Sicilia Report
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Catania
Sequestro attività e supermercati della catena “G.M.”, un decreto di sorveglianza speciale

L’attuale provvedimento di confisca a seguito attività investigativa condotta da un gruppo integrato di lavoro della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile

CATANIA – Continua efficacemente l’attività della Polizia di Stato finalizzata all’aggressione dei beni illecitamente acquisiti da indiziati mafiosi. Infatti, nei giorni scorsi, il Tribunale di Catania – Ufficio Misure di Prevenzione – ha disposto nei confronti dell’imprenditore GUGLIELMINO Michele, di anni 51, pluripregiudicato, orbitante nell’area di influenza della cosca “Cappello”, la confisca di due società di capitali comprendenti dodici supermercati della catena “G.M.”, un’impresa individuale comprendente un distributore di carburanti, sette immobili (terreni e fabbricati), cinque veicoli e numerosi conti correnti e rapporti finanziari intestati ai familiari, tutti riconducibili all’interessato, il valore dei quali ammonta complessivamente a circa 31 milioni di euro.

Inoltre, con il medesimo provvedimento di confisca, il Tribunale ha disposto nei confronti di GUGLIELMINO Michele l’applicazione della sorveglianza speciale di P.S. con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di anni tre. Ciò comporta per il predetto l’obbligo, a prescindere dall’emergenza epidemiologica in atto, tra l’altro, di non rincasare oltre le ore 21.00, di non uscire di casa prima delle ore 06.00 senza comprovata necessità, di fissare la propria dimora, di non associarsi abitualmente a persone che hanno subìto condanne o che siano sottoposte a misura di prevenzione o di sicurezza, di non detenere armi e di non partecipare a pubbliche riunioni.
Il provvedimento ablativo ha riguardato beni e società già oggetto di sequestro eseguito dalla Questura di Catania nel gennaio del 2018, in esecuzione di una misura di prevenzione patrimoniale disposta dallo stesso Tribunale, in accoglimento della proposta avanzata dal Questore di Catania nel settembre 2017, in stretta sinergia con la Procura della Repubblica di Catania, che ha fortemente sostenuto nelle udienze, nel corso del procedimento di prevenzione, l’impianto accusatorio.

L’attuale provvedimento di confisca rappresenta il coronamento di una brillante attività investigativa condotta da un gruppo integrato di lavoro della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile.
GUGLIELMINO Michele, inteso “Michele da Gesa”, è ritenuto soggetto con qualificata pericolosità sociale, già particolarmente attivo nel traffico degli stupefacenti, per le cui condotte ha subìto severe condanne definitive e che, in virtù della sua “vicinanza” al clan mafioso “Cappello”, desunta anche dal contesto familiare e ambientale di riferimento e dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, si è distinto nella capacità di inserirsi nel mercato della grande distribuzione di generi alimentari, reimpiegando il denaro, provento delle attività illecite, nell’acquisto di beni e nella costituzione di numerosi supermercati e attività commerciali intestate ai familiari, ma tutte riconducibili all’interessato. Molto vicino a CACISI Angelo, elemento di vertice del clan Cappello, al quale ne aveva anche favorito la latitanza, GUGLIELMINO Michele era stato arrestato nelle note operazioni di polizia denominate Ramazza (2004, Squadra Mobile di Catania, per associazione mafiosa, sebbene poi assolto), Clapton (2006, Squadra Mobile di Enna, per stupefacenti) e Night life (2007, Squadra Mobile di Catania, per stupefacenti), ed era stato già sottoposto sia alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel 2008, sia alla misura di sicurezza personale della libertà vigilata nel 2013.

I numerosi elementi raccolti nei confronti di GUGLIELMINO Michele hanno ampiamente delineato la figura di un soggetto abitualmente dedito a traffici illeciti, che hanno dato origine a provviste impiegate dal predetto per incrementare notevolmente il patrimonio personale, nel periodo in cui è stata accertata e perimetrata la sua qualificata pericolosità sociale, in modo del tutto ingiustificabile.
E’ stata infatti evidenziata anche la sproporzione tra i redditi formalmente dichiarati ed i beni immobili, mobili registrati e le società acquisite e realizzate dallo stesso, di cui aveva la disponibilità diretta e indiretta, anche attraverso l’interposizione di soggetti terzi a lui riconducibili.

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