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Ordine architetti Catania e Palermo scrivono a Musumeci: «Serve una legge speciale»

La proposta dei presidenti Amaro e Miceli per sostenere la ripartenza: interventi sui Lavori Pubblici, sull'edilizia privata e digitalizzazione delle procedure

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«Una legge speciale per evitare il crollo del settore edilizio, colonna portante della nostra economia». Questo l’invito lanciato dai presidenti dell’Ordine degli Architetti di Catania e Palermo, Alessandro Amaro e Francesco Miceli, al governatore della Regione Siciliana Nello Musumeci, con un documento dettagliato contenente la proposta di una norma speciale che possa fungere da “esempio” anche per il resto d’Italia – come spesso è accaduto in passato con altri dispositivi normativi – e facilitare la ripartenza dopo l’emergenza Covid-19.
«Non si tratta solo di un’emergenza sanitaria, ma anche di un allarme economico e sociale che dev’essere affrontato con azioni pianificate. Ragion per cui bisogna pensare non solo a fronteggiare il momento, ma anche la fase di ripartenza», sottolineano i due massimi rappresentanti di categoria, che hanno individuato tre blocchi su cui operare. «La storia ci ha insegnato che dopo grandi crisi si è ripartiti attraverso la realizzazione di interventi di opere pubbliche. Il settore potrà ripartire solo mettendo a disposizione tutte le risorse economiche possibili e pagando professionisti, imprese e fornitori in tempi ridotti».

«Un nodo da sciogliere tempestivamente – proseguono Amaro e Miceli – riguarda la riduzione di rilascio delle autorizzazioni. Unica soluzione per raggiungere l’obiettivo è quella di affidare ai liberi professionisti l’intera progettazione e direzione dei lavori. In modo diretto per i servizi sottosoglia (ovvero che non superano i 40mila euro) o attraverso un sorteggio pubblico tra gli iscritti all’Albo Unico Regionale, aggiornato e con il compito di rilasciare un certificato che consenta all’Ente di verificare le competenze. E per le opere di particolare rilevanza, attraverso il concorso di progettazione in due gradi».

Questo per quanto riguarda il settore pubblico: «Nel privato invece, molti immobili andrebbero riconvertiti. Servirebbero degli incentivi che spingano alla ristrutturazione o demolizione e ricostruzione. Ma anche permettere ai Comuni di deliberare che i costi a carico della committenza non superino il 50% del totale per le nuove costruzioni e che il contributo afferente al permesso di costruire comprenda una quota del costo di costruzione non superiore al 10%. Ciò quale incentivo alla rigenerazione e alla sostituzione edilizia intesa quale valido strumento per la trasformazione dei tessuti. Anche qui, però, bisognerà ridurre i tempi per il rilascio delle autorizzazioni, possibilmente attraverso l’attivazione telematica dello Sportello Unico dell’Edilizia e dello Sportello Unico delle Attività Produttive».

Altro aspetto è quello della digitalizzazione, importante anche per velocizzare l’affidamento dei lavori: «In questo periodo di emergenza ci si è resi conto di come sia fondamentale avere una pubblica amministrazione tecnologicamente attrezzata – continuano i presidenti – in alcune situazioni, purtroppo, lo smartworking è stato possibile solo attraverso mezzi personali. In altre, invece, è stato difficilissimo avere contatto con alcuni Enti perché obsoleti e costretti a operare con documentazione cartacea. La digitalizzazione del sistema è ormai imprescindibile e alcune piattaforme potrebbero essere utilizzate da più Enti per evitare differenze nelle procedure».

«In Sicilia, grazie all’autonomia regionale, abbiamo la possibilità di emanare una norma speciale per l’emergenza, anche limitata nel tempo. Crediamo – concludono Amaro e Miceli – che sia necessaria una legge che racchiuda questi tre aspetti fondamentali per la ripartenza dei cantieri. I nostri Ordini sono pronti a collaborare, sin da subito, per predisporre questo progetto di ripresa».

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