Sicilia Report
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Crisi governo, Conte lavora a ‘soccorso’: ipotesi gruppo centrista

Un gruppo centrista ispirato al Ppe. O meglio, che abbia l’imprimatur del Partito popolare europeo. Tutti gli indizi portano al partito centrista, l’Udc, che al Senato è in sodalizio con Fi: attualmente formano un gruppo unico. Ma l’Udc, racconta all’Adnkronos chi lavora in prima linea per mettere in salvo il Conte bis o dare luce al Conte ter, potrebbe nei prossimi giorni diventare ‘Ppe-Udc’, staccarsi dai forzisti e diventare così una nuova costola del governo guidato da Giuseppe Conte. E’ questa, al momento, una delle strade più battute sul fronte dei ‘responsabili’.  

Una partita che si gioca parallelamente ad altre due, quella del Maie, la componente che oggi è diventata Maie-Italia23, è quella del Psi, che vive il difficile travaglio interno del simbolo condiviso con Matteo Renzi e la sua Iv: un distacco che suonerebbe come uno schiaffo all’ex premier.  

Il punto di caduta, raccontano, potrebbe essere proprio nel partito di Lorenzo Cesa – sebbene lui stesso si sia detto fermamente contrario a dare l’appoggio a Conte, le trattative vanno avanti – con un simbolo che suggerisca già dal nome la forte ispirazione europea e che possa guardare proprio a Conte per una leadership politica. Gli innesti verrebbero anche da Iv. Oltre che da Fi, dalla pattuglia dei cosiddetti fuoriusciti, e dallo stesso Psi, che potrebbe dunque confluire nel nuovo contenitore centrista per giocare una partita più ampia.  

I numeri intanto portano a un cauto ottimismo. Sarebbero già sopra quota 160, sostiene chi lavora pancia a terra per mettere insieme i ‘costruttori’. Un’operazione che tuttavia – elemento di non poco conto – porterebbe dritti a un Conte ter.  

“Non è una mera questione di poltrone – dice chi lavora alle trattative – bisogna dare una connotazione politica alla partita ‘costruttori’, legittimarla, scrivere un nuovo patto di legislatura che guarderà anche al centro, e sì, certo, rivedere anche la squadra piuttosto che andare ad occupare le caselle rimaste vacanti”. Un passaggio che Conte avrebbe voluto evitare ma che sembrerebbe obbligato.  

Tanto che c’è chi non esclude il colpo di scena, ovvero che il premier si limiti a comunicazioni in Aula alla Camera lunedì per poi salire al Colle per dimettersi con una squadra già definita o quasi in tasca. E torni poi a Montecitorio e al Senato per chiedere la fiducia e dare via al Conte ter. Altra ipotesi sul campo è che chieda la fiducia, la ottenga e si dimetta subito dopo per dare vita a un nuovo governo. Doppia fiducia, dunque. L’unico diktat è ‘far presto’ e arriva dal Colle più alto. 

di Ileana Sciarra
 

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