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“La responsabilità degli uomini, Coscienza e discernimento morale” secondo il saggio di Don Vittorio Rocca edito da Carthago

“La realtà della coscienza nell’Antico Testamento è collegata al termine “cuore” che nel linguaggio biblico indica il centro dell’uomo che sta alla radice della libertà umana, la sua interezza esistenziale posta davanti a Dio, “centro della vita spirituale: è l’interiorità dell’uomo”. Don Vittorio Rocca

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La presentazione del saggio “Dove sono gli uomini responsabili? Coscienza e discernimento morale” al Palazzo Cantarella di Aci Sant’antonio è stata illuminante: sia per la presenza dell’autore, e dei relatori il prof. Don Maurizio Aliotta presidente studio teologico S. Paolo di Catania, il dott. Enzo Coniglio diplomatico del Ministero degli Esteri, del sindaco di Aci Sant’ Antonio Santo Caruso, dell’assessore Quintino Rocca, e della casa editrice Carthago con il presidente dott. Gaspare Edgardo Liggeri, la responsabile editoriale Margherita Guglielmino, e l’amministratore Giuseppe Pennisi.


Il saggio spazia in maniera molto naturale e attenta dalla teologia, filosofia, psicologia, sociologia mantenendo un fil rouge che è dettato da un’esigenza incontrovertibile di tutto ciò che viene dato per scontato in questo campo. Spesso in un’ottica estremamente religiosa l’uomo, in senso di essere umano che comprende quindi anche la donna, non riesce ad integrare il ruolo della propria responsabilità nella vita di cristiano devoto: è inutile andare a messa ogni giorno se poi non corrisponde al nostro stile di vita, evidenzia uno squilibrio fra la nostra religiosità formale e l’impegno della giustizia.
Don Rocca infatti pensa che ci sia un modo per riconciliarsi con le altre religioni, non per trovare un’identità di dottrine e di concezioni ma nel rispetto di valori universali a cui tutti dobbiamo convergere: la responsabilità verso gli altri, la fraternità e la giustizia. Bisogna incontrarsi nella responsabilità verso il mondo che non è altro che obbedienza a Dio al suo progetto al suo sogno. Bisogna incontrarsi nella coscienza è questo vale anche per i non credenti.
Da una lettura dell’interessante introduzione e dalle note dello stesso autore ho ricostruito un valido e intrigante motivo per leggere questo libro che mi permetto di esporvi: a volte i confini e limiti delle letture eccessivamente “laiche” ci fanno perdere di vista la finalità della nostra presenza sulla Terra. Seguendo quindi io stessa un fil rouge ho estrapolato e reso in maniera diretta con delle domande l’esplicitazione dei concetti fondamentali del libro.

