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Tzim Tzum Bang, Nicola Bizzi ci racconta Arturo Reghini: esiste una Tradizione Occidentale e una Tradizione Orientale?

Ancora una volta il magnifico ricercatore, Nicola Bizzi, storico, editore di Tradizione Occidentale e di altri testi di Arturo Reghini, ci accompagna in mirabili dissertazioni su che cosa è la Tradizione, spiegandoci che ne esistono “diverse”, perché “diverse” sono state le “ere” in cui gli esseri umani e gli dei si sono dati delle vie “diverse” di conoscenza

Ancora una volta il magnifico ricercatore, Nicola Bizzi, storico, editore di Tradizione Occidentale e di altri testi di Arturo Reghini, ci accompagna in mirabili dissertazioni su che cosa è la Tradizione, spiegandoci che ne esistono “diverse”, perché “diverse” sono state le “ere” in cui gli esseri umani e gli dei si sono dati delle vie “diverse” di conoscenza. Molte scuole di pensiero esoterico ed iniziatico, sia in Oriente che in Occidente, tendono a sostenere, con inaudita e dogmatica insistenza e talvolta cronometrica ricorrenza, la presunta esistenza di un’Unica Tradizione Primordiale e di un’ipotetica unità trascendente di tutte le religioni. La Tradizione Misterica degli Eleusini Madre, la più antica e longeva scuola iniziatica dell’area mediterranea, ha però sempre contrastato e respinto con forza una simile visione. Secondo tale elitaria scuola, infatti, non sarebbe affatto vero che tutte le religioni che col tempo si sono formate e/o differenziate proverebbero indistintamente da una mitizzata “religione primordiale” enunciata dalla visione pitagorico-platonica.

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Nicol Bizzi: “Esiste una tradizione microcosmica e una tradizione macrocosmica, esiste una tradizione di una città, di una nazione, di un popolo, la tradizione di una certa cultura, religione di un certo modo di pensare…”

Nicola Bizzi introduzione “Sulla Tradizione Occidentale”:  “In effetti, come ci confermano varie fonti, è proprio anche grazie all’operato di un qualcosa di molto simile alle fratrie che la Tradizione Misterica è riuscita a sopravvivere, con un filo ininterrotto, dall’antichità fino ad oggi. Sia gli Eleusini Madre che quelli di altri ordini e riti questo lo sanno molto bene, perché, a prescindere dalla parallela sopravvivenza delle istituzioni ecclesiali occultatesi all’interno delle Scuole Neoplatoniche, delle Accademie e di altre simili strutture, una cospicua parte dell’antico patrimonio misterico e sapienziale è sopravvissuto all’interno di gruppi di famiglie, che potevano o meno essere in contatto fra loro (ma che per molti secoli preferirono non esserlo), famiglie che potevano essere o divenire anche di natura allargata, sul modello del clan, della tribù o della fratria, qualora se ne presentasse la necessità (ad esempio, nel caso della mancanza di un erede diretto per linea di sangue, ricorrendo ad adozioni di persone fidate o a matrimoni a tal fine pianificati). Famiglie in cui la tramandazione del patrimonio sapienziale e della conoscenza iniziatica sovente avveniva secondo una regola non scritta ma motivata da tutta una serie di ragioni di sicurezza: quella del salto generazionale, con il passaggio – ad esempio – da nonno a nipote. E molte di queste famiglie sono coincise, nella storia, con importanti dinastie, casate nobiliari e signorie, come nel caso dei Medici, dei Gonzaga, degli Este, dei Visconti, dei Da Varano, dei Da Montone o dei Malatesta. Appare decisamente significativo quanto scrisse a riguardo Giulio Parise nel 1947:

“Qualcuno forse rammenta di aver udito accennare, o di aver letto, fugaci accenni ad una Tradizione autoctona, di pretto carattere Italico, trasmessa da epoca arcaica e tuttora esistente; qualche studioso di cose massoniche sa che, dopo la creazione della Gran Loggia di Londra, nel periodo della massima espansione della fratellanza iniziatica così rinnovata nella forma, vi fu chi, dall’Inghilterra e dalla Francia, venne qui, a cercare quelle regole dell’Arte che si sapevano qui note, e non altrove”.

