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Il cohousing: andare a vivere con i compagni di scuola

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Incontrarli ed ascoltarli è stato un vero piacere: “abbiamo deciso di diventare anziani a modo nostro!” parlavano di cohousing (co-residenza) ovvero come un giorno costruire delle villette nella zona del modicano e andare a vivere tutti insieme nella buona e nella cattiva sorte per aiutarsi in salute e in malattia in ricchezza e povertà come un matrimonio collettivo. Loro sono la  Sezione “F” del liceo Scientifico Galileo Galilei, anni 1978-1983. sentiamo il racconto dalla viva voce di una delle compagne, Claudia Lo Presti:

“Quest’anno festeggiamo i 40 anni dal primo giorno di scuola. Ci siamo ritrovati (in fondo non c’eravamo mai persi) per una prima rimpatriata nel 2011, poi per un’altra nel Natale del 2013, abbiamo continuato a frequentarci in forma permanente con coniugi e figli (anche cognati, fratelli, genitori. Infatti, sono proprio questi ultimi i veri garanti del successo di questa classe ormai diventata Famiglia, dal momento che condividono i ricordi come se fossimo sempre stati insieme, divertendosi come e più di noi. Gli identificativi sono “compagni ordinari” e “compagni acquisiti”, dal momento che le differenze si sono assottigliate. Ci siamo lasciati con le feste dei diciotto anni e ci siamo ritrovati a festeggiare il cinquantesimo anno d’età, tutti insieme. Abbiamo un gruppo “Whatsapp” dal 2013 che funziona al ritmo battente dei 200 messaggi al giorno ed un gruppo Facebook dove sono annotati tutte le circostanze condivise e sistemati tutti gli album con le foto dei nostri momenti insieme. Nel modo di stare insieme, adesso, ci sono anche molti eventi organizzati, giunti a numerose edizioni; ad esempio: gara di pizze, tombola kitsch, abbonamento a teatro reiterato tutti gli anni! A parte le giocate, i giochi, i pranzi, le cene, i caffè, gli aperitivi, le granite, il karaoke, il poker, il burraco, i mondiali, i fine settimana, gli aiuti, il sostegno, le condivisioni. Il chiedersi “come stai? hai bisogno di qualcosa?” e l’aiuto realmente ricevuto in momenti di difficoltà e a tutte le latitudini, avendo quattro compagni “emigrati” altrove. È come avere una grande famiglia con tanti fratelli; quindi, nel momento in cui ci si riunisce, quando non viene nessuno, siamo una decina, quando siamo pochi, siamo in venti, quando siamo tutti, siamo una cinquantina! In questo contesto scolastico ricostruito, sono stati inclusi due compagni delle scuole medie che poi frequentarono altri istituti. Noi li chiamiamo “compagni immigrati”. Pur non essendo stati in classe insieme al liceo, ciò non li ha limitati nel sentirsi a proprio agio. Quando raccontiamo tutto questo, dei nostri divertimenti, della nostra voglia di stare insieme, le persone ci guardano con gli occhi sgranati, poiché si ritiene che il compagno di classe rincontrato dopo tanti anni sia un estraneo, uno davanti al quale non hai nulla, solo i ricordi alle spalle: quando hai esaurito l’argomento, non hai più niente da dirti e le rimpatriate si spengono senza lode e senza infamia e quasi senza futuro. A noi questo non è capitato! Perché? Forse, gli esperti sociologi potrebbero spiegarlo…

Noi possiamo solo dire che siamo una F-amiglia, ironizzando su tutte le parole che ci riguardano e che cominciano o contengono una “F”! Le professioni di ciascuno di noi sono variegate (molti medici, psicologi, insegnanti di scuola, professori universitari, impiegati pubblici, dirigenti, poliziotti, architetti, magistrati, progettisti e tecnici specializzati di grandi aziende, gioielliere e casalinghe); ci sono quelli che hanno avuto figli e chi no; quelli più benestanti ed i borghesi. Ma nessuno, pur non potendo dire di non avere problemi, è veramente insoddisfatto della propria vita. Ci accettiamo in prima persona e ci viene facile farci accettare. Il tempo trascorso non ha scavato nessun solco, semmai ha costruito ponti”.

Un momento di commozione e gli occhi velati poi continua Claudia: “A scuola, ci si divertiva molto: le ore trascorse in classe erano magnifiche, con la strizza o senza! C’erano quelli presi più in giro, quelli dominanti; i belli, i riservati, i mutangoli; i primi e sospirati amori, le prime simpatie. I pomeriggi passati a studiare, poi ad ascoltare i 33 e 45 giri appena comprati con i buoni ricevuti in regalo all’ultima festa di compleanno, i gruppi di ricerca di disegno, i bagni a mare ; le caliate al bowling o ai cinema un po’ così…I motorini, le Vespe, il Bravo, il Sì, il Caballero; qualche ruzzolone, un braccio rotto, magari due! C’era tutto quello che la stragrande maggioranza dei compagni di classe di qualsiasi epoca ha vissuto e vive. La differenza è che a noi piace ricordare, che per noi sono diventati aneddoti, quei ricordi, che abbiamo capito come sia importante non rinnegare ciò che siamo stati anche se in un tempo lontano. Particolari preziosi che ci fanno ricordare il contenuto emotivo infantile che sta in noi, spesso avvelenato dal bisogno di essere grandi per dimostrare di saper vivere”.

Per festeggiare il 40° si sono riuniti in un agriturismo della provincia di Siracusa per trascorrere insieme due giorni di divertimento. Essendo trascorsi cinque anni da quando si frequentano, hanno rifatto gli esami, “della Maturità Matura”, affrontando un compito composto da sette quesiti di cultura generale e tre espressioni. I compagni (compagnetti) associati sono stai i commissari di questa stravagante classe d’esame. Non è mancato il pigiama party ed il festeggiamento a sorpresa per il compleanno di un membro di questa favolosa compagnia.

I nomi dei fortunati compagni di classe…

Alì Antonella, Antignano Dario, Bonanno Alessandro, Calcaterra Patrizia, Caltabiano Alessandro, Cammarata Giusy, Cumin Gustavo, Curatolo Salvatore, Falsaperla Paolo, Finocchiaro Carlo, Francalanza Antonella, Giannazzo Daniela, Montera Conchita, Palazzo Stefano, Palma Alessandro, Pinetti Daniele, Rapisarda Ettore, Romano Ernesto, Scaglione Umberto, Scattina Luigi, Sisto Francesca, Villari Antonella, Vinci Stefano

 

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