Palazzo Biscari - Catania

Si va per salotti sontuosi, per circoli nobiliari; si scende nelle cave e si salgono antiche scale; si scoprono i “basalti” veri e propri cuscini di lava, e si scende in un ipogeo sconosciuto. Il terzo weekend delle Vie dei Tesori nella Sicilia orientale (l’ultimo per Ragusa e Scicli) è veramente da non perdere. Perché mai come quest’anno il festival che apre e racconta i luoghi dell’isola, ha privilegiato siti naturali, dove cercare il respiro della terra: capita a Catania dove si entra nelle grotte (Amenano e Petralia, la novità di quest’anno), oppure si raggiungono Acitrezza con i suoi cantieri artigianali dove nascono le barche o Adrano dove si cercheranno le tracce di Siculi e arabi; e capita a Ragusa dove vi porteranno a visitare sepolture sconosciute, raggiunte su vagoni che hanno un sapore antico; o a Scicli dove al tramonto colle San Matteo diventa di fuoco e si salirà eccezionalmente sul campanile per un aperitivo con vista inedita.

In 3650 hanno scelto Catania nell’ultimo weekend, e il maltempo ha veramente creato non pochi problemi. Ma la città etnea è pronta a rifarsi, aprendo tra l’altro il suo gioiello più affascinante: Palazzo Biscari delicatissimo, sontuoso aprirà solo questa domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30 e la prossima solo pomeriggio: un’occasione da non perdere, per sentirsi principi per pochi minuti, passeggiando nella meravigliosa sala da ballo. E per chi vuole restare in tema, è aperto anche Villa Manganelli, l’unica realizzata da Ernesto Basile a Catania; e lo splendido Palazzo Scuderi Libertini con i suoi arredi perfettamente conservati e il giardino pensile. Alla Società Storica Catanese si potrà invece partecipare ad una particolare visita con “danza catartica”: Paramorfosi (sabato dalle 16 alle 20 e domenica 17 alle 11, 13, 16 e 20) di Letizia Francioni per la Compagnia EAD Ballet Concept, sarà un modo per guardarsi dentro dopo la pandemia. E trovarsi diversi: e attraverso l’espressività corporea, comprendere sugli effetti del distanziamento sociale. Una piéce di teatro-danza contemporaneo sullo sfondo di arredi d’epoca di un luogo poco noto anche agli stessi catanesi. Regia e supervisione di Letizia Francioni; movimenti coreografici di Alice Zucconi, musiche di Massimo Riccetti. I danzatori sono Fiorella Alviti, Lucrezia Malizia, Filippo Monaci, Alice Zucconi. Ma torniamo in centro: apre le porte la bottega storica dei pupari, quei Fratelli Napoli che sono un po’ la storia della città alta un metro e mezzo: tanto misura un pupo catanese. Si potrà assistere ad uno dei loro spettacoli da un punto di vista privilegiato, il dietro le quinte.

Il minuscolo mondo di AnRi per sole due domeniche (questa e la prossima, alle 11 e alle 16) permetterà di curiosare tra pittura, cartapesta e collage per vedere come nascono le opere della disegnatrice Marisa Casaburi (una delle due anime di AnRì). Un discorso a parte, tra le tantissime esperienze proposte, merita Aci Trezza dove si scoprirà il geosito dei basalti colonnari, testimonianza delle prime eruzioni etnee. Tra barche trezzote, la torre superstite del principe di Aci, la Torre dei Faraglioni e l’edicola della Madonna della Provvidenza, citata nei Malavoglia; poi nel Centro studi Acitrezza per la mostra fotografica “Salvatore Valastro” su Acitrezza antica. Si chiude con il museo della Casa del Nespolo. Tempo permettendo, sarà anche il weekend dei trekking sull’Etna, su sentieri poco conosciuti; tra i noccioleti di Linguaglossa, nelle ville eleganti e inedite arrampicate sul vulcano. Sabato alle 10, torna la passeggiata di Etna N’geniusa al Cimitero Inglese, per ricordare fra suggestioni poetiche e musicali, una pagina cruciale della storia recente della città E domenica, col Circolo Etna Sud-Ovest, si scoprirà la Valle delle Muse, ad Adrano, dove si pensa che prendesse vita uno dei più importanti riti pagani degli antichi Siculi. Sempre ad Adrano, domenica alle 16 si torna al ponte dei Saraceni, lungo le sponde del fiume Simeto, uno dei monumenti più antichi e meglio conservati, simbolo della dominazione araba sulla città. E alle 10, con Sicilia Gaia, trekking urbano porterà su fino a Trecastagni, alla scoperta di un suggestivo borgo in pietra lavica, tra lava, cinema e musica.
Acireale, un ritorno. Inserita quest’anno nel programma di Catania, non va assolutamente persa Acireale: qui aprono i due musei gioiello, quello dedicato alle uniformi (solo domenica) e l’altro sui carri del famoso Carnevale; poi San Benedetto, un trionfo dorato; la seicentesca San Biagio e SS. Salvatore l’ex lazzaretto. E solo sabato al tramonto si potrà salire fino alla terrazza del Raciti Palace, passando prima sotto coloratissimi ombrelli: per una prospettiva del tutto inedita tra lava e mare.