Riporto qui di seguito il testo di un documento manoscritto segreto risalente al XIX° secolo, conservato dalla Scuola Eleusina Madre di Firenze. Nonostante sia stato oggetto di una qualche forma di censura che ne ha omesso i nomi contenuti, sostituendoli con delle iniziali puntate, risulta molto chiaro ed esplicativo:

“In alcuni ceppi di famiglie, pare che si siano tramandate, di padre in figlio o da nonno a nipote, alcune “leggende”, non sapremmo come chiamarle altrimenti, attraverso le quali era possibile ricostruire un’eredità agli occhi dei più scomparsa (…).Si sa, ad esempio, che il Conte di V., che visse nella Lorena del XVIII° secolo, riuscì a raccogliere una gran massa di certe informazioni da altre famiglie, che aggiunse a quelle già in suo possesso, tramandategli dai suoi antenati nel castello di F. Informazioni che gli permisero di costituire ben dodici volumi di seicento pagine l’uno. Ma il Conte di V. era ben conscio di aver raccolto soltanto la centesima parte di una certa tradizione segreta. Egli non fu il solo, in tempi moderni, a detenere un corpo letterario segreto. Si diceva, ad esempio che la raccolta del conte di S.G. fosse colossale e che G.C., personaggio notissimo nella letteratura, ne possedesse una simile. Un’altra, sicuramente, era in mano ai Re di F. Se si potesse riunire questo sapere sotterraneo, si potrebbe certamente venire a capo di qualcosa di sensazionale, ma ogni Famiglia, Circolo o Scuola, è sempre stata rigorosamente gelosa del proprio patrimonio culturale, sempre pronta a prendere il mancante al proprio sapere senza niente concedere in cambio. Pare che tali nozioni, giunte attraverso i secoli, siano le stesse di cui si occupavano i vati etruschi, i quali erano tutti di scuola Eleusina, e così i Proto-Eleusini di Ordine Kureta di Rito Cretese, i circoli segretissimi degli Eleusini Orfici  degli Eleusini Samothracensi, degli Eleusini Pitagorici, degli Eleusini di Rito Egiziano, di Rito Romano, etc., nonché la Scuola selettiva degli Eleusini Madre e il Circolo segretissimo dei sacerdoti del Dio Ampu, nel quale furono in tarda età accettati anche alcuni Platonici. Tutti questi avrebbero appreso il Sapere, ovvero la Disciplina Arcaico-Erudita, dai Minoici-Lelegi, ovvero quelle popolazioni pelasgiche sparse nell’Egeo e in Anatolia. Popolazioni che si consideravano eredi degli ultimi Atlantidi. Se ciò è vero, è comunque sorprendente come queste nozioni, orali e misteriche o contenute in scritti segretissimi, abbiano resistito tanto all’usura dei secoli, tanto più se consideriamo il fatto che a tramandarsele siano stati pochissimi eletti. Si sfiora qui un ordine di idee poco comprensibile ai più”.

Non deve stupire quanto ho fin qui scritto ed affermato. Come ho spiegato chiaramente nel primo volume del mio saggio Da Eleusi a Firenze: la trasmissione di una conoscenza segreta, sono state numerose le Tradizioni misteriche ed iniziatiche dell’antichità ad essere sopravvissute alle spietate persecuzioni di cui le fece oggetto il Cristianesimo quando questo s’impadronì del potere ai vertici dell’Impero Romano e a perpetuarsi, attraverso il Medio Evo e il Rinascimento, fino all’età moderna. Basti pensare alla Tradizione Eleusina Madre, alla quale chi scrive appartiene, sia per esperienza iniziatica che per trasmissione familiare, e agli altri rami della Tradizione Eleusina, soprattutto quello Orfico (che vide nella famiglia dei Medici a Firenze una delle sue principali filiazioni) e quello Samotracense. Si pensi poi alla Tradizione Isiaca, la cui sopravvivenza è anch’essa attestata, e soprattutto a quella Pitagorica, la cui sopravvivenza trova più evidenze e più riscontri di tutte le altre. Come ha sottolineato Roberto Sestito, con la stesura di Sulla Tradizione Occidentale, Reghini si adoperò per:

1 – Contrastare tutti coloro che affermavano che Roma antica non aveva mai posseduto una propria specifica tradizione iniziatica, o addirittura una propria spiritualità.
2 – Spiegare perché è probabile o perlomeno verosimile che una tradizione iniziatica pagano-romana sia giunta ininterrottamente fino ai nostri giorni.
3 – Contestare l’occidentalità del Cristianesimo.
4 – Individuare nel simbolismo agricolo il linguaggio iniziatico specificamente romano.
5 – Indicare nel mito di Giano e Saturno, che fa uso di questo simbolismo, il nucleo centrale dell’iniziazione romana.
Cinque punti decisamente ambiziosi sui quali però – vorrà perdonarmi il Fratello Arturo Reghini – ravviso almeno due fattori di potenziale debolezza e sui quali mi viene spontanea almeno una critica.

