Sicilia Report
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Il 60% italiani cambierebbe lavoro per mantenere smart working 

L’arrivo di settembre non segnerà solo la fine del periodo comunemente associato alle ferie. Il nono mese del 2020 avrà un significato molto più che simbolico: milioni di italiani faranno ritorno graduale in ufficio dopo mesi di lavoro da remoto, quasi esclusivo.  

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Un rientro non privo di preoccupazioni: a dirlo sono stati i partecipanti alla ricerca di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, condotta per sondare gli umori in vista della fine dello smart working forzato. Ben il 30% degli intervistati, infatti, teme il mancato rispetto delle normative vigenti in fatto di sicurezza e, più in generale, di andare incontro a un nuovo lockdown (32%). Sebbene solo il 35,9% dei professionisti abbia ricevuto chiare comunicazioni rispetto alle modalità del rientro, la quasi totalità degli intervistati (80%) si dice fiduciosa rispetto alla capacità della propria azienda di dotarsi delle necessarie misure di sicurezza. 

Del resto, gli italiani a casa stavano bene, come dimostrato dalle ragioni per le quali ricominciare da capo la vita da ufficio sembra sarà un po’ difficile: il 50% troverà pesante ritornare ad affrontare la routine pre-lockdown, tra i mezzi pubblici affollati e il traffico sulle strade, mentre il 30% soffrirà il trantran mattutino con la sveglia anticipata e il pensiero dell’abbigliamento. Passare fuori casa la maggior parte delle ore della giornata, come era norma fino allo scorso gennaio, sarà fonte di grande disagio per un lavoratore su 3 (33,3%) e dover continuamente prestare attenzione e rispettare le limitazioni e le misure vigenti renderà meno piacevole e spontaneo interagire con gli altri (19,2%). 

Nonostante questo, si evidenzia anche il grande lato positivo: poter rivedere colleghi e collaboratori. Il 79,4% dichiara di aver mantenuto o addirittura rafforzato i rapporti con il proprio team durante il lockdown. Ritrovarsi sarà infatti la nota lieta per manager e professionisti italiani: il 52,6% ha accusato infatti la mancanza della socialità nella quotidianità lavorativa e il 20,5% non vede l’ora di spegnere Zoom e tornare a confrontarsi di persona e avere occasioni di networking (9,6%). Anche se questo significherà avere a che fare talvolta con collaboratori poco simpatici (15,4%). “Ci avviciniamo a una fase davvero cruciale, dalla quale dipenderà la ripartenza del nostro Paese”, afferma Carlo Caporale, amministratore delegato di Wyser.  

“Ritengo che una comunicazione chiara e trasparente -continua Caporale- tra azienda e dipendenti sia imprescindibile in questo momento più che mai, così come delle misure di welfare per rendere meno impattante sulla psiche e sulla routine dei lavoratori questa nuova fase. Purtroppo, come risulta dalla nostra ricerca, solo un’azienda su tre ha comunicato, a oggi, quali iniziative saranno adottate a tale scopo: l’ideale sarebbe diramare ogni tipo di informazione utile entro il periodo di ferie o di chiusura. Sarà compito dei team leader lavorare sodo per trovare la quadra, con attività di team building e occasioni di convivialità e svago”.  

E il futuro dello smart working? “Quando nelle scorse settimane abbiamo detto che era in atto una vera rivoluzione lavorativa e culturale, non ci sbagliavamo – conclude Caporale – come testimoniato dalla nostra survey oltre il 70% dei lavoratori vorrebbe che continuasse a essere parte integrante della nuova vita lavorativa, anche in misura minore. Un approccio flessibile da parte delle organizzazioni è sempre più richiesto dai candidati e manager che incontriamo, per cui non stupisce che l’interruzione del lavoro da casa potrebbe essere per molti un fattore determinante nella scelta di cambiare lavoro. Sarà difficile riuscire a tornare indietro”.  

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