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Valotta (Virgin Active): “Settore fitness abbandonato dal Governo, Draghi ci aiuti”

“Siamo molto preoccupati, il Coronoavirus si è abbattuto come un uragano anche su tutto il settore del fitness. Un settore che ha avuto, purtroppo, pochissimi ristori e poca attenzione da parte del Governo. Siamo stati abbandonati a noi stessi. C’è molto scetticismo e siamo demotivati. Mi auguro che questo scetticismo si trasformi in una sorpresa positiva e che si torni a parlare di prevenzione e corretti stili di vita perché il paese intero ne ha bisogno”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Luca Valotta, presidente e direttore generale di Virgin Active Europe. Trentasette club solo in Italia, oltre 167.000 soci e uno staff di 3.000 persone “di cui 1.100 in cassa integrazione”. Luca Valotta ci tiene subito a sottolineare che la situazione pandemica “è molto difficile” e che è giusto “pensare innanzitutto a debellare il virus”. Ma ribadisce anche che il settore del fitness, che “in un anno ha avuto un calo medio del 45 per cento del fatturato”, è stato “totalmente dimenticato”.  

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Nei giorni scorsi, il Presidente della Fit.Comm, l’Associazione Fitness Imprese Commerciali, ha mandato una lettera al neo premier Mario Draghi in cui esprime la sua “preoccupazione” e la sua “frustrazione” dei “principali operatori del fitness e dell’esercizio fisico”. L’associazione Fitness ha ribadito che il tasso di contagio nelle palestre italiane “è dello 0,01 per cento, come comunicato ufficialmente dal Dipartimento dello Sport al Cts già nell’ottobre scorso”. Fit.Comm. chiede, quindi, al Governo di aiutare il settore a “rimettere in movimento il nostro mondo” e auspica un “confronto”. 

“In questi mesi – dice Luca Valotta – abbiamo fatto delle precise richieste al Governo. Speriamo che possano essere prese in considerazione, anche in vista della definizione del recovery plan. Speriamo che il presidente del Consiglio Draghi legga la lettera e ci risponda”. La prima cosa che chiede Valotta a Draghi è “di ascoltare il settore” perché “è mancata fin dall’inizio la fase dell’ascolto”. “Bisogna creare un protocollo”, anche se ribadisce “ovviamente oggi non è attuale” perché “siamo in un momento di ripresa di contagi”. Ma “bisogna ascoltare il settore e le associazioni di categoria per potere programmare una ripartenza del settore con un protocollo che tenga conto dell’evoluzione vaccinale – avverte – Nessuno pensa di tornare alla normalità in poche settimane, perché dovremo affrontare un periodo di distanziamento sociale e di protocolli di sicurezza e lavorare per mettere insieme, tra i temi importanti, anche i corretti stili di vita, senza l’arroganza e la presunzione”.  

Ma è “fondamentale trovare una risposta a un settore che da lavorare a centinaia di migliaia di persone e che è strategico per questo paese”. “In questo momento, mentre siamo in una fase di una evoluzione della curva ovviamente parlare di riaperture diventa abbastanza difficile per noi – dice ancora Valotta – ma nel corso delle ultime settimane il settore intero si è trovato in difficoltà, nel vedere che comunque siamo tra le poche attività che non sono state prese in considerazione. Nell’ultimo Dpcm abbiamo visto che a fine marzo anche i teatri riapriranno. Siamo un po’ sorpresi che il nostro settore che si occupa di salute e prevenzione, non abbia potuto discutere per dotarsi di un protocollo che potesse progressivamente riaprire nel corso del piano vaccinale che ora entrerà nel vivo”. 

“Tutto questo non solo ci dispiace ma ci preoccupa – prosegue Valotta -Il settore è importantissimo per il paese ma non è stato preso nelle dovute considerazioni. Non è stato consultato né valutato, evidentemente hanno una percezione del nostro settore che non risponde alla realtà. Non c’è alcuna evidenza scientifica che i centri fitness siano stati luoghi di contagi. All’epoca del Governo Conte facemmo degli studi e si era evinto che i centri sportivi avevano nella stragrande dei casi tutti i protocolli di sicurezza. Non erano luoghi di contagi”. E aggiunge: “Ci auguriamo che nel momento in cui la curva, grazie anche al vaccino, venga abbattuta anche i centri fitness possano avere un protocollo di sicurezza per potere riaprire”.  

“Noi di Virgin Active, come brand, abbiamo sempre avuto una coerenza, per noi ‘prima la salute’ è un principio vero ed un valore che abbiamo nella nostra azienda- dice ancora Luca Valotta – detto ciò, i centri fitness non solo sono importanti per quanto riguarda il movimento e l’aspetto ludico e ricreativo ma sono importantissimi per la salute. Gli stili di vita negli ultimi 18 mesi sono cambiati, con lo smartworking e i nostri centri chiusi c’è l’impossibilità, o quasi, di fare sport”.  

E alla vigilia della Giornata mondiale dell’obesità, promossa dalla World Obesity Federation e che quest’anno sarà celebrata domani e non a ottobre, Luca Valotta ricorda che “se negli Usa nell’anno del Covid il 76 per cento della popolazione ha preso in media più di 8 kg, anche in Italia la situazione è molto preoccupante, secondo quanto dicono gli esperti”. Per il direttore di Virgin Active “un risultato devastante per la nostra società, che nei prossimi anni si riverserà sui costi sociali, e lo Stato dovrà spendere ancora di più i spese sanitarie”. “Il mio ottimismo dello scorso anno si è trasformato in scetticismo – dice Valotta – e soprattutto in scetticismo perché ho notato poca sensibilità sul tema dello sport. Anche in questo nuovo governo che non ha neppure un ministro dello Sport”. 

Virgin Active in questo anno di chiusura delle palestre si è organizzata anche con ‘Revolution’, un allenamento one to one per allenarsi in modo completo e personalizzato con la possibilità di scegliere liberamente orario. “Sta andando molto bene, perché ho sempre creduto che il digitale nel nostro mondo fosse arrivato in ritardo, ma con Revolution affianchiamo all’esperienza fisica anche quella digitale”.  

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