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Museo e Parco della pomice a Lipari, Musumeci: «Dopo trent’anni, dalle parole ai fatti»

LIPARI (ME) – La Regione, acquisita l’area, darà l’incarico per realizzare il progetto del Museo, avvalendosi di competenze già consolidate e utilizzando le risorse della nuova programmazione.
«Abbiamo la ferma volontà – ha concluso Musumeci – di recuperare questo straordinario angolo dell’isola che appartiene alla storia di questa comunità, dopo trent’anni di attesa. Le procedure non saranno semplici e gli interventi appaiono complessi: dovremo lavorare sulle vie d’accesso e sulla messa in sicurezza del versante, contro il dissesto idrogeologico. Ma con la collaborazione del Comune e dei soggetti culturali presenti sul territorio riusciremo a raggiungere l’obiettivo».
Prima del vertice tecnico, il presidente della Regione ha voluto incontrare i consiglieri comunali e ascoltare gli interventi del sindaco e del presidente del Civico consesso. Fra i temi trattati, la tutela e la valorizzazione delle aree della pomice e il potenziamento dell’ospedale del luogo, sul quale Musumeci ha assicurato l’avvio delle procedure relative agli impegni assunti dall’assessore alla Salute Ruggero Razza, nel corso della sua visita al nosocomio.

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Prima di lasciare l’Isola, il governatore si è recato nella sede dell’Associazione della Guardia costiera ausiliaria e ha visitato la Chiesa di San Bartolomeo, patrono di Lipari.
SCHEDA
Lipari e la pomice
Le origini
Lipari, la maggiore dell’arcipelago delle Eolie, ha avuto una lunga storia industriale basata sull’estrazione della pietra pomice, presente in qualità purissima grazie al vulcanismo dell’isola.
La pomice è per lo più concentrata tra la località di Caporosso e quella di Porticello di Lipari, dove si erge Monte Pilato per secoli scavato per estrarne pomice il cui paesaggio oggi presenta i segni evidenti e le cicatrici della cava.
La pomice ha da sempre caratterizzato l’isola: la storia della cavazione di pomice nelle isole Eolie, e in particolare a Lipari, risale al neolitico quando le isole già esportavano ossidiana e pomice sulle più piccole sorelle e sull’isola maggiore.
La pomice di Lipari negli anni si spande in Europa senza freni, sia per la cosmesi che per l’edilizia, tanto che venne utilizzata per la costruzione della cupola emisferica della Cappella di Santa Maria del Fiore, a Firenze. La risorsa naturale estratta a Lipari era così fortemente richiesta e così conosciuta che nei secoli successivi anche scienziati internazionali si interessarono della faccenda. Nel 1880 si iniziarono a vedere le prime società che stabiliscono base sull’isola, prima per acquistare il prodotto, poi impiantando i primi mulini a Canneto, Acquacalda, e Porticello per la macinazione a diverse pezzature, infine acquistando terreni pomiciferi da singoli privati. Tra le due guerre l’attività estrattiva fu altalenante e subì un gran freno ma continuò garantendo sostegno all’isola e ai suoi abitanti. Assieme alla modernità e alle nuove macchine arrivò anche la medicina e non pochi furono i casi riconosciuti di “silicosi” in tutta Lipari. 

Negli anni Cinquanta il monopolio della Pumex
Nel 1958 nacque a Lipari la Pumex che nel giro di pochi anni riuscì a inglobare e acquistare la quasi totalità dei lotti pomiciferi e proseguì la sua attività fino alla seconda metà degli anni ′80. L’azienda chiuse nel 2007: si sa che la ditta fece richiesta di un rinnovo e di una nuova concessione mineraria che non le vennero assegnate e di seguito questioni finanziarie la portarono al fallimento e al conseguente sequestro per sanare un buco di oltre trenta milioni di euro. Nel frattempo le Eolie divennero patrimonio dell’umanità dell’Unesco, che fu il primo ente a richiedere una riconversione.
Gli ex dipendenti avrebbero dovuto entrare a far parte di un progetto di riqualificazione misto pubblico-privato che avrebbe visto la zona rianimarsi ristrutturando gli stabili in buono stato in modo da renderli fruibili, già sotto progetto della Pumex stessa e consegnato direttamente all’UNESCO.
Il piano, oltre alla cessione dei beni e il pagamento dei creditori, prevedeva anche la ripresa dell’attività produttiva attraverso la commercializzazione del prodotto in esubero e già stoccato, ma nulla è stato fatto.
Ma ad anni di distanza la zona che avrebbe dovuto essere riconvertita entro dieci anni, e posta in sicurezza ben prima, si sgretola sotto il suo stesso peso, scaricando in mare quintali di pietre e polvere di scarto ricoprendo un ecosistema marino che più volte è stato valutato per entrare a far parte di una zona marina protetta.
La situazione attuale
Ad oggi la zona è in stato di abbandono e preda di vandali. La cava abbandonata a sé stessa è a forte rischio di frana. Aggirandosi per gli stabili sono visibili i segni del tempo che ha portato al crollo di diverse parti degli stessi seppellendo sotto le macerie grandi macchine da lavoro assieme agli apparati da laboratorio, arredi e macchine escavatrici.
Far nascere un museo delle cave di pietra pomice sull’isola di Lipari per evitare che la memoria di quel patrimonio paesaggistico e culturale andasse persa. A lanciare la proposta sulle pagine di Cultura del «Corriere della Sera» è stato Gian Antonio Stella lo scorso 31 maggio. Una richiesta cui si erano poi aggregate, associazioni come Museimprese, Federculture, il Touring Club e la Commissione italiana per l’Unesco.

 

 

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