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Allarme su satelliti orbitali distrutti da russi, moltiplicano detriti pericolosi

Brema, 9 gen. –  – I detriti spaziali sono una crescente preoccupazione per i costruttori di satelliti e le agenzie internazionali. Ma ora spunta anche la ‘spazzatura galattica’ made in Russia, frutto di lanci voluti da Mosca per dimostrare la possibilità di distruggere qualsiasi satellite (nemico, ovviamente) in orbita. A rilanciare l’allarme è la società spaziale tedesca OHB, attiva nei satelliti geostazionari e a bassa orbita: l’ad della compagnia Marco Fuchs riconosce come quello dei detriti sia “un vero problema” e ha invocato “regole vincolanti” per garantire che i satelliti vengano ritirati dallo spazio dopo la fine del loro utilizzo e non rappresentino un pericolo per le strutture in orbita. “Le regole di base esistono già”, spiega Fuchs, vicepresidente della German Aerospace Industries Association (Bdli), ora – aggiunge “servono sanzioni e un monitoraggio” continuo. Fuchs ricorda come ci sia stato “un lancio deliberato da parte della Russia” con una scelta “disastrosa quando si inquinano intere aree dello spazio con spazzatura solo per dimostrare che si è in grado di abbattere i satelliti”.

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Il riferimento è alla recente distruzione di satellite spia fuori servizio condotta dai russi con un razzo speciale. Un caso che preoccupa, anche perché il responsabile dell’agenzia spaziale Roskosmos, Dmitri Rogozin, non ha escluso ulteriori test in linea di principio. I detriti spaziali – sottolinea Fuchs – sono un problema globale contro il quale tutte le circa 100 agenzie spaziali nazionali devono garantire il rispetto di determinate regole. I piccoli satelliti, ad esempio, potrebbero essere costruiti in modo tale da bruciare nell’atmosfera terrestre al termine della loro vita utile.

 

Gli scienziati stimano, sulla base di calcoli del modello, che ci siano già circa un milione di pezzi più grandi di un centimetro e 330 milioni di particelle più grandi di un millimetro nell’orbita terrestre. Le linee guida per evitare la proliferazione di detriti spaziali esistono da tempo, ma sono necessari trattati vincolanti e leggi spaziali nazionali, sottolinea l’astrofisico ManuelMetz del DLR, il centro di ricerca tedesco per l’aeronautica e lo spazio.
Secondo Metz, il cosiddetto ‘effetto cascata’ rappresenta un pericolo particolare: se pezzi di scarto di grandi dimensioni, alcuni di diversi metri, entrano in collisione con altri oggetti, si possono creare migliaia di detriti più piccoli. Per questo motivo, gli oggetti più grandi devono essere rimossi prima dall’orbita terrestre, se possibile. D’altronde anche se la maggior parte dei detriti sono di dimensioni ridotte, bisogna tenere presente che l’eventuale collisione avrebbe luogo a una velocità relativa elevatissima: circa 10 km al secondo, nel caso di una collisione in orbita bassa. A questa velocità, una particella di solo 1 grammo equivale a un’automobile lanciata in corsa: con un disastroso effetto facilmente immaginabile.

Secondo una recente stima della European Space Agency la crescita incontrollata dei detriti avrebbe un effetto devastante sulle attività economiche europee nello spazio, per un valore diretto di oltre 8 miliardi di euro, e avrebbe gravi ripercussioni sull’economia globale.Attualmente, gli operatori satellitari globali spendono 14 milioni di euro all’anno per manovre destinate ad evitare la collisione con questi rottami orbitanti, ma per più del 99% si tratta di falsi allarmi. Nei prossimi anni, tuttavia, la commercializzazione dello spazio è destinata a decollare con un massiccio dispiegamento di piccoli satelliti e grandi costellazioni da parte di nuovi operatori commerciali. Ciò genererà diverse centinaia di migliaia di allerte anti-collisione ogni settimana per gli operatori di megacostellazioni, molto di più rispetto ad oggi.
(Mge/Adnkronos)

 

 

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