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Città metropolitana, buona notizia bocciatura rinvio elezione 2° livello

Dopo la decisione della commissione regionale. Attanasio: «La politica dia segno di responsabilità, abbandoni le convenienze e pensi alla collettività»

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CATANIA – «Speriamo che questa sia la volta buona per ridare un governo a un ente importante per la coesione territoriale e sociale della provincia. Il mancato rinvio delle elezioni di 2° livello per Città metropolitane e Liberi consorzi è una buona notizia, specialmente per Catania, il cui il vasto territorio ha più che mai bisogno di un ente di area vasta che, con il consiglio metropolitano, rientri in possesso delle proprie competenze e le possa esercitare al meglio per rendere servizi efficaci ed efficienti alla collettività catanese».

Lo afferma Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania, alla notizia della bocciatura in commissione regionale Affari costituzionali del ddl che intendeva posticipare la data della consultazione del 19 aprile.

«Non è più tempo di cercare pretestuosi cavilli o inutili proroghe – aggiunge – questo è il momento della responsabilità della politica verso il popolo siciliano. Cinque anni di non governo degli enti hanno generato condizioni paradossali ed economicamente disastrose: mentre nel resto d’Italia, dopo la riforma Del Rio, le Regioni a statuto ordinario hanno approvato numerose leggi con cui hanno riallocato molte funzioni amministrative precedentemente attribuite alle ex Province, in Sicilia la “sciagurata” riforma Crocetta, assieme al prelievo forzoso del governo, ha portato a impoverire al limite del dissesto gli enti, al conseguente depauperamento degli organici di preziose figure professionali e a penalizzare fortemente i servizi resi alla collettività: scuole, strade, infrastrutture e servizi sociali».

«Lo testimonia il grave stato in cui versano alcune grandi scuole della nostra provincia, di cui la Città metropolitana di Catania ha esclusiva competenza – denuncia Attanasio – e lo conferma un territorio martoriato e particolarmente vulnerabile, sia idrogeologicamente e sia per il rischio sismico come quello etneo, con inondazioni e frane. Lo testimonia la mancata programmazione triennale del piano dei lavori pubblici che produceva, oltre al lavoro per le imprese locali, importante progettualità per il miglioramento della viabilità, l’ammodernamento di edifici, la manutenzioni di torrenti, e tanto altro. Lo testimoniano le crisi della Grande distribuzione organizzata che a Catania ha colpito più di altrove, anche per la presenza massiva di ipermercati, frutto di una mancata programmazione di un unico piano commerciale provinciale. Lo testimoniano i ritardi e le difformità nell’assistenza agli alunni disabili registrate per tanti Comuni e i distretti socio-sanitari catanesi e la incapacità dell’Ente nel gestire la crescente richiesta di servizi».

«A Catania – continua – si potrà e dovrà ridare piena operatività al consiglio metropolitano per le competenze che ha non solo sui bilanci, quanto soprattutto sulla programmazione dei settori commerciale e artigianale, degli interventi di manutenzione delle opere pubbliche, sulla viabilità secondaria, sull’assistenza ai disabili dove occorre chiarezza nella fornitura di servizi e ai rapporti contrattuali (C.C.N.L. e salute e sicurezza) con le imprese aggiudicatrici dei bandi in alcuni particolari settori»

Secondo il segretario della Cisl catanese «potranno e dovranno anche essere valorizzate le professionalità interne della ex Provincia, il cui impiego andrebbe anche a beneficio dei Comuni, per progettare, ad esempio, gli interventi di tutela idrogeologica del suolo, così da utilizzare i fondi disponibili e ricollocati nella programmazione 2020 dalla Regione che altrimenti andranno nuovamente perduti».

«Sono tutti settori e competenze – conclude Attanasio – che potranno finalmente essere governate e che hanno impatto sull’occupazione, sulla produttività, e quindi sullo sviluppo complessivo del territorio e sulla qualità della vita dei catanesi. Ma ci sarà bisogno anche delle necessarie coperture finanziarie e della volontà del nuovo governo. Ecco perché la politica è chiamata a mettere di lato le convenienze di parte e pensare al bene della collettività».

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