RAGUSA E SCICLI. Ed eccoci a Ragusa e Scicli che insieme, lo scorso fine settimana, hanno superato le 2800 presenze: un bel successo e questo weekend sarà l’ultimo in programma. Non si deve perdere l’occasione per salire sul Treno del barocco per immergersi nella campagna iblea che in autunno è morbida come una carezza, tra carrubi, ulivi, muretti a secco, e qui vi faranno scoprire un ipogeo, piccolo ma veramente importante per le nicchie scavate nella roccia. Per chi invece vuole restare in città, nel capoluogo – oltre al cantiere di restauro del Teatro della Concordia e le cave Gonfalone, le intricate latomie, 15 mila metri quadrati di cunicoli sotto la città – bisogna raggiungere Santa Maria delle Scale per scoprire gli affreschi medievali sopravvissuti al terremoto; ma non va persa anche Sant’Agata ai Cappuccini, piccina e segreta, ma nasconde una straordinaria pala d’altare e un trittico di Pietro Novelli chiamato a Ragusa dal vicerè Enriquez, conte di Modica. E dopo essersi immersi nei colori solari delle opere artigianali del Cinabro carrettieri – se sono piaciute tanto a Dolce e Gabbana, ci sarà un perché … -, perdetevi tra le affascinanti carte geografiche della collezione Zipelli, conservate al museo della Cattedrale di San Giovanni: un’immersione nel mondo fantasioso dei cartografi e dei viaggiatori che non aveva confini visibili.

A SCICLI bisogna attrezzarsi: fiato e scarpe da ginnastica per arrivare fino alla chiesa di San Matteo. Da quassù tutto sembra diverso, la chiesa protegge la cittadina barocca che al tramonto si tinge di rosa. E proprio al calar del sole vi offriranno un bicchiere di vino mentre inizierete la salita fino al campanile (solo sabato alle 18). Tra gli altri siti aperti – oltre all’elegante farmacia Cartia ormai museo di se stessa, e all’imponente presepe della famiglia Caruso, 20 metri quadrati popolati da oltre 100 personaggi di Vincenzo Velardita – raccomandiamo la prima mostra in assoluto dedicata a Bartolomeo Militello, pittore, disegnatore e decoratore vissuto tra il 1899 e il 1983: mano delicata e grande eleganza, lo si ritrova in palazzi e chiese di Scicli, Vittoria, ma anche Vizzini e Palazzolo Acreide. I suoi bozzetti, disegni e schizzi sono esposti per la prima volta al Museo del Costume e della cucina. Non dimenticate le case scavate nella roccia di Chiafura, abitate dalla povera gente fino agli anni Sessanta: di solito non si può accedere e questa è un’occasione da non perdere, come lo è anche quella di scendere i gradini della Grotta delle Cento Scale che conducono nella “pancia” del colle San Matteo, un antico passaggio che conduceva ad un polla di acqua dolce, necessaria in caso di assedio dei saraceni.

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