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Grande successo I edizione del convegno “Costruttori di ponti”

Quello che sta accadendo oggi al Castello Leucatia è qualcosa che ha del miracoloso, ci annuncia Gesualdo Toscano ideatore del convegno

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Al Castello Leucatia sede della Biblioteca “Rosario Livatino” si è svolto  la I edizione del convegno  “Costruttori di ponti” organizzato dal Comune di Catania, assessorato al Decentramento, e dall’associazione “Vita Nova” di Giarre . Ideazione e presentazione di Gesualdo Toscano con la collaborazione di Marina Lombardo, presidente di “Vita Nova”,

Marina Lombardo “Vorremmo dare una nuova angolazione una diversa visione uno spaccato, obbligati ad affacciarci alle asperità anche se non possiamo costruire un ponte per intero oggi metteremo un nuovo mattone su questo ponte in formazione e sarà proprio con l’aiuto di Gesualdo Toscano:: il dominus della manifestazione che inizieremo questo lavoro”.

Gesualdo Toscano: “Un momento dopo aver posto questo mattoncino già si parlava di questo convegno! Il prossimo anno vogliamo ripeterlo? Quello che sta accadendo oggi qui in questa sede è qualcosa che ha del miracoloso, la pastora delle Chiese cristiane evangeliche battista e valdese, Silvia Rapisarda, il sociologo Felice Lotito, Baruk Triolo rappresentante di una delle comunità ebraiche catanesi, l’imam Mufid Abu Touq, Alfio Patti antropologo e Aedo dell’Etna, e Benyamin Tzedaka dell’Ab Institute of Samaritan Studies”.

Pastora, la cristiana: “Chi costruisce ponti nutre e amplia la propria umanità. Abbiamo bisogno di ponti in un mondo dove ci sono le frontiere, i blocchi, discorsi di diffidenza e di odio nazionalismo e disprezzo. Come portavoce delle chiese che rappresento sostengo la solidarietà alle associazioni non governative che costruiscono ponti. Quello che dice Gesù, anche in riferimento ai recenti di eventi in ambito degli immigrati, ‘seguitemi e faremo di voi dei pescatori di uomini’, sono dei pescatori e delle pescatrici di uomini e donne (le associazioni non governative) sono persone che salvano vite nel Mar Mediterraneo, fanno quello che gli stati, i governi dovrebbero fare e non fanno. Queste storie, anche se in maniera non esplicita, riguardano tutti, perché i diritti riguardano chi di fatto appartiene ad una comunità privilegiata e non è giusto non avere un interesse per quello che succede: le frontiere non fanno parte della comunità di Dio. Noi confessiamo Dio come creatore di un’umanità che proviene da una coppia genitoriale, volendo leggerlo come fonte simbolica della narrazione, il segno della divisione del peccato, ingiustizia, inimicizia, disuguaglianza sociale, qualsiasi tipo di atteggiamento razzista nazionalistico è una teologia idolatrica. Nella fede cristiana possiamo vedere che Dio è il primo costruttore di ponti: dio che si incarna è il primo costruttore. La metafora che costruisce un ponte tra il divino e l’umano, è un dio che emigra abbandona il suo sfarzo che occupa uno spazio dell’alterità che accoglie in Sé per far pace con un’umanità che gli era diventata nemica. Grazie per essere qui in questo dialogo ecumenico”.

Felice Lotito, il sociologo: “Dobbiamo prendere coscienza, non con i muri ma con i dialoghi ospitando gli Altri in un ponte culturale: abbiamo paura della cultura dell’altro, dell’ignoranza dell’ignoto di quello che non conosciamo. 6000 chilometri i muri innalzati negli ultimi 10 anni per difendersi dall’invasione dello straniero: il muro tra la Grecia e la Macedonia, tra e la Serbia e l’Ungheria, il prossimo dovrebbe essere tra la Bulgaria e l’Austria. L’incontro culturale e religioso di integrazione del rifugiato dovrebbe essere prima di interazione. I centri di accoglienza sono dei parcheggi: i primi soccorsi vengono dati. Dopo la cultura deve interagire sapere “da dove vieni, dove vuoi andare e la tua famiglia dove si trova”. C’è un vuoto umano che va colmato, la solitudine, tramite il mediatore culturale, gli educatori…vi faccio un esempio di come funzionano le economie degli straccioni: orfanotrofi dove i bambini di etnia diversa croati, albanesi, macedoni, cattolici, islamici, dividono i propri giocattoli fra di loro. Perché l’odio è degli adulti non dei bambini”.

