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PopulEconomy e UGL: il peculiare ruolo del sindacato come cerniera sociale

L’obiettivo ambizioso e comunque perseguito dal sindacato UGL che Paolo Capone rappresenta, è che questo possa realmente fungere da cerniera sociale intervenendo sulle fratture e le mille fazioni del nostro paese. In questa funzione il sindacato ottiene il risultato di rinsaldare l’identità ed unità nazionale.

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Nel pomeriggio di ieri presso la Biblioteca civica del Monastero dei Benedettini il segretario generale dell’UGL Paolo Capone ha presentato il libro dal titolo PopulEconomy. Insieme con lui i relatori Felice Giuffrè, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico Università di Catania, Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè e come moderatore il giornalista Antonio Rapisarda.

Il pubblico, accorso numeroso fin nei suoi maggiori rappresentanti istituzionali, (ha partecipato tra gli altri il Presidente della Regione Musumeci ed il Sindaco di Catania Salvo Pugliese), non ha perso la buona occasione di incontrare l’ottimo rappresentante sindacale, sia  per conoscere gli argomenti sviluppati dal libro appena pubblicato che per ascoltare la testimonianza dell’autore su alcuni temi di stretta attualità quali, un giudizio sulla manovra fiscale appena esitata dall’attuale governo e il destino del Sud e della Sicilia in particolare rispetto ai problemi del lavoro e delle infrastrutture, veri motivi di autentico ritardo sociale e generatori di nuove povertà. L’abilità e il ruolo attivo nel territorio nazionale di Paolo Capone hanno permesso di dare all’incontro un autentico interesse e uno spessore anche tecnico di un certo rilievo.

L’analisi del territorio nazionale è infatti il punto di partenza di POPULECONOMY e questa conduce l’autore ad una disamina dell’economia italiana vista dal basso. Essa rivela agli occhi del sindacalista due primi rilevanti problemi socio-economici: il primo è il problema degli investimenti e come rendere omogenea o aggregata la relativa domanda senza il notevole divario creatosi fra Nord e Sud del paese; il secondo è come rispondere ai bisogni posti dai nuovi poveri in giacca e cravatta, ossia il ceto medio. A questo proposito l’excursus dell’autore in PopulEconomy considera il ruolo divenuto marginale del ceto medio che un tempo riusciva a sostenere il welfare in difficoltà utilizzando la leva oggi non più utilizzabile della svalutazione economica; il capovolgimento causato dall’ingresso dell’Italia nell’UE e l’asseveramento della sua politica monetaria ha prodotto il risultato che il nostro paese non potendo più svalutare la propria moneta ha finito per accedere ai dettami dell’UE e dunque  adottare la svalutazione competitiva operata sul reddito dei lavoratori. Prova ne è stata lo stesso Jobs act, esempio di competitività attuato sulla pelle dei lavoratori, premiando esclusivamente le politiche aziendali. Il vero  cambiamento di prospettiva consiste nel ridare potere d’acquisto ai lavoratori e così stimolare la domanda, aumentando potere di spesa dei lavoratori attivi. Con il rilevante contributo dei relatori intervenuti, in primis il Presidente della Regione Musumeci, Paolo Capone ha potuto spiegare il suo progetto, scaturente dal libro presentato, di rivalutazione dell’associazionismo e dei principi scaturenti dall’art. 46 della Costituzione ed ancora il ruolo attivo del sindacato nel proporre il contratto di comunità e il coinvolgimento delle fasce sociali nella contrattazione collettiva nazionale di secondo livello. L’obiettivo ambizioso e comunque perseguito dal sindacato che egli rappresenta, è che questo possa realmente fungere da cerniera sociale intervenendo sulle fratture e le mille fazioni del nostro paese. In questa funzione il sindacato ottiene il risultato di rinsaldare l’identità ed unità nazionale. Paolo Capone, con la propria esperienza durante l’incontro particolarmente apprezzato, ha così esposto principi chiari ed interessanti che si ritrovano espressi in PopulEconomy con la stessa immediatezza e facilità espositiva.

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