Sicilia Report
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Bellocchio: “cinema non si è fermato nemmeno sotto le bombe, chiusura stangata inaspettata”

"L'idea dei cinema e dei teatri chiusi mi dà un dolore così forte che posso solo sperare che la privazione sia più breve possibile" dichiara il regista Marco Bellocchio

Roma, 26 ott. – “Durante la Seconda guerra mondiale il cinema non si è fermato, anche sotto le bombe le persone hanno continuato ad andare in sala. Il cinema è un bene primario e un grande simbolo, una possibilità di sogno e di speranza”. Lo dice in un’intervista a ‘Repubblica’ il regista Marco Bellocchio, uno degli autori – con Nanni Moretti, Gianni Amelio, Paolo Taviani, Giuliano Montaldo, Paolo Virzì, Francesco Bruni, Enrico Vanzina, Massimiliano Bruno – che hanno firmato una lettera aperta fatta con le associazioni(autori, distributori, esercenti festival, critici) indirizzata al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e al premier Giuseppe Conte sulla chiusura di un mese di sale cinematografiche, da concerto e teatrali.

“L’idea dei cinema e dei teatri chiusi mi dà un dolore così forte che posso solo sperare che la privazione sia più breve possibile”, dice Bellocchio, ricordando che “i dati ci raccontano che in questi mesi lesale e i teatri sono stati e sono spazi sicuri, lo dimostra la realtà: non ci sono stati focolai, non c’è stato un problema. La Mostra di Venezia, con centinaia di proiezioni, e la Festa di Roma che pure è stata accompagnata dalla crescita dell’emergenza di questi giorni, si sono svolte in sicurezza e senza alcun problema. Viene rilevata la temperatura, c’è distanziamento tra gli spettatori, la mascherina non viene mai tolta, la possibilità di tracciare gli spettatori. Mi pare che la sala sia un luogo virtuoso per intrattenere e offra un’alternativa più sicura, come si sottolinea nella lettera, rispetto a tanti altri luoghi di movida”. Per il regista de ‘I pugni in tasca’,la chiusura di cinema, teatri e sale da concerto è stata quindi “una stangata inaspettata”.
(Adnkronos)

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