Secondo Nietzsche da “Umano troppo umano” citato da Don Rocca in una delle sue note all’Introduzione.
“Il contenuto della nostra coscienza è tutto ciò che negli anni dell’infanzia ci fu regolarmente richiesto senza motivo da parte di persone che veneravamo o temevamo. Dalla coscienza viene dunque suscitato quel sentimento della necessità (“questo devo farlo”, “questo no”) che non domanda “perché devo”? In tutti i casi una cosa in cui viene fatta “giacché” e “perché” l’uomo agisce senza coscienza ma non per questo contro di essa. La credenza dell’autorità è la fonte della coscienza: questa non è dunque la voce di Dio nel petto dell’uomo bensì la voce di alcuni uomini nell’uomo”.
Susanna Basile: Ma che cos’è la coscienza?
Don Vittorio Rocca: L’interpretazione oggi in primo piano e nel prossimo futuro sarà l’interpretazione neurobiologica la quale non sarebbe che uno stato mentale prodotto dall’interazione dei neuroni cosicché la coscienza verrebbe a coincidere con il cervello. Vanno infine ricordate le dinamiche di sospetto e di svuotamento della coscienza morale fondate sul prevalere di prospettive efficientistiche (che accusano la coscienza di incrinare l’organizzazione o la produttività) o su una visione ideologizzata dei risultati delle scienze o su interpretazioni fondamentalistiche.
S.B.: Qual è la meta dell’educazione morale?
V.R.: Secondo la risposta precedente che colloca la coscienza nel cervello da un punto di vista neurobiologico lo scopo finale dell’educazione morale della coscienza non può essere solo la trasmissione di contenuti o la maturazione di atteggiamenti e comportamenti ad essi conformi, ma riguarda anche la modalità di ragionamento morale di una persona.
S.B.: Dipende quindi dal contesto dell’educazione il “perfezionamento” morale?
V.R.: Nell’attuale contesto può vivere da cristiano e anche da umano solo chi abbia dentro di sé il senso dei valori avendone interiorizzato il significato e solo chi abbia in sé energie morali che lo rendono veramente capace di valutare e di scegliere.
S.B.: È vero pure che viviamo in una società complessa: quindi come si può agire in tal senso?
V.R.: La molteplicità delle situazioni umane culturali storiche tipica di una società complessa e in rapido mutamento rende superata una formazione che proponga modelli di comportamento inadeguati o che indichi gesti o in riferimenti solo esteriori le prospettive dell’esperienza cristiana e dell’agire morale. Scopo della formazione morale non è ottenere individui sottomessi e obbedienti. Il traguardo dell’educazione morale è piuttosto giungere a formare persone libere e responsabili capaci di dialogo e di reciprocità con altre persone libere e responsabili che sanno autonomamente quando bisogna obbedire e quando invece è necessario disobbedire.
S.B.: Da dove nasce l’idea del titolo?
V.R.: Nasce da una delle affermazioni del teologo luterano tedesco, Dietrich Bonhoeffer ucciso per la sua ferma opposizione al regime nazista:
“Chi resta saldo? Solo colui che non ha come criterio ultimo la propria ragione, il proprio principio, la propria coscienza, la propria libertà, la propria virtù, ma che è pronto a sacrificare tutto questo quando sia chiamato all’azione ubbidiente e responsabile nella fede e nel vincolo esclusivo a Dio: l’uomo responsabile la cui vita non vuol essere altro che una risposta alla domanda e alla chiamata di Dio. Dove sono questi uomini responsabili?”
S.B.: Da qui l’assunzione della responsabilità soggettiva?
V.R.: Se noi non cominciamo ad assumerci le nostre responsabilità, il mondo (inteso come gli altri e come natura) non ha assolutamente futuro. Per poterci convertire dobbiamo essere consapevoli che il mondo non è nostro e non è stato creato per noi. Il vero cristiano deve obbedire a Dio obbedendo al suo volere che si manifesta nel mondo, altrimenti io posso cantare mille “Alleluia” e dire “Dio ti voglio bene”, ma se tradisco il Suo progetto, la mia preghiera non solo è inutile ma è una bestemmia. Il caos che c’è sulla Terra lo abbiamo creato noi, non Dio: sono gli esseri umani che non hanno seguito il Suo progetto.
Ecco perché occorre ripartire dalla responsabilità: io sono responsabile degli altri perché la mia forma di vivere, la libertà di scegliere ciò che voglio, per esempio, anche gli acquisti al supermercato, può anche provocare la sofferenza, e addirittura la morte, di altri esseri umani. Tutto questo non è un’appendice della nostra fede, ma ne rappresenta la sostanza.
S.B.: Qual è, nel caso della responsabilità, il ruolo fondamentale della famiglia?
V.R.: La formazione della coscienza è un fondamentale impegno educativo che richiede il coinvolgimento di tutti a partire dal primario e inesauribile compito della famiglia originaria cellula educativa secondo il disegno di Dio e la struttura naturale della comunità umana.
Per questioni storiche e intergenerazionali, c’è stato un passaggio culturale da “coscienza forte” a “coscienza debole” e l’introduzione di una nuova componente fortemente articolata come “la paura” dettata da una mancanza di fiducia nella “coscienza dell’altro” che tende a ricercare nuove sicurezze oggettive.
S.B.: Quindi la formazione della coscienza come conoscenza morale quale “via” deve seguire?
V.R: La conoscenza morale non è una conoscenza puramente intellettuale ma una conoscenza esistenziale. Non basta sapere quali sono i valori per agire automaticamente in conformità ad essi; occorre “sentirli” farli diventare in altri termini i motivi decisivi delle proprie scelte. La realtà della coscienza nell’Antico Testamento è collegata al termine “cuore” che nel linguaggio biblico indica il centro dell’uomo che sta alla radice della libertà umana, la sua interezza esistenziale posta davanti a Dio, “centro della vita spirituale: è l’interiorità dell’uomo”.

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