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Teatro Massimo Palermo: “Messa” di Mozart e “Sopravvissuto Varsavia’ di Schönberg

Omer Meir Wellber sul podio, voce recitante di Moni Ovadia

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Roma, 12 set. – Due capolavori musicali per il festival ‘Sotto una nuova luce’ al Teatro Massimo di Palermo: la ‘Messa dell’Incoronazione’ di Mozart e ‘Un sopravvissuto di Varsavia’ di Schönberg per narratore maschile e orchestra. Saranno eseguiti domenica 13 settembre alle 20.30 in Sala Grande con il direttore musicale del Teatro Massimo, Omer Meir Wellber, sul podio e la voce recitante di Moni Ovadia. I solisti della ‘Messa dell’Incoronazione’ saranno il soprano Sarah Jane Brandon, il mezzosoprano Maria José Lo Monaco, il tenore Benjamin Hulett, il basso Adam Palka. Orchestra e Coro del Teatro Massimo, maestro del Coro Ciro Visco. La regia è di Marco Gandini, lighting designer Francesco Vignati, video maker Virginio Levrio.

Composta da Mozart nel 1779, a soli 23 anni, la Messa dell’Incoronazione è una grande opera prevalentemente corale, suddivisa nelle tradizionali sei parti, Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus,Benedicttis ed Agnus Dei, che presenta brani solistici rilevanti come l’assolo del soprano del Kyrie, che sarà interpretato domenica da Sarah Jane Brandon. Ancora oggi non è ben chiaro a quale ”incoronazione” faccia riferimento il titolo della Messa, probabilmente composta per celebrare la cerimonia dell’incoronazione di un’immagine venerata come miracolosa della Vergine Maria che si svolgeva ogni anno nel santuario di Maria Plain, vicino Salisburgo, o forse così chiamata perché eseguita in occasione dell’incoronazione diLeopoldo II nel 1791 o per quella di Francesco I dell’anno successivo,dopo la morte di Mozart.

A seguire l’esecuzione di ‘Un sopravvissuto di Varsavia’ di Arnold Schönberg, una breve composizione dodecafonica del 1947 per narratore,coro maschile e orchestra, che conta sulla voce narrante di Moni Ovadia, poliedrico attore cantante, musicista, di ascendenze ebraico-sefardite e cultura yiddish. ‘Un sopravvissuto di Varsavia’ nasce dall’urgenza di Schönberg di raccontare il dramma dell’olocausto che al compositore, esiliato negli Stati Uniti, era giunto principalmente attraverso il racconto dei sopravvissuti. Il testo, dello stesso Schönberg, è un racconto in prima persona di un momento nella vita del ghetto di Varsavia, con i maltrattamenti quotidiani, le decimazioni, le violenze. L’atroce racconto si conclude con l’intonazione all’unisono da parte del coro maschile di una delle preghiere più sentite della religione ebraica, ‘Shema Israel’, ‘Ascolta, Israele’. Schönberg scrisse che ‘Un sopravvissuto di Varsavia’ andava inteso come ”un avvertimento a tutti gli ebrei, per non dimenticare mai quel che ci è stato fatto, per non dimenticare che anche chi non ha commesso nulla direttamente è stato d’accordo con loro e che molti di loro considerarono necessario trattarci così. Non dobbiamo dimenticarlo mai, anche se le cose non sono andate esattamente come le descrivo. Non importa. La cosa più importante è che le ho viste nella mia immaginazione”.
(Adnkronos)

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