allora in qualche modo Gurdjieff potrebbe essere un grande educatore, un pedagogista?

E. M. S. Sarebbe fantastico! Ma troppo fuori dalle righe! Soprattutto quelle “musicali”! Metterebbe in discussione il sistema educativo vigente! Metterebbe in discussione “l’educazione” sia dei buon-educatori e sia di quelli mal-educati.

S.B. Che cos’è la letteratura?

E. M. S. É una fabbrica di lettere, di parole, di messaggi…un’officina di idee espressa in segni, in simboli. Forse una forma di creazione nelle mani dell’uomo, nel senso più demiurgico, come lo intendeva Platone. Tirare fuori dal ricettacolo del “non manifesto” ciò che “esiste” da sempre è dargli ordine e misura. Quando scrive, l’uomo cosciente diventa un “co-creatore: lo stesso si può dire a mio avviso di chi utilizza altre forme d’Arte. L’Arte in generale e quindi la letteratura come una delle sue forme specifiche, é un mezzo straordinario per dimostrare che la parola, intesa come Logos, non é morta: é solamente perduta, smarrita, magari codificata, cifrata, nascosta…e va ritrovata, svelata ed esposta. Il Logos originario è qualcosa di non esprimibile paradossalmente a parole. Per questo si dice che “quando l’allievo è pronto il maestro arriva”…

S.B. Chi sono i suoi lettori?

E.M.S. Sono uomini e donne alla ricerca di qualcosa. Chiunque si affacci alle domande più semplici ma anche più profonde: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

S. B. Come finirà con “l’ignoranza dei social”?

E.M.S. É appena iniziato tutto, non posso sapere come finisca. Di certo siamo di fronte a un fenomeno particolare che pone l’essere umano su un piano totalmente nuovo rispetto a quello che consideriamo passato nella presunta linearità del nostro spazio-tempo. Ci troviamo immersi in una dimensione di certo amplificata, dove gli stimoli sensoriali, e le immagini soprattutto, sono a milioni, e dove i social sono i maggiori promotori di questa rivoluzione sensoriale. Tutto questo, ripetuto a questi livelli, probabilmente modificherà qualcosa anche a livello sottile negli esseri umani. Credo che ciò però dipenda dal livello di coscienza con il quale ci approcciamo a questo nuovo fenomeno. Io non mi schiero né con gli apocalittici né con i sostenitori. Credo semplicemente che chi “dorme” continuerà probabilmente a “dormire” e quindi a ignorare; chi è “sveglio” d’altro canto, sempre che ce ne siano molti, probabilmente continuerà a “svegliarsi”. Il grande problema dell’uomo contemporaneo é il problema della coscienza, della consapevolezza, non dei social. I social e il modo in cui vengono utilizzati sono solo lo specchio di uno stato di coscienza collettivo. Uno fra i tanti dilemmi che  emerge in “Uomo e Universo allo Specchio”: come sarebbe il mondo se fossimo veramente coscienti di ciò che siamo,  che facciamo e dove andiamo?

 

 

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