“I ‘no-vax’ donino i loro vaccini alle persone dei paesi poveri, alle quali il vaccino non arriverà mai”. E’ la proposta lanciata dall’immunologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. “C’è un problema che ci assilla e ci interroga ogni giorno di più nel momento in cui ci accorgiamo che, mentre in Italia (e non solo) si manifesta pubblicamente per sentirsi liberi dalla ‘dittatura’ del vaccino, nel Continente africano (solo per citarne uno) – rimarca Minelli all’Adnkronos Salute – al quale è stato destinato solo l’1,7% dei vaccini globalmente disponibili, ad oggi è stata sottoposta a vaccinazione anti-Covid solo l’1,5% della popolazione. Allora il problema si articola intorno ad una semplice domanda: quanto è grande il rischio di non vaccinare per tempo le popolazioni dei Paesi più poveri, rispetto alla possibilità di permettere al virus di continuare a circolare e a mutare pericolosamente?”  

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Minelli articola la sua proposta. “Ancor prima della massiccia esplosione del fenomeno Delta, il pericolo traspariva in tutta la sua drammatica potenzialità considerando che a poco poteva servire, in quel momento, la soddisfazione del vedere abbassarsi i numeri della pandemia in Italia, se poi la circolazione virale – osserva – in giro per il mondo rimaneva (e rimane) stabile su livelli alti. Questo vuol dire che, per il virus, sarà sempre possibile escogitare qualcosa di nuovo e pericoloso per la salute dell’uomo”.  

“E l’appello sommesso di non farsi irretire dalle notizie del calo dei contagi negli Stati occidentali se in molti Paesi ci sono ancora numeri impressionanti, allora come ora si integrava perfettamente nel programma Covax, datato aprile 2020, finalizzato a ‘garantire un accesso equo ai vaccini’ e promosso dall’Oms insieme a Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) e Gavi Alliance, l’ente di cooperazione mondiale tra soggetti pubblici e privati creato proprio per garantire l’immunizzazione per tutti”. 

“Rispetto ai nobili intenti originari e considerando che ad accaparrarsi la più gran parte delle dotazioni vaccinali disponibili avevano già provveduto i Paesi ricchi, Covax al momento è riuscita a fornire ai Sud del mondo poco meno del 4% delle dosi potenzialmente disponibili – ricorda Minelli – con ciò evidentemente decretando un sostanziale fallimento dei suoi progetti. Come dire che il Sars Cov-2, oltre a tutte le sue malefatte, è pure riuscito a rimarcare le disparità, facendoci capire che il mondo non è tutto uguale e che paradossalmente, per una sorta di karma compensatorio, la disuguaglianza si può ripercuotere proprio sui Paesi più dotati”.  

Secondo l’immunologo “l’Occidente sbaglia a pensare che sia sufficiente vaccinare i propri cittadini per uscire dalla crisi, tanto più nel momento in cui le varianti incalzano e, tra loro vicendevolmente contaminandosi (come nel caso della Delta+) soprattutto in aree del mondo non vaccino-protette, minano alla base una sicurezza che erroneamente si riteneva già acquisita”.  

“Non possiamo trascurare questi aspetti che, ancor di più nel momento in cui si anima nelle piazze la già vivace protesta degli antagonisti della vaccinazione, dovrebbe farci riflettere sul fatto che altrove, dove i vaccini anti-Covid non arrivano, ci sono ospedali nei quali non è possibile curare nemmeno le malattie più comuni – avverte – E la contraddizione balza talmente tanto agli occhi che ci sarebbe da chiedersi: a fronte della invocata ‘libertà’ di non vaccinarsi, perché non farsi autorizzare dai“no-vax ad utilizzare il vaccino che loro rifiutano, per cederlo a persone che, pur ambendo tanto a farlo, verosimilmente quel vaccino, forse, non lo riceveranno mai”.