Naturalmente, in quanto Eleusino, non posso che concordare con Reghini sull’assoluta estraneità del Cristianesimo dall’alveo della più autentica Tradizione Occidentale, e, di conseguenza, sull’infondatezza di qualsiasi pretesa di una presunta Tradizione Occidentale “cristiana” o “cattolica”. Allo stesso modo, non posso che concordare con Reghini sull’assoluta evidenza della sopravvivenza, dall’antichità fino ai giorni nostri, di alcuni importanti filoni dell’antica Tradizione iniziatica, sopravvivenza della quale ho del resto piene prove. Ma è sulla definizione di tale Tradizione che mi permetto di dissentire da Reghini. Egli la identificava esclusivamente come Tradizione “pagano-romana”, esaltandone appunto la pretesa “romanità” e l’altrettanto preteso “romano” simbolismo agricolo del suo linguaggio iniziatico, contestando tutti quegli esoteristi del suo tempo e del secolo precedente, in particolar modo quelli Francesi come Ragon, Infine, a mio avviso, un altro limite della visione reghiniana, anche se solo un limite di forma più che di contenuto, è l’esaltazione della “paganità” e il ripetuto uso stesso, fino all’enfatizzazione, del termine “pagano”.

Ho messo di proposito questo termine tra virgolette perché non si tratta di un aggettivo o di un epiteto che amo o che uso volentieri. Non lo amo e non lo uso volentieri perché nasce, da parte cristiana, con l’intento meramente dispregiativo di screditare e denigrare tutto un mondo religioso ed un insieme di Tradizioni misteriche e spirituali plurimillenarie che il nuovo culto tentò, con un’intolleranza e una violenza del tutto estranee all’antico sistema di valori dell’area mediterranea, di distruggere e di estirpare. Gli Eleusini, quindi, al pari degli esponenti e degli Iniziati di altre Tradizioni misteriche, inclusi i Pitagorici, non si sono mai definiti, né mai si definiranno “pagani”. “Pagani”, semmai, furono (e sono tutt’oggi) ai nostri occhi i Cristiani, con la loro intolleranza e con la loro avversione verso i sacri valori dell’universalità e della Tradizione ellenico-romana. Ci tengo a chiudere questo mio intervento con una citazione dello stesso Reghini, tratta da Sulla Tradizione Occidentale:

“L’occultamento della sua stessa esistenza per una tradizione pagana deve essere apparso, a dir poco, opportuno. Basta pensare all’odio profondo ed inveterato della religione dominante in Occidente contro il paganesimo per rendersene conto. Anche quando si attaccano fra di loro, le varie sette cristiane si accusano di paganesimo; si direbbe che, secondo la loro mentalità, accusa più grave non sia possibile trovare. I protestanti per affermare l’eccellenza e la genuinità del loro Cristianesimo rinfacciano ai cattolici il loro paganesimo e la Chiesa Cattolica anche recentemente per condannare il movimento dell’Action Française si è basata sopra il suo preteso carattere pagano. Questa ossessione antipagana, se da una parte indica per loro stessa confessione che non è poi vero che, malgrado tutto, i Cristiani siano riusciti a fare tabula rasa del paganesimo, dimostra d’altra parte quale vitalità e quale virulenza abbiano ancora gli odii ed i rancori profondi della religione dominante contro il paganesimo; e si vorrà convenire che questo diffuso e tenace malanimo determina una condizione di fatto che non è precisamente la più propizia ed allettante per una opportuna e proficua affermazione di esistenza e manifestazione di un centro iniziatico pagano. Perciò, quando anche il silenzio fosse rimasto assoluto, potrebbe darsi che si trattasse di silenzio ermetico o pitagorico, e non risulterebbe provato trattarsi necessariamente o verosimilmente di un silenzio di tomba”.

 

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Susanna Basile
Susanna Basilehttp://www.susannabasile.it
Susanna Basile Capo Redattore Psicologa e sessuologa
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