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Wwf, il bilancio 2019 per l’ambiente e nel frattempo l’Australia brucia

Il 2019 detiene un pesante bilancio. Ricordato come l’anno degli incendi devastanti in Amazzonia, in Siberia, ma anche l’Alaska, il Canada e la Groenlandia

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Non si capisce come l’uomo faccia di tutto per distruggere il Pianeta, intaccando l’ambiente in maniera quasi definitiva, diremmo quasi una sopravvivenza senza vie d’uscita per le generazioni future. Eppure la questione è sotto i riflettori di tutti: il successo planetario dell’attivista Greta Thunberg, il trend sulla presa di coscienza dei cambiamenti climatici, le fonti rinnovabili e il consumo energetico, la mobilità sostenibile, la pericolosità infima delle microplastiche, la gestione degli allevamenti e dell’alimentazione. Insomma la seconda e la terza rivoluzione industriale sono state devastanti per l’ecosistema della Terra, che oggi soffre ciò che non aveva mai patito in migliaia di anni: la propria devastazione!

Il 2019 detiene un pesante bilancio. Ricordato come l’anno degli incendi devastanti in Amazzonia, in Siberia (Russia), ma anche l’Alaska, il Canada e la Groenlandia, ma anche in Africa in Angola e nel Congo. Il punto è che le foreste interessate sono importanti per la produzione di ossigeno e nell’azione di contrasto al “climate change”. Ad esempio la deforestazione in Amazzonia si sta avvicinando al punto di non ritorno, superato il quale la foresta pluviale si trasformerà in savana.

Per la prima volta gli allarmi degli scienziati sono stati accompagnati da una imponente mobilitazione civile, trainata dai giovani, in tutto il mondo. Sono queste le prime considerazioni del Bilancio Ambientale 2019 del WWF Italia che osserva come le resistenze istituzionali siano ancora forti, come dimostra l’esito deludente della COP 25 sui cambiamenti climatici di Madrid. Diventa però interessante come sia stato posto da recente, al centro dell’agenda politica, la necessità del Green Deal, come nuovo patto sociale per le scelte economiche ed ambientali del futuro (Fonte wwf.it).

A partire da giugno 2019, gli incendi hanno devastato 12 milioni di ettari in tutta l’Amazzonia. L’aumento delle temperature globali, il degrado degli ecosistemi forestali e la deforestazione hanno portato nel tempo alla distruzione di quasi un quinto del biosistema da cui dipendono gli equilibri climatici ed ecologici del pianeta. Il WWF quest’anno ha realizzato il report foreste “Un 2019 di fuoco” e ha anche lanciato una petizione rivolta al Governo Italiano.

Il clima nel 2019 ha portato con sè continui e intensi eventi meteorologici estremi, sia nel mondo che in Italia. La CE, nella sua Comunicazione sull’European Green Deal, ha posto l’accento sulla necessità di ripristinare i sistemi naturali, con servizi sostenibili consentendo anche di aumentare la sicurezza delle popolazioni. In Italia, a questo proposito, gli investimenti previsti nella legge di Bilancio sarebbero insufficienti, visto che il 91% dei Comuni italiani (dati ISPRA) è a rischio per il dissesto idrogeologico. Tra le notizie positive, la mobilitazione dei giovani – i Fridays For Future – e la possibilità per il nostro Paese di assumere un ruolo propulsivo nel contesto internazionale con la COP dei giovani e la pre-COP26 del 2020(cit.).

I dati parlano chiaro e sappiamo che circa 8 milioni di tonnellate di plastica si riversano ogni anno negli oceani, ben 570mila solo nel Mediterraneo, come rileva l’ultimo report WWF. L’Europa grazie all’approvazione il 21 maggio scorso dell’attesa Direttiva che vieta il consumo della plastica monouso (piatti, posate, cannucce, aste per palloncini), ha portato in Italia alla Legge di Bilancio 2020 sulla la Plastic Tax, provvedimento che, come segnalato dal WWF, non stimolerebbe un reale cambiamento nell’economia delle materie prime riciclate.

Per quanto riguarda la biodiversità, il Global Assessment dell’IPBES ha rivelato che, se non si adottano piani d’azione globali, europei e nazionali che consentano di invertire al più presto la curva in discesa, si rischia di favorire l’estinzione per circa milione di specie. La COP 15 della Convenzione sulla Diversità Biologica del prossimo anno in Cina assume un grande significato simbolico. Il WWF Italia ha ricordato nelle sue Osservazioni alla Legge di Bilancio che nel nostro Paese, tra i più ricchi di biodiversità in Europa, il 50% dei vertebrati sarebbe a rischio di estinzione e che nonostante questo non solo esistono delle lacune riguardo agli interventi necessari per attuare la Strategia Nazionale.

Tasto dolente e per il sud Italia ancor più angosciante, gli “eco crimini” sono ancora troppi, gravi e diffusi. Per i reati e illeciti ambientali il legislatore ha introdotto misure di contrasto efficaci, non vale lo stesso per le condotte criminose perpetrate nei confronti della fauna selvatica e della biodiversità. Nel 2020, anno in cui dovranno rinnovarsi gli impegni degli stati aderenti alla Convenzione sulla Biodiversità, il WWF auspica che anche l’Italia dia il suo contributo migliorando la legislazione, attuando concretamente i principi europei di “precauzione” e di “prevenzione” dei danni ambientali, incentivando i controlli territoriali e aumentando i finanziamenti pubblici per le attività di vigilanza, repressione dei crimini ambientali e per la tutela della legalità.

Australia, più di 4 milioni di ettari sono stati bruciati, e il numero pare stia aumentando. 200 incendi sono ancora in corso, ma sembra che nello stato di Victoria e nel Nuovo Galles del Sud la situazione sia migliorata grazie a un abbassamento delle temperature e a una diminuzione dei venti. Secondo le ultime stime dell’Università di Sydney, circa 480 milioni di mammiferi, uccelli, rettili e altri animali sono morti a causa dei devastanti incendi boschivi del 2019, mentre nelle Blue Mountains solo a novembre e dicembre è andato in fiamme il 50% delle riserve naturali. Negli ultimi giorni è anche aumentato il numero di persone morte a causa degli incendi: sono 24 dall’inizio dello scorso settembre, di cui 14 solo in questi primi giorni del 2020. Ora si teme che intere specie animali e vegetali, molte delle quali endemiche dell’Australia, possano andare perdute per sempre.

Fonti: wwf.it

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