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Addio a Sergio Lepri, un. maestro del giornalismo italiano

Roma, 20 gen. (Labitalia) – Addio a un maestro del giornalismo italiano: Sergio Lepri, storico direttore dell’agenzia Ansa dal 1961 al 1990, è morto a Roma all’età di 102 anni. Era nato a Firenze il 24 settembre 1919 ed era giornalista professionista dal 1945. E’ stato caporedattore de “Il Giornale del Mattino” di Firenze dal 1953 al 1956; capo del Servizio stampa della Presidenza del Consiglio nel governo di Amintore Fanfani dal 1958 al 1959, per assumere due anni dopo la guida dell’Ansa. Per trenta anni, amava ripetere, la sua direzione ha assicurato “a tutta la stampa scritta e parlata e anche ai più importanti organi pubblici e privati una informazione completa e imparziale”. Lepri si era dedicato dagli anni ’90 ad un’intensa attività di saggistica e di docente di Linguaggio dell’informazione presso la Scuola di giornalismo dell’Università Luiss dal 1988 al 2004.

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Lepri ha forgiato l’Ansa come palestra di stile nel linguaggio (autore di un vademecum interno che ha fatto scuola a centinaia di giornalisti) e di libertà nella completezza dell’informazione nel corso della più longeva direzione dell’agenzia di via della Dataria. In un saggio pubblicato nel 2021 per la rivista “Nuova Antologia”, ricordava come fino agli anni Sessanta la censura era “una prassi abituale”. “Oggi è impensabile e, grazie agli attuali mezzi tecnologici, praticamente impossibile impedire la divulgazione di un documento importante”, spiegava Lepri, che per il 100esimo compleanno è stato ringraziato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il suo ruolo di protagonista nella storia dell’informazione, “ma negli anni Sessanta l’intervento censorio del potere politico e anche economico era prassi abituale, così come l’autocensura dei giornali”.

Nel suo contributo Lepri citava uno scontro con l’allora presidente del Consiglio Aldo Moro, impegnato a scoraggiare la pubblicazione di una lunga e vivace dichiarazione del liberale Giovanni Malagodi, molto critico verso l’apertura a sinistra della Dc. “Era il 1962, e Moro mi chiese se l’Ansa avrebbe trasmesso l’intervento di Malagodi. Difesi il ruolo dell’agenzia, che era tenuta a non ignorare informazioni di generale interesse. ‘Mi rendo conto’, disse lui, mostrando di aver capito e accettato il posto dell’informazione in una società pluralistica”. L’episodio ebbe rilevanza storica: in un’epoca in cui Internet non esisteva e le agenzie erano l’unico strumento dell’informazione di base, il riconoscimento della funzione dell’Ansa nella dialettica di una democrazia liberale segnò un modo nuovo di concepire il rapporto tra stampa e potere.

All’Università di Firenze Sergio Lepri si era laureato in filosofia nel 1940; la tesi era sull’estetica di Benedetto Croce. “Lei l’ha distrutta – disse il suo relatore – senza costruirne una sua”. “Mi lasci tempo” rispose Lepri, “ho solo vent’anni”. Ha mantenuto l’impegno, continuando a occuparsi di arte e di estetica a modo suo. Nel 1943 era sottufficiale (ufficiale no, perchè gli mancavano due millimetri di statura) all’Ufficio operazioni del Comando della Quinta Armata e così fu testimone in prima fila di quello che successe dopo l’arresto di Benito Mussolini il 25 luglio e l’armistizio dell’8 settembre. “Meglio – raccontava – degli storici”; vicende su cui ha poi scritto molti articoli, soprattutto per “Nuova Antologia”. Al giornalismo Lepri è arrivato durante la Resistenza, dirigendo a Firenze il giornale clandestino del Partito liberale “L’Opinione”. Poi, a guerra non ancora finita, entrò nel 1945 alla “Nazione del Popolo”, organo del Comitato di liberazione. Nel 1950 era redattore capo del “Giornale del Mattino”, il quotidiano che, diretto da Ettore Bernabei, veniva chiamato l’organo della ‘repubblica fiorentina’ di Giorgio La Pira. Nel 1956 ne divenne corrispondente da Parigi, quando Bernabei passò al “Popolo” l’organo della Dc. Nel 1957, giornalista senza tessere (votava per il Partito repubblicano), Lepri fu scelto da Amintore Fanfani come suo portavoce e poi come capo del Servizio stampa del suo governo dal 1958 al febbraio del 1959. Un anno e mezzo dopo, disoccupato, fu assunto dall’Ansa nel settembre del 1960 e nominato prima vicedirettore nel gennaio 1961 e poi, un anno dopo, direttore. Da impresa artigianale, l’Ansa crebbe anno dopo anno. Negli anni Settanta era diventata – dopo Ap, Afp, Reuter – la quarta agenzia di stampa nel mondo, in competizione con la tedesca Dpa e la spagnola Efe. Negli anni Ottanta era, dopo l’inglese Reuters, l’agenzia più avanzata sul piano informatico; fu la prima agenzia nel mondo ad avere un archivio elettronico delle informazioni. Ha lasciato la direzione dell’agenzia nel 1990. Lepri ha scritto parecchi libri, molti di didattica dell’informazione, come li chiamava lui: ‘Manuale di linguaggio giornalistico’ (Etas, 1976 e 1982); ‘Le macchine dell’informazione’ (Etas, 1984), ‘Medium e messaggio’ (Gutenberg, 1986e 1987, insignito del Premio Fabri, del Premio Campione e del Premio Prato Europa); ‘Scrivere bene e farsi capire’ (Gutenberg, 1988 e 1989); ‘Professione giornalista’ (Etas, 1991 e 1993); ‘Mezzo secolo della nostra vita’ (Gutenberg, primo volume 1992, secondo 1993, terzo 1994); ‘Dizionario della comunicazione’ (Le Monnier, 1995); l’ultimo è’News, manuale di linguaggio e di stile per l’informazione scritta e parlata’ (Rizzoli, 2011).

Ha scritto anche libri di storia e il più importante è “L’agenzia Stefani da Cavour a Mussolini” (Le Monnier, 1999 e 2001). L’ultimo libro l’ha scritto a 94 anni con Ettore Bernabei: “Permesso, grazie, scusi. Dialogo fra un cattolico fervente (Ettore) e un laico impenitente (Sergio)” (Rai-Eri, 2015). Dal 1986 al 2004 è stato docente di ‘Linguaggio dell’informazione’ nella Scuola di giornalismo della Luiss. Ha praticato con regolarità tre sport: il tennis (fino al2015), la roccia (fino al 2006) e lo sci di fondo (ancora). Ha avuto parecchie onorificenze e ad una teneva molto: quella di Cavaliere di Gran Croce, l’onorificenza più alta della Repubblica italiana. Tra gli altri riconoscimenti ottenuti quelli di Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore della Repubbica francese e di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica argentina. Aveva vinto il Premio Marzotto di giornalismo nel 1953 per i suoi articoli sugli Stati Uniti e il Premio Saint Vincent nel 1956 per i suoi articoli sull’Unione Sovietica. Nel 2002 ha ricevuto il Premio Saint-Vincent intitolato a Indro Montanelli’Testimone del secolo’ e nel 2016 il Premio Biagio Agnes alla Carriera.

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