Baruk Triolo, l’ebreo: “L’argomento si è allontanato da quello che era l’oggetto costruire ponti tra religioni e culture che stanno su questo luogo o a livello planetario? Basti dire che già dal ‘200 come ebrei nelle città eravamo separati in termini muri. Le accoglienze hanno a che fare con la salvaguardia di radici, dell’identità: se a 50.000.000 di abitanti aggiungiamo 100.000.000 di altri popoli rinunciamo alle nostre radici, alla nostra cultura a tutto quello che è stato è ad oggi. Questo poteva accadere nel ‘200 ma oggi se devo parlare di integrazione devo dare delle regole: ho le condizioni per accoglierlo? Che affinità ho io con una persona che viene a casa mia? Siete disposti ad aprire la vostra casa ad uno che non conoscete? 50 milioni sono disposti a rinunciare? Il popolo ebraico apre i suoi ospedali, i suoi confini; vive minoranze di fedi in parlamento… ma se il popolo deve essere cancellato questo non è possibile come concetto. Siamo stati accolti nella terra d’Egitto e in parte nella terra Israele siamo disposti a dialogare con la fede musulmana. Come la Torah sul Sinai faremo e esorteremo a dire quello che pensiamo e a fare quello che diciamo”.

Mufid Abu Touq, il musulmano: “La pace di Dio e la sua benedizione sia con voi. Il saluto della pace per togliere le differenze e costruire ponti con il vicino. Siamo una famiglia abbiamo gli stessi valori: di essere successori di Dio sulla terra. Per questo si sono meravigliati gli angeli quando hanno fatto obiezione a Dio: il primo valore è dato da Dio a questa famiglia umana. Noi siamo la discendenza di Adamo ed Eva “io vi ho creato da un maschio e da una femmina dei popoli per conoscersi no per odiarsi no per uccidersi ma per tendere la mano”. Quando qualcuno si è accorto che qualcuno attraversava l’Europa? Quando ci sono stati tanti morti, allora qualcuno si è accorto che c’erano interessi che qualcuno creava guerra per vendere armi…noi buoni siamo di più di quelli che sono cattivi. Come costruiamo ponti per esempio noi musulmani? Diciamo che possiamo sposare sia una donna cristiana e sia una donna ebrea costruire parentela con i vicini: il profeta ha sposato un ebrea e una cristiana adoratori dello stesso Dio, Abramo, Noè, Gesù, fino a Muhammad tutti i libri sacri ci uniscono, abbiamo le scritture in comune per l’80 % con l’ebreo e il cristiano: quando lui nega me, nega sé stesso; quando io nego lui, nego lui stesso. Uniamoci per una preghiera: (w ali kom) (as sa lam) (w rah ma to) (Allah) (w ba ra ka toh). Io mi sento servo e fratello ultimo e non vogliamo meriti sulla terra”.

Alfio Patti, il siciliano: “Il popolo siciliano è l’emblema della solidarietà. Si racconta che Dio passeggiava tra i santi e nel mentre si staccò dalla corona un diamante e diventò la Sicilia. Posizionata felicemente nel Mediterraneo di fronte all’Africa e all’Europa. Indipendentemente dai governi della solidarietà dei popoli io mi occupo di cultura siciliana. Abbiamo avuto 13 dominazioni che ci hanno dato delle caratteristiche particolari. Tre scatti di orgoglio: il primo con Ducezio nel 200 a.c contro i greci, il secondo nel 136 a.c. quando lo schiavo Euno si ribellò contro i romani e il terzo nel 1282 i vespri quando i siciliani si ribellarono contro gli angioini. In quel caso siamo stati aiutati dagli spagnoli che non se sono andati più. Come per i greci che fuggivano dalla loro patria per sentirsi a casa propria, altri come gli arabi che ci hanno elargito diverse scienze, tanto integrati da integrare altri popoli come i normanni che si sentirono arabi battezzati, sempre nella nostra Sicilia. Il siciliano è sempre pronto a ricevere il latitante. Il siciliano ha scritto una cultura che non è scritta”.

Benyamin Tzedaka, il samaritano: “Molti parlano di pace ma sono pochi che la fanno. Perché si uccidono tra di loro cristiani contro cristiani, musulmani contro musulmani e israeliti contro israeliti? Mi faccio questa domanda perché dirigo un comitato a Washington che agisce come samaritano per la pace. Per palestinesi e israeliani non è abbastanza parlare di pace è essenziale fare la pace. Un cardinale, un imam, un ebreo in una sinagoga chiesero al samaritano come dividere i soldi delle donazioni: tu che rappresenti la più antica religione del mondo dicci quanto mantieni per Dio e quanto mantieni per te stesso? Il samaritano prima chiese loro come essi dividevano i soldi delle donazioni: il cardinale disegnò un cerchio gettò in aria il denaro e disse “quello che resta dentro lo tengo per me quello fuori per dio”. L’imam fece lo stesso con un quadrato. Il rabbino disse: “io disegno una linea: quello che cade sinistra lo tengo per me quello che cade a destra il signore”. Dicci qual è il tuo sistema? Rispose il samaritano: come vi potete permettere di fare ciò? Io credo di dover dare tutto a lui! Getto in aria tutto il denaro verso il signore e tutto quello che torna indietro appartiene a me. I samaritani sono divisi tra Palestina e Israele sul monte Gerizim e quindi loro sono il ponte che unisce questi popoli. Ogni anno consegniamo la medaglia per la pace e quindi invitiamo arabi ed ebrei che sono costretti a familiarizzare scambiandosi battute di spirito. E poi raccogliamo fondi per i progetti pubblici e diamo la nostra assistenza e elargiamo onorificenze ai finanziatori che ci aiutano